Perché Asml non fornisce chip e semiconduttori all'Europa nel 2026

Perché ASML non fornisce chip all’Europa nel 2026? Scopri il paradosso delle macchine senza domanda, la dipendenza tecnologica e le soluzioni.

Perché Asml non fornisce chip e semicond
Marcello Tansini 
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L’Europa ospita Asml, leader nelle macchine per produrre chip, ma non riesce a trasformare questa eccellenza in una filiera autonoma. Tra poche fabbriche, dipendenza tecnologica e investimenti necessari, ecco il paradosso da superare.

Nel primo semestre del 2026 l'Europa ha rappresentato lo 0% dei ricavi di ASML, l'azienda olandese che produce le macchine più avanzate per la fabbricazione di chip. Il dato, riportato nei risultati finanziari dell'azienda, segna un netto calo rispetto all'1% del 2025, al 5% del 2024 e al 4% del 2023, confermando quanto dichiarato dal vicepresidente Frank Heemskerk: «Non stiamo vendendo assolutamente nulla in Europa».

Il paradosso tecnologico europeo: macchine senza domanda

ASML non fabbrica chip, ma le macchine litografiche EUV che li stampano. Queste apparecchiature, che costano circa 350 milioni di euro per il modello più avanzato, sono indispensabili per produrre i semiconduttori più sofisticati, quelli che alimentano l'intelligenza artificiale e gli smartphone di fascia alta. L'Europa possiede la catena di fornitura che rende possibili queste macchine:

  • le ottiche della tedesca Zeiss,
  • i laser della Trumpf
  • e una rete di subfornitori olandesi, belgi e tedeschi di componenti di precisione.
Si tratta di tecnologie che quasi nessun altro sa produrre, eppure nessuno le acquista nel continente.

Il motivo è semplice: in Europa mancano le fabbriche di frontiera che utilizzano le macchine EUV. Solo lo stabilimento Intel di Leixlip, in Irlanda, produce chip in volumi con questa tecnologia dal 2023. Tutti gli altri impianti europei in costruzione, come la fabbrica Intel di Magdeburgo (cancellata nel luglio 2025) e il sito ESMC di Dresda guidato da TSMC, utilizzano macchine DUV, una tecnologia matura che richiede apparecchiature spesso ricondizionate e acquistate in piccole quantità. Senza una domanda industriale avanzata, le macchine EUV non hanno motivo di essere consegnate.

Dalla mancanza di fabbriche alla dipendenza tecnologica

La conseguenza di questo vuoto produttivo è duplice. Da un lato, l'Europa continua a importare i chip avanzati che progetta e vende, lasciando i profitti più alti – quelli di chi fabbrica i processori per l'intelligenza artificiale – fuori dal continente. Dall'altro, la situazione evidenzia il fallimento degli obiettivi iniziali del primo Chips Act, che nel 2023 prometteva di raddoppiare la quota europea della produzione mondiale di chip dal 10% al 20% entro il 2030. La Corte dei conti europea ha già giudicato irrealistico questo obiettivo, prevedendo per il 2030 una quota europea della catena del valore globale di appena l'11,7%.

La Commissione europea ha risposto con il Chips Act 2.0, proposto a giugno, che abbandona l'idea di scegliere i vincitori per concentrarsi sull'eliminare gli ostacoli agli investimenti. Il nuovo testo introduce:

  • un tetto di dodici mesi per le autorizzazioni degli impianti avanzati,
  • strumenti per accelerare la domanda di nuovi prodotti
  • e un marchio di eccellenza per le regioni già specializzate nei semiconduttori.
Tuttavia, rimangono due problemi strutturali: i costi energetici, che rendono la produzione europea dal 15% al 30% più cara rispetto all'Asia, e la necessità di creare una domanda interna sufficiente a giustificare l'acquisto delle macchine EUV.

Cosa serve davvero per cambiare rotta

Secondo ASML, oltre agli incentivi per costruire fabbriche, l'Europa deve agire sul lato della domanda, convincendo le aziende a comprare chip prodotti localmente invece di importarli. La Commissione sta discutendo con Ursula von der Leyen per collegare più strettamente i produttori di semiconduttori con i grandi utilizzatori finali, come le aziende di intelligenza artificiale e i data center. Senza una domanda reale, anche le macchine più avanzate rimarranno in magazzino.

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