Wimax in Italia: offerte a prezzi più bassi dell'Adsl con diversi vantaggi. Si parte bene

L’Italia vanta record negativi sia per la bassapenetrazione della banda larga sia per l’alta quota dimercato in mano al monopolista (65%).

Molto dipende dalla povera varietà di infrastrutturequi in Italia, dov’è assente la rete via cavo edove, per motivi orografici e di architettura della rete,l’unbundling esclude le città piccole.

Una conferma a questo stato di cose arriva dalle parole dellastessa Telecom Italia: a Capri, al convegno di ottobredell’Osservatorio Between, Alessandro Talotta (il chiefregulatory officer) ha detto che in alcune grandicittà (dove l’unbundling è partitogià da anni) gli operatori alternativi hanno una quotadi mercato superiore a quella di Telecom, nella banda larga:«62% a Milano, 60% a Torino, 56% a Roma».

È evidente che il WiMax da solo non è labacchetta magica che risolve il problema della concorrenzaladdove manca l’unbundling (in metà del Paese),ma può essere un tassello di un quadro che necomprenda altri. Nell’immediato, tecnologie banda largache si affianchino all’Adsl; nel lungo periodo, ilpiano di un Next generation network (Ngn).

Già le caratteristiche delle offerte dei due operatorisono promettenti: sia nei prezzi sia nelle modalità diconnessioni si presentano come una ventata di novitàrispetto all’Adsl. A ridimensionare il ruolo del WiMax,nello scenario banda larga, c’è però ilfatto che la copertura è ancora molto limitata.

Linkem parte da Bari e Brescia ed entro fine anno conta diarrivare a Bergamo e Cremona. Le offerte sono a 7/1 Mbps, da20 euro al mese in su: canone che comprende anchel’accesso senza limiti a 600 hot spot WiFi. Nelleofferte più care (30 e 45 euro) ci sono anche serviziVoIP flat.

Simili le formule di Aria: velocità 7/0,512 Mbps,prezzi da 20, 25, 35 e 45 euro al mese. Aria parte coprendotutta la Puglia e l’Umbria; entro fine anno anche partidi Lazio, Toscana, Veneto e poi ulteriori 14 regioni nel2009, per toccare, nel 2011, 33 milioni di abitanti. In tuttii casi, si evita di pagare il canone Telecom: il WiMaxè ad oggi una delle soluzioni più potenti perfare a meno del doppino telefonico.

Più dell’unbundling, è indipendente dallarete di Telecom Italia. Ci si connette con un modem ad hoc(ethernet e WiFi), fornito dall’operatore, senzabisogno di antenne esterne (a differenza dell’Hiperlane del satellite).

Si notano due aspetti.

Primo: i canoni sono inferiori a quelli delle offerte Adsl(con o senza VoIP) prive di linea Telecom.

Secondo: a differenza dell’Adsl, il WiMax permette (conlo stesso canone) di connettersi anche in modo nomadico,ovunque ci sia copertura di rete dell’operatore. Linkemfavorisce le connessioni outdoor offrendo anche una schedaWiMax da inserire in un portatile; nel 2009 Aria inveceavrà chiavette-modem Usb.

La modalità di connessione diventa simile a quelladell’Umts/Hspa, quindi, ma a prezzi più bassi econ una differenza importante: le frequenze del WiMax sonopiù elevate e quindi non consentono vere connessionimobili (cioè da veicoli veloci).

Lo scenario si sta diversificando in fretta. Ormai la bandalarga mobile, grazie all’Hspa (7,2/2,1 Mbps) èmatura, coprendo quasi il 90% della popolazione. Le offertehanno prezzi paragonabili a quelli dell’Adsl, sebbenesiano provviste di un tetto (19 euro al mese per 5 GB con 3Italia; la sola flat totale è di Vodafone e costa 45euro al mese).

Anche queste offerte vivacizzano lo scenario, perchésono alternative agli operatori banda larga tradizionali e aisoliti modi di connettersi. Prima o poi le statisticheterranno conto anche degli utenti banda larga mobileitaliani, e il nostro Paese recupererà un po’ diposizioni nelle classifiche europee. Né bisognadimenticare il ruolo, soprattutto in chiave di superamentodel digital divide, delle offerte pre-Wimax (Hiperlan e WiFiMesh).

Tutti i casi descritti non possono però eludere unproblema: laddove manca la fibra ottica nel sottosuolo,è impossibile dare tanta banda a tanti utenti. Sipuò dare tanta banda a pochi o poca banda a tanti,perché c’è un collo di bottiglia a monte:visto che manca la fibra, il collegamento al backbonepuò essere solo con il rame o con ponti radio.È il motivo per il quale Telecom offre in quelle zonel’Adsl in versione “anti digital divide”,cioè tagliata a 640/128 Kbps e per un numero limitatodi utenti per centrale (un centinaio).

Altro problema: solo la fibra nelle case può dare oggila banda del futuro, quella da 50/100 Mbps o 1 Gbps(già disponibile in Giappone, da ottobre). Néci si può aspettare troppo dalla banda larga cheproviene dal satellite, che è strutturalmente menoprestante di quella terrestre (per via della latenza).

Certo, l’arrivo di offerte come Tooway, di Eutelsat,nei giorni scorsi fa ben sperare: per la prima volta unaconnessione satellitare bidirezionale (2/0,384 Mbps) a prezziaccettabili dal privato (36 euro al mese) e con la promessadi un upgrade a 20 Mbps nel 2010, quando sarà inorbita il primo satellite dedicato a Internet. Anche nellungo periodo, tuttavia, saranno offerte pensate solo per chinon è raggiunto da banda larga terrestre.

Di qui il bisogno di un piano che potenzil’infrastruttura in fibra, per portare la banda largaitaliana al vero salto di maturità, mentre nelfrattempo ci si può accontentare delle tecnologiealternative all’Adsl. Purtroppo le notizie sonocattive, in particolare in questa fase di crisi finanziaria:diventa più difficile per le telecom accedere alcredito necessario per potenziare la rete.

Secondo Between, serve un miliardo di euro in Italia solo percompletare l’attuale rete Adsl; 25 miliardi per portarealmeno nelle principali città la fibra ottica nellecase. E adesso, com’è emerso anche a Capri, nonci sono risorse né pubbliche né private peraffrontare questa sfida.



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