Il ruolo strategico dell’IA nelle aziende italiane. Andamento e previsioni future

Le aziende italiane stanno affrontando una svolta epocale: l'integrazione dell'Intelligenza Artificiale (IA) nei propri processi sta diventando una componente chiave per rimanere competitive sul mercato globale.

Il ruolo strategico dell’IA nelle aziend
Lorenzo Pascucci 

Le aziende italiane stanno affrontando una svolta epocale: l'integrazione dell'Intelligenza Artificiale (IA) nei propri processi sta diventando una componente chiave per rimanere competitive sul mercato globale. L'IA offre possibilità senza precedenti di ottimizzazione e innovazione, ma la strada verso la sua piena adozione è costellata di sfide e opportunità.

L'attuale scenario e i benefici dell'IA

Un recente rapporto dell'Osservatorio sulla Trasformazione Digitale dell'Italia, lanciato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Fondazione IBM Italia, rivela un dato impressionante: le potenzialità dell'IA potrebbero generare per l'Italia un Valore Aggiunto annuo di 312 miliardi di Euro, pari al 18,2% del PIL. Questa cifra, equivalente a 1,6 volte il valore del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), indica quanto sia cruciale per il nostro paese investire energie e risorse in questa direzione.

I limiti e le criticità da superare

Nel cammino verso l'adozione dell'IA, sorgono però numerose problematiche: questioni legate ai risultati  prodotti dall'IA, i cosiddetti algoritmi black-box, così come le problematiche relative ai pregiudizi nei dati (bias) che possono compromettere le decisioni, amplificando involontariamente disuguaglianze esistenti. Non bisogna inoltre trascurare i rischi per la privacy e gli usi impropri della tecnologia, che possono spaziare dalla creazione di fake news a vere e proprie minacce per la sicurezza digitale.

Le PMI italiane e la digitalizzazione

Le piccole e medie imprese rivestono in Italia un ruolo determinante, contribuendo al 36% del Valore Aggiunto nazionale. Tuttavia, la loro digitalizzazione risulta inferiore rispetto a quella delle controparti europee. Nell'ambito del Digital Intensity, solo il 23% delle piccole imprese italiane raggiunge livelli alti o molto alti, meno della media europea e notevolmente meno della Germania. È pertanto fondamentale colmare questo gap per incrementare la competitività nel panorama economico globale.

Strategie e esempi internazionali

Per superare queste sfide, gli esperti suggeriscono la formazione come punto di leva, accrescendo le competenze digitali e promuovendo l'alfabetizzazione tecnologica. Serve definire una politica industriale a livello di sistema-Paese e adottare un approccio multi-dimensionale, sostiene Tavazzi, puntando sull'importanza della collaborazione tra le aziende, i centri di formazione e il settore pubblico.

Guardando all'estero, il Cile e la Francia si distinguono per le loro iniziative partecipative e per l'importante investimento in ricerca e sviluppo. Anche paesi come Australia, Singapore e USA rappresentano modelli di riferimento per lo sviluppo delle competenze e la gestione dell'impatto dell'IA sul lavoro.

L'IA si presenta come uno strumento innovativo e strategico in grado di ridisegnare il tessuto produttivo delle aziende italiane. Affrontare le sfide poste dalla sua integrazione significa non solo accrescere la competitività, ma anche aprirsi a nuovi scenari di crescita e sviluppo. Ora spetta alle aziende italiane, supportate da politiche adeguate e da un impegno congiunto a più livelli, percorrere questo cammino verso la trasformazione digitale.