Data center a Milano, i consumi di energia pari a una città intera
I data center a Milano consumano energia come un’intera città: boom delle connessioni, consumo di suolo e sfide per le infrastrutture elettriche.
A Milano i data center consumano energia quanto un’intera città, mentre le richieste di connessione aumentano. Tra nuovo suolo occupato, reti elettriche sotto pressione e transizione digitale, la Lombardia affronta una sfida cruciale.
Le nuove generazioni di data center consumano energia come una città di medie dimensioni, avverte Cristina Mattioli, ricercatrice del Politecnico di Milano specializzata in urbanistica. L'affermazione, basata sull'analisi dei consumi degli impianti più recenti, apre una prospettiva inedita sul boom delle strutture tecnologiche nell'hinterland milanese, dove 296 richieste di allaccio alla rete elettrica rappresentano una potenza complessiva di 47.263,39 megawatt, quasi equivalente al fabbisogno energetico di un'intera provincia.
Consumi energetici paragonabili a una città
La ricerca di Mattioli quantifica il consumo degli impianti di ultima generazione in termini di carico elettrico urbano. Ogni data center moderno richiede energia sufficiente a sostenere le necessità quotidiane di migliaia di abitanti, tra:
- illuminazione
- riscaldamento
- e attività commerciali.
Il boom delle richieste di connessione
Secondo l'ultimo rapporto Uil Lombardia, il numero di istanze di connessione alla rete per data center ha raggiunto quota 296 istanze di connessione, con 214 soluzioni tecniche minime generali già accettate. Questi numeri non rappresentano impianti operativi, ma delineano una pressione potenziale senza precedenti sulle infrastrutture energetiche regionali. La situazione rischia di saturare le reti elettriche esistenti, facendo lievitare i costi energetici a danno delle fabbriche e dei lavoratori. Il segretario della Uil Lombardia, Vittorio Sarti, sottolinea che senza una governance pubblica preventiva delle infrastrutture elettriche, si rischia un blackout industriale che metterebbe in ginocchio il sistema produttivo regionale.
Consumo di suolo e trasformazione territoriale
Oltre all'energia, i data center modificano profondamente il territorio milanese. Gli impianti occupano ampie aree permeabili per i server e i sistemi di raffreddamento, ma richiedono anche la creazione di nuovi cavidotti e sottostazioni elettriche che estendono ulteriormente l'impronta fisica. La ricercatrice del Politecnico evidenzia come il consumo di suolo non si limiti alle strutture principali, ma includa le infrastrutture di supporto necessarie per garantire il funzionamento continuo degli impianti. Questo doppio impatto - energetico e territoriale - sta generando crescenti opposizioni da parte dei comitati locali, preoccupati anche per l'inquinamento acustico e le emissioni dei generatori diesel utilizzati per le operazioni di emergenza.
Infrastrutture elettriche: una corsa contro il tempo
Per far fronte alla domanda energetica in rapida crescita, sono necessari interventi urgenti sulla rete elettrica regionale. I progetti in corso prevedono l'ampliamento delle sottostazioni esistenti e la costruzione di nuovi cavidotti che attraverseranno il territorio milanese. Terna e i gestori di rete devono coordinare questi interventi con le esigenze industriali esistenti, evitando di sovraccaricare le linee già utilizzate dalle aziende manifatturiere. La creazione di un tavolo di confronto permanente, come richiesto da Antonio Albrizio, segretario generale della Uil Lombardia, potrebbe garantire che lo sviluppo delle infrastrutture sia accompagnato da investimenti mirati e da una valutazione attenta dell'impatto occupazionale e ambientale.
Lombardia tra dipendenza energetica e transizione digitale
La Lombardia produce 53.014,9 GWh di energia netta, ma il fabbisogno regionale richiede un saldo positivo di 16.770,4 GWh provenienti da altre regioni e dall'estero. In questo contesto di dipendenza energetica, l'aumento esponenziale dei data center rischia di aggravare ulteriormente la situazione. La transizione digitale, pur rappresentando un'opportunità di sviluppo, deve essere integrata in una strategia energetica sostenibile che consideri i limiti delle infrastrutture esistenti e la necessità di mantenere competitività industriale. Senza una pianificazione attenta, il rischio è che i benefici economici dei nuovi impianti tecnologici siano superati dai costi derivanti da un sistema energetico sovraccarico e instabile.
