Data center sostenibile in Italia sorge sull'ex fornace di Vicobellignano
Scopri il data center sostenibile di Vicobellignano: il progetto sull’ex fornace, alimentato da energia rinnovabile, porta nuove ricadute locali.
Sull’area dell’ex fornace di Vicobellignano nasce un data center sostenibile, alimentato da energia rinnovabile e capace di generare nuove opportunità per il territorio.
Il Comune di Casalmaggiore ha adottato il piano attuativo per trasformare l’ex fornace Sereni di Vicobellignano in un data center di piccole dimensioni. L’area, lungo la strada statale Asolana, è inutilizzata da oltre dieci anni. Ora entra in un percorso di rigenerazione urbana che punta a riusare un sito industriale già urbanizzato, affiancando infrastrutture digitali e produzione di energia rinnovabile.
Il progetto nell’area ex fornace
A promuovere l’intervento è CS Casalmaggiore, operatore italiano con sede legale a Bolzano e sede operativa a Brescia. Prima dell’adozione in Giunta, il piano è passato dalle commissioni edilizia, paesaggio e urbanistica. L’operazione rientra nel recupero dei brownfield, cioè delle aree industriali dismesse, e viene indicata come coerente con la Legge regionale 11 del 3 giugno 2026 sui data center.
Il nuovo edificio occuperà meno di 3 ettari, all’interno di un comparto che si estende per circa 23 ettari. Una scelta che evita di aprire un ulteriore fronte edificatorio: l’attività produttiva troverà posto in una zona che dispone già di urbanizzazione e infrastrutture.
Il concept architettonico è di MCA – Mario Cucinella Architects. Lo sviluppo del progetto è invece affidato a Lombardini22, gruppo italiano specializzato nei servizi di architettura e ingegneria.
Sui principali parametri tecnici, però, le informazioni disponibili restano incomplete. Non sono indicati la capacità IT, la potenza complessiva della struttura, l’investimento economico o i tempi previsti per il cantiere e l’avvio operativo. Mancano anche un obiettivo di PUE, l’indicatore utilizzato per misurare l’efficienza energetica di un data center, e indicazioni su eventuali sistemi di riuso del calore. Saranno dati necessari per valutare in modo puntuale le prestazioni ambientali dell’impianto.
Energia rinnovabile e ricadute locali
Il progetto combina il recupero di un’area industriale dismessa con un impianto fotovoltaico da circa 7 megawatt nel 2026, un sistema di raffreddamento senza consumo d’acqua e una stima di 30 posti di lavoro diretti nel 2026. Sono inoltre previsti spazi per formazione e divulgazione sulla cultura digitale.
Per valutare concretamente la sostenibilità dell’intervento serviranno però dati tecnici e autorizzativi più dettagliati:
- potenza complessiva e capacità IT;
- obiettivo di PUE e gestione dei carichi energetici;
- investimento, tempi di costruzione e avvio operativo;
- destinazione del calore prodotto ed eventuali sistemi di riuso;
- quantificazione dell’occupazione di cantiere e dell’indotto.
Questi elementi permetteranno di verificare se il recupero del brownfield e l’autoproduzione energetica produrranno benefici ambientali e occupazionali replicabili in altre aree industriali dismesse.
