Social Bookmarks: che cosa sono, cosa servono e quali vantaggi portano

Inauguro il nuovo anno cominciando dai socialbookmarks. Era un po’ che non ne parlavoquindi approfitto per rispolverare l’argomento,cercando di approfondirlo.

Quando si affronta in Italia il tema del social bookmarking,mi viene in mente, oltre a un mucchio di gente che sgrana gliocchi, che pochi lo conoscono e pochissimi lo usano. A brevespiegherò le possibili ragioni di questodivide, che ci vede lontani anni luce rispetto apaesi come gli USA. Ma non è necessariamente unadistanza per noi limitante, anzi.

Cominciamo col capire che cosa è un socialbookmark: in breve una condivisione di bookmarks, o‘preferiti’ come si usa dire dalle nostre parti.Si proprio i preferiti che utilizzate nel vostro browser(Internet Explorer, Firefox o altro poco importa). Ora comeavete certamente notato da qualche mese a questa parte, suMarketing Routes sono presenti, in calce ad ogni singolopost, delle gif che linkano altrettanti siti di socialbookmarking, come Delicious, Magnolia e tanti altri...

La ragione che mi ha portato ad inserirli, era ovviamente untest che volevo fare, in modo da capire nel nostro piccolo(ma non solo nel nostro) quanti utilizzassero questi servizidi condivisione di bookmark, e come la scelta si sarebbepotuta redistribuire tra i più, pur prevedendo che lamaggior parte (pur sempre numericamente irrisoria) sarebbericaduta su Del.icio.us.

Facendo un check sui vari servizi, quello che ho realizzato,è che nello stivale questi strumenti (generalizzandoai massimi) non li usa nessuno. Ovvio che degli utentiitaliani si sono sicuramente iscritti a questo o quelservizio, ma riflettendo su alcuni parametri come:

  • numero di utenti internet italiani
  • numero di blog italiani
  • numero di siti italiani

ho salde certezze che questi servizi da noi non sfonderebberonemmeno con un sonoro calcio in c*lo. Cerchiamo di capire ilperchè. Io sono il primo (o forse l’ultimo) anon usarli, ed è possibile che la ragione del miocomportamento sia condivisa o diffusa: non servono.

Qualcuno forse penserà che qualche milionata di utentinel mondo non può aver preso un abbaglio,registrandosi ad un qualcosa di inutile. Beh, oltre a esserepossibile e probabile, il numero di iscritti non è diper sè l’unico parametro con cui giudicare unsuccesso, specie di siti di questo genere, così cometanti altri parametri storicamente adottati da e nel web sonoormai ‘passati’, o quanto meno da ridimensionare.

Per la visione che io ho del web, direi che l’uso possasenz’altro essere un parametro di piùragionevole validità in alcuni casi (e i socialbookmarks sono tra questi), molto più affidabile dellasubscription. Solo che per uso, non intendo quello chequalche iscritto particolarmente attivo fa di servizi disocial bookmarking. Intendo piuttosto l’utilizzo daparte di terzi (anch’essi iscritti o meno poco importa)che si affidano alle segnalazioni di risorse internetraccolte da un iscritto.

Il fallimento vero dei social bookmarks sta proprio inquesto. In effetti questi servizi hanno come mission, nonsolo la fase storage, in cui accumuliamo bookmark subookmark, quanto piuttosto la fase di sharing, dicondivisione con altri di risorse utili. E qui entrano ingioco diversi elementi a bloccare il raggiungimento di alcuniobiettivi:

  1. fattore tempo. Il tempo è una risorsa limitata, per chiunque, ma soprattutto questo limite è avvertito da chi lavora online. Indi, non ho il tempo di scandagliare centinaia di tag, per trovare qualche sito utile.
  2. Fiducia. Il fatto che un utente possa prendere in considerazione alcune risorse segnalate da altri e ritenerle valide, presuppone che in mezzo a qualche centinaia di migliaia di iscritti, io abbia dei punti di riferimento, che per definizione, devo ritenere affidabili ed autorevoli. Bene, io non ce li ho.
  3. Local. Servizi pur popolari come Del.icio.us e simili mancano di versioni localizzate, il che lascia intuire che non siano dopo tutto pensati per una reale distribuzione globale. Ciò concorre ulteriormente a limitarne l’utilità e l’efficacia, perchè se è vero che un italiano forse non ha problemi a leggere risorse inglesi, ciò non vale per l’inverso.
  4. Selezione. Da interpretare come conseguenza necessaria del fattore tempo. Non ci sono metri di alcun tipo per giudicare o valutare a priori qualità e utilità delle risorse condivise.
  5. Valore aggiunto. Quando si lancia un qualsivoglia servizio online, è sempre necessario avere in mente quale sarà il valore aggiunto. Cosa questo servizio offrirà in più rispetto ad altri simili già esistenti, in che modo sarà diverso, migliore, innovativo. I bookmark sono nati con i browser. Servizi di social bookmarking sono presenti in rete dal 1996, seppure molti a torto ritengono che sia un qualcosa di assolutamente nuovo. Sui siti di social bookmarks non ci vado perchè mi bastano i miei preferiti, che già faccio fatica a consultare periodicamente, in quanto sono tanti e il tempo è poco. Quindi mi domando a che serva questa new generation? Che c’è i browser sono passati di moda?
  6. Nicchia. Spesso su internet sentite parlare di nicchie, ritengo quindi che già sappiate di cosa si tratta. Bene. Qual è la nicchia che questi servizi di social bookmarking vanno ad occupare? Non ci sono già le directory (Dmoz e la dir di Yahoo in primis) che servono a segnalare risorse utili? E non mi pare che la qualità o la scelta manchino. Non ci sono forse i motori di ricerca a trovare ulteriori risorse?

Per quanto siti come Digg vengano spesso associati al socialbookmarking, questo è di per sè un errore.Oltre a essere comunque servizi pieni di falle latocredibilità, pilotati e incentivati dall’altocome recenti casi hanno dimostrato, semplicemente consistononella segnalazione alla comunità di alcune notizie,che possono essere commentate e condivise, previaregistrazione. Anche qui mi domando, pur non volendo metterelimiti alla provvidenza, ma 50 e più milioni di blog,non bastano per trovare qualche info da leggere, segnalare,commentare? Qual è il valore aggiunto? Peròc’è una differenza fondamentale tra blog e digg.Nel primo caso, io autore, posso contare su alcuni fedelilettori, legati dal comune interesse verso il tema chiaveattorno a cui ruota il mio blog. Nel secondo il ruoloè totalmente decentrato. Immaginate Digg come ungrosso stomaco, che continuamente ingerisce e digeriscenotizie. A che serve? Valgono poi tutti i discorsi giàsegnalati sopra, local incluso. Una notizia in italiano, nonha possibilità di reale diffusione.

 

 



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