Scuola e intelligenza artificiale: i docenti la usano ma manca la formazione
I docenti usano l’intelligenza artificiale per verifiche e mappe concettuali, spesso senza formazione: opportunità, rischi e nuove sfide per la scuola.
Tra verifiche preparate prima delle lezioni, mappe concettuali e sperimentazioni, l’intelligenza artificiale entra nel lavoro dei docenti, spesso la sera o nel weekend. Ma senza formazione e supporto, opportunità e rischi restano tutti da governare.
Un’indagine AIDAPT-Sanoma su 5.000 insegnanti italiani e 77.000 conversazioni con un assistente AI per la didattica rivela un fatto già concreto: il 70% dei docenti impiega l’intelligenza artificiale nella preparazione delle lezioni. I dati, raccolti durante lo scorso anno scolastico, mostrano che gli insegnanti non stanno aspettando decreti o circolari per integrare gli strumenti digitali nel loro lavoro quotidiano.
Verifiche prima delle lezioni, non i compiti degli studenti
Contrariamente all’immagine comune di studenti che copiano grazie all’AI, i docenti la utilizzano soprattutto per creare verifiche e test, che rappresentano il 29% delle richieste. Solo al secondo posto, con il 24%, arrivano le lezioni vere e proprie. Prima di pensare a come spiegare, gli insegnanti pensano a come accertare l’apprendimento, utilizzando l’assistente per generare esercizi di ripasso o prove di verifica.
Mappe concettuali e uso esplorativo completano il quadro
Le richieste per mappe, schemi e riassunti rappresentano l’11% delle conversazioni, mentre i materiali per alunni con difficoltà di apprendimento si fermano al 7%. Il restante 29% è un utilizzo esplorativo: gli insegnanti testano le capacità del modello su temi generici prima di integrarlo stabilmente nel flusso di lavoro. L’AI entra così nelle pieghe della preparazione, alleggerendo la parte più ripetitiva e restituendo tempo da dedicare ai ragazzi in classe.
La formazione è un’iniziativa personale
Nonostante l’adozione diffusa, il 67% dei docenti ha imparato a usare l’AI da solo, mentre solo il 20% ha ricevuto una formazione istituzionale. Il dato emerge da un sondaggio nazionale che ha analizzato l’intero anno scolastico 2025-2026, evidenziando una carenza di percorsi strutturati. Il 25% degli insegnanti già utilizza l’AI in autonomia, ma senza un supporto formale che garantisca competenze critiche e uso etico degli strumenti.
Lavoro serale e nel weekend: l’orologio dell’AI scolastico
L’utilizzo segue ritmi precisi: il 47% delle richieste arriva dopo l’orario delle lezioni, con un picco alle 16 e il 10% addirittura dopo le 20. Una conversazione su cinque viene aperta nel weekend, segno che la preparazione delle lezioni non si ferma con il suono della campanella. Questo orario riflette come l’AI sia diventato uno strumento da affiancare, non da sostituire, nel lavoro quotidiano degli insegnanti.
Opportunità e rischi di un’adozione senza supporto
L’integrazione dell’AI protegge la relazione educativa, come sottolinea Francesco Alborino di AIDAPT: “Non tocca il rapporto docente-studente, lo protegge”. Tuttavia, l’assenza di formazione strutturata espone a rischi: uso acritico di contenuti generati, dipendenza da strumenti non progettati per la didattica, e disparità tra chi ha accesso a competenze digitali e chi no. Il rapporto Cambridge raccomanda di coinvolgere gli insegnanti nella governance degli strumenti e di investire in formazione continua per garantire un uso consapevole.
La sfida non è introdurre l’AI, ma accompagnarne l’uso
Il dato centrale è lo scarto tra adozione e preparazione: il 70% dei docenti usa l’AI, ma il 67% ha imparato da solo e solo il 20% ha ricevuto formazione istituzionale. I percorsi di supporto dovrebbero quindi concentrarsi sulla verifica dei contenuti generati, sull’uso etico degli strumenti e sul loro adattamento alle esigenze degli alunni. Sono aspetti cruciali per trasformare un utilizzo già diffuso in una pratica didattica consapevole.
