Cascadia, la subduzione collassa: finisce un'era geologica della Terra

La subduzione di Cascadia collassa? Dalle simulazioni moderne al terremoto del 1700, scopri cosa significa per la tettonica e il rischio sismico.

Cascadia, la subduzione collassa: finisc
Lorenzo Pascucci 
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La zona di subduzione di Cascadia, al largo del Pacifico nord-occidentale, potrebbe attraversare una trasformazione profonda. Dalle tracce del terremoto del 1700 alle simulazioni, il possibile collasso della placca apre interrogativi sulla tettonica globale e sui rischi per le comunità.

Un'analisi del 2023 condotta da ricercatori dell'Università di Victoria e della Geological Survey of Canada ha aggiornato al 17% la probabilità che un terremoto di magnitudo superiore a 8.0 colpisca la zona di subduzione di Cascadia entro i prossimi cento anni. Lo studio, basato su simulazioni di aftershock e dati sismici storici, mostra che la cosiddetta «fine di un'era geologica» non sarebbe un evento catastrofico istantaneo, ma un processo graduale di oltre cento anni durante il quale l'interfaccia di subduzione perderebbe progressivamente la capacità di generare megaterremoti.

Dove si trova la zona di Cascadia e perché è unica

La zona di subduzione di Cascadia si estende per circa 1.100 chilometri lungo il margine occidentale della placca nordamericana, da Vancouver Island nella Columbia Britannica fino alla California settentrionale. Qui la placca oceanica Juan de Fuca scivola sotto la più spessa placca continentale nordamericana al ritmo di 40 millimetri all'anno. Si tratta di una zona relativamente giovane, con meno di dieci milioni di anni di attività, classificata come «calda» perché il materiale subdotto non ha ancora raggiunto le profondità in cui normalmente si generano grandi terremoti.

Dal terremoto del 1700 alle simulazioni moderne

L'ultimo grande evento sull'interfaccia di Cascadia risale al 26 gennaio 1700, un terremoto stimato di magnitudo 9.0 che generò uno tsunami documentato dalle cronache giapponesi. La scoperta di questo evento, avvenuta grazie alla datazione al radiocarbonio dei sedimenti costieri, ha rivoluzionato la comprensione del rischio sismico nella regione. Il nuovo studio di Seemann e colleghi ha utilizzato questa base storica per creare due scenari di aftershock, mostrando che dopo un futuro megaterremoto, le scosse secondarie potrebbero continuare per mesi o anni, con alcune che superano magnitudo 7.0 e si estendono ben oltre la zona di rottura iniziale.

Cosa significa «collasso» per la tettonica globale

Il termine «collasso» utilizzato nel titolo non descrive una rottura improvvisa, ma un deterioramento meccanico progressivo. La ricerca indica che l'interfaccia potrebbe frammentarsi in segmenti più piccoli e meno energetici, riducendo la capacità di generare terremoti di magnitudo superiore a 8.0. Questo processo segna la fine di un'era geologica caratterizzata da megaterremoti periodici e l'inizio di una fase con attività sismica più frequente ma di intensità minore. La transizione potrebbe influenzare anche l'attività vulcanica lungo la catena delle Cascade, poiché la quantità di acqua rilasciata dalla placca in subduzione diminuirebbe gradualmente.

Implicazioni per il rischio sismico e le comunità

Le simulazioni indicano che le scosse di assestamento potrebbero proseguire per mesi o anni e interessare comunità tra Vancouver e San Francisco. La pianificazione delle emergenze dovrebbe quindi considerare anche il periodo successivo al terremoto principale, includendo verifiche degli edifici e la possibilità di nuove scosse capaci di causare danni.

Lo studio stima al 17% la probabilità di un terremoto di magnitudo superiore a 8.0 nella zona di Cascadia entro cento anni. Questa stima non elimina il rischio: evidenzia l’importanza di prepararsi sia a un possibile megaterremoto sia a un’attività sismica prolungata.