Da Bollate a Paderno Dugnano, i data center cambiano volto alla provincia: i comuni cercano di correre ai ripari
Data center in crescita tra Bollate e Paderno Dugnano: impatti su energia, ambiente e territorio, soluzioni sostenibili e sfide per i comuni.
Tra Bollate e Paderno Dugnano, i data center stanno trasformando il territorio tra sviluppo tecnologico, impatti ambientali, esigenze urbane e nuovi equilibri tra sostenibilità e crescita digitale nella provincia milanese.
Nell’arco degli ultimi anni, il territorio compreso fra Bollate, Paderno Dugnano, Cesate e Rho ha vissuto un’espansione significativa dei data center, veri e propri poli infrastrutturali dell’odierna economia dei dati. Nei distretti confinanti con Milano si moltiplicano nuove costruzioni concepite per rispondere all’esponenziale crescita della domanda digitale, guidata anche dall’avvento dell’intelligenza artificiale e dal bisogno di elaborare grandi quantità di informazioni in tempi sempre più rapidi. Questa nuova geografia si riflette su diversi piani, generando ricadute su ambiente, consumi di energia e assetto urbanistico dei territori coinvolti.
I comuni dell’area nord-ovest milanese si trovano così nel mezzo di una trasformazione senza precedenti. Alle prospettive di crescita economica e riqualificazione urbana si affiancano forti interrogativi circa la sostenibilità di tali sviluppi, in relazione al consumo di risorse e alla pressione sulla rete elettrica. Molte amministrazioni locali si stanno interrogando su come governare questa ondata di investimenti, bilanciando innovazione, attrattività territoriale e obblighi di tutela ambientale. In questo scenario, la Lombardia diventa un vero e proprio laboratorio nazionale, dove si sperimentano nuove regole e modelli di gestione per evitare che la rincorsa all’infrastruttura digitale abbia come prezzo un impatto insostenibile sul territorio.
Data center come infrastrutture strategiche: il quadro italiano e lombardo
Il governo italiano, con il recente riconoscimento dei data center come "infrastrutture strategiche", ha dato una spinta ulteriore allo sviluppo del settore, in particolare in Lombardia e Piemonte. Questa scelta mira ad accelerare le autorizzazioni e attrarre capitali internazionali, con l’obiettivo di rafforzare la competitività digitale nazionale. Oggi, i data center hanno assunto un’importanza paragonabile a reti portuali o ferroviarie, diventando il cuore pulsante di piattaforme cloud, servizi AI e sistemi di gestione dati a livello pubblico e privato.
L’effetto immediato di tale strategia si è tradotto in:
- Procedure semplificate per l’insediamento di nuovi impianti;
- Nomina di commissari straordinari con potere di deroga rispetto alle normative locali;
- Priorità agli investimenti nelle aree individuate come di "interesse nazionale".
La Lombardia, grazie anche al primato nell’adozione di leggi regionali speciali, si distingue dal panorama italiano per efficacia e velocità nei processi autorizzativi. L’entrata in vigore della Legge Regionale 11/2026 ha fissato criteri stringenti per favorire il riutilizzo di aree dismesse, promuovere energia rinnovabile e incentivare il recupero del calore. Tuttavia, la crescente pressione esercitata dalle multinazionali estere, che controllano la maggior quota del mercato, alimenta il dibattito su sovranità digitale, sicurezza e ricadute socio-economiche locali.
Lombardia hub nazionale: numeri, investimenti e il ruolo dell’area milanese
L’ascesa della Lombardia a hub nazionale dei data center è sostenuta da numeri di rilievo e da una concentrazione di capitali difficilmente riscontrabile in altre regioni italiane. Secondo gli Osservatori Digital del Politecnico di Milano:
- Nel 2024, su un totale di 168 data center italiani, 67 sono in Lombardia e quasi 50 nell’area metropolitana milanese.
- Circa il 62% della potenza energetica installata in Italia si trova tra Milano e hinterland, pari a circa 238 MW IT nel solo capoluogo lombardo.
- L’intero settore catalizzerà circa 11 miliardi di euro di investimenti in Lombardia tra il 2025 e il 2030, a fronte dei 22 miliardi previsti sull’intero territorio nazionale.
Tale concentrazione risponde a logiche infrastrutturali e di mercato: la vicinanza ai cavi sottomarini internazionali, la presenza di una fitta rete di collegamenti e la capacità di attrarre grandi operatori cloud (americani e internazionali in primis) hanno reso Milano una delle aree più ambite, tanto che gli analisti propongono di aggiungere la "M" dell’area milanese all’acronimo FLAPD (Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino). Gli impianti di maggiore potenza, sopra i 10 MW, si concentrano proprio nel quadrante nord-ovest del capoluogo e sono particolarmente appetibili per la nuova generazione di servizi legati all’AI.
Non mancano, però, le ombre: la domanda in costante crescita di energia, insieme al costo più elevato dell’elettricità rispetto ad altre piazze europee, rischia di rappresentare un limite all’attrattività futura del territorio, accanto ai possibili squilibri ambientali e urbanistici.
La logica della concentrazione dei data center alle porte di Milano
La distribuzione fortemente polarizzata delle infrastrutture digitali nei pressi di Milano si spiega con una serie di fattori legati alla disponibilità di reti di trasporto dati, accesso facilitato all’energia elettrica ad alta tensione e presenza di vaste zone industriali dismesse, particolarmente idonee all’insediamento di edifici ad alta potenza computazionale.
La logica della concentrazione risponde così sia ad esigenze tecnologiche che economiche:
- Minimizzazione della latenza per servizi a bassa risposta;
- Rafforzamento del ruolo di snodo per il traffico dati nazionale e internazionale;
- Valorizzazione di aree produttive sottoutilizzate o degradate.
Ma questa corsa ha un prezzo: si rischia di replicare gli errori delle grandi capitali europee (come Dublino e Amsterdam), dove la saturazione delle reti e i limiti urbanistici hanno imposto forti restrizioni a nuove aperture. In aggiunta, la calda domanda di spazi idonei e potenza installata genera una pressione costante sulle amministrazioni locali che, spesso, si trovano a gestire un fenomeno più grande delle loro capacità regolatorie.
Negli ultimi mesi si è quindi aperta la discussione sulla necessità di una distribuzione più capillare delle infrastrutture, per prevenire i colli di bottiglia e i rischi di blackout che già si sono verificati in altre metropoli europee, oltre a offrire nuove occasioni di sviluppo anche fuori dalle aree tradizionalmente industriali.
Impatto dei data center su energia, acqua e territorio
L’espansione delle strutture di elaborazione dati comporta ripercussioni rilevanti sull’ambiente, soprattutto in termini di assorbimento energetico, consumo di acqua e trasformazione del paesaggio. Secondo uno studio di A2A, il fabbisogno elettrico dei data center italiani potrebbe quadruplicare entro il 2035, arrivando a rappresentare fino al 12% della domanda nazionale di energia. Lo scenario assume contorni ancora più preoccupanti se si considera che solo cinque nuovi impianti in costruzione alla periferia milanese potrebbero richiedere risorse d’acqua paragonabili al consumo di una città come Bologna.
Gli impatti più rilevanti possono essere sintetizzati come segue:
- Incremento della domanda di energia elettrica, con rischi per la tenuta della rete nelle giornate di massimo carico estivo;
- Prelievo idrico per il raffreddamento dei server, che obbliga a ricercare tecnologie a basso impatto o il divieto di utilizzare acqua potabile;
- Consumo e impermeabilizzazione di suolo, con la conversione di vaste superfici da agricolo o naturale a industriale, e possibili effetti sulle microclimatiche locali;
- Produzione di rifiuti elettronici (RAEE) che crescono esponenzialmente con il continuo aggiornamento delle apparecchiature interne.
Non va trascurata poi la questione della integrazione paesaggistica: mentre alcune strutture tentano di mitigare l’impatto visivo e acustico, molte altre risultano ancora percepite come insediamenti alieni rispetto al tessuto sociale e ambientale locale.
Consumi energetici e rischi per la rete elettrica: preoccupazioni dei comuni
L’afflusso di data center nei pressi delle aree urbane, soprattutto tra Bollate e Paderno Dugnano, ha sollevato numerose preoccupazioni nelle amministrazioni locali e tra la cittadinanza, legate principalmente alla sostenibilità dei consumi e ai rischi di instabilità per la rete elettrica. Con una richiesta di energia destinata ad aumentare rapidamente — specie per strutture a elevata densità computazionale — il sistema elettrico lombardo appare già oggi sotto pressione, tra picchi di domanda estiva e rischi crescenti di blackout.
Vengono evidenziati vari elementi di criticità:
- La rete elettrica, già sollecitata dalle ondate di calore, rischia di collassare qualora il numero di grandi insediamenti digitali dovesse aumentare senza misure di compensazione;
- I tempi di connessione alle linee ad alta tensione e le competenze tecniche richieste per gestire i nuovi flussi rappresentano un ostacolo per molti comuni;
- Gli operatori locali temono che la presenza massiccia di infrastrutture digitali riduca la resilienza dei sistemi e limiti la possibilità di espandere altre attività produttive.
Da più parti si richiama l’urgenza di pianificare, in collaborazione tra enti pubblici e gestori di rete, strategie di contenimento dei consumi e di progressivo adeguamento delle infrastrutture esistenti, anche puntando sull’autoproduzione e sulle comunità energetiche locali.
Il nuovo scenario normativo: dalla legge regionale lombarda alle strategie nazionali
Il recente panorama normativo lombardo si distingue per l’adozione di una legge regionale pionieristica (LR 11/2026) che fissa nuovi standard per la costruzione e la gestione dei data center, con effetti destinati a fare scuola anche in altre regioni italiane. Il provvedimento stabilisce precise priorità:
- Sconti e procedure preferenziali per chi riusa aree industriali dismesse o degradate;
- Maggiorazioni degli oneri fino al 200% per impianti su suolo agricolo, verde o all’interno di parchi regionali;
- Obbligo di copertura della domanda energetica con fonti rinnovabili e divieto d’uso di acqua potabile per il raffreddamento.
A livello nazionale, il DL 21/2026 prevede il rafforzamento di una strategia centralizzata, con la nomina di commissari straordinari incaricati di accelerare i tempi autorizzativi e coordinarne le procedure. In assenza di una normativa unificata, la Lombardia si propone come modello, spingendo gli enti locali verso una governance più assertiva e offrendo maggiori certezze agli investitori.
Processo autorizzativo e strumenti urbanistici per le nuove strutture
L’iter autorizzativo per la realizzazione di un data center in Lombardia si articola su diversi livelli di competenza, in base alla potenza installata e alla localizzazione dell’impianto. La legge regionale individua soglie specifiche:
| Potenza Installata | Competenze amministrative |
| 10-50 MW | Province e Città Metropolitana Milano |
| Oltre 50 MW | Sportello Unico e Cabina di Regia Regionale |
A questi parametri si affiancano nuovi strumenti urbanistici destinati a orientare la scelta degli operatori:
- Piani di Governo del Territorio (PGT) aggiornati con la mappatura delle aree brownfield disponibili;
- Processi di consultazione pubblica, per favorire trasparenza e accettazione sociale degli interventi;
- Monitoraggio puntuale dei consumi e dei flussi energetici, in accordo con le autorità di regolazione e i gestori di rete.
Il rispetto delle nuove linee guida regionali diventa condizione necessaria per l’accesso a fondi e incentivi e rappresenta un passaggio decisivo per armonizzare la crescita digitale con le esigenze di sostenibilità territoriale.
Tra incentivi e sanzioni: rigenerazione urbana vs consumo di suolo agricolo
Il quadro normativo della Lombardia adotta una strategia bifronte per orientare le scelte localizzative degli operatori:
- Corsie preferenziali e riduzioni degli oneri fino al 30% per i progetti che ricorrono a recupero di aree dismesse o sottoutilizzate;
- Sanzioni elevate (+100% su aree agricole, +200% su aree verdi/protette) in caso di consumo di nuovo suolo non giustificato dalla mancanza di alternative;
- Obblighi informativi e scadenze stringenti per la mappatura e la qualificazione delle aree disponibili, con esclusione dagli incentivi per i comuni non adeguati entro 180 giorni.
Queste misure, secondo gli esperti, sono necessarie ma ancora parziali per disincentivare operatori di grandi dimensioni dall’urbanizzazione di suoli agricoli, data la capacità delle big tech di assorbire i costi aggiuntivi. Per avere effetti reali, il sistema di premi e penalità deve essere accompagnato da una pianificazione urbanistica chiara e accessibile, in modo da rendere effettiva la priorità della rigenerazione urbana sull’espansione verso nuove aree non edificate.
Il ruolo delle energie rinnovabili e del recupero del calore nei data center
La transizione verso fonti energetiche sostenibili e il recupero del calore di scarto rappresenta una delle innovazioni più significative introdotte negli ultimi anni. Le nuove normative, infatti, impongono che l’approvvigionamento energetico dei data center sia garantito esclusivamente da fonti rinnovabili, valorizzando parchi fotovoltaici, impianti eolici, idrici o accordi di acquisto energetico a lungo termine (PPA) firmati direttamente dagli operatori.
Allo stesso tempo, il recupero del calore generato dagli impianti di raffreddamento dei server apre prospettive inedite per l’alimentazione di reti di teleriscaldamento, edifici pubblici, piscine, scuole e realtà industriali locali. Questa duplice trasformazione consente non solo di contenere l’impronta ecologica dei nuovi insediamenti, ma di renderli parte attiva dell’ecosistema energetico circostante, facilitando la transizione energetica e riducendo consumi e sprechi.
L’intelligenza artificiale come driver di trasformazione e sfida di gestione energetica
L’esplosione dell’intelligenza artificiale ha avuto come principale effetto la crescita della domanda di potenza computazionale e consumi energetici dei data center. Se da un lato la presenza di infrastrutture dedicate alle soluzioni AI incrementa sensibilmente la pressione sulle reti elettriche, dall’altro le stesse tecnologie di intelligenza artificiale vengono progressivamente adottate per ottimizzare la gestione delle risorse.
Le strategie si articolano in:
- Gestione intelligente dei carichi di lavoro per la riduzione dei picchi di consumo;
- Utilizzo di algoritmi predittivi per anticipare esigenze energetiche e pianificare lo shift di carico;
- Monitoraggio avanzato dei parametri ambientali per diminuire gli sprechi e favorire l’efficienza globale degli impianti.
Questa dialettica rende l’AI al tempo stesso una fonte di complessità e una risorsa per la sostenibilità e l’integrazione nelle smart grid locali, secondo quanto discusso dai principali operatori del settore a Data Center Nation Milano.
Proteste locali, dibattito pubblico e conflitti con l’urbanistica: casi e controversie
La crescita delle nuove strutture ha alimentato un acceso dibattito tra cittadini, comitati e amministrazioni. In diversi comuni lombardi tra Pavia, Milano e l’area nord-occidentale, sono nati movimenti contrari agli insediamenti di grandi impianti per ragioni ambientali, di traffico e di consumo del territorio. Le controversie più accese riguardano spesso:
- L’impatto paesaggistico e l’inserimento di edifici industriali in contesti rurali o residenziali;
- Il rischio di peggioramento della qualità della vita (rumore, traffico, pressione sui servizi);
- L’assenza di trasparenza da parte degli investitori internazionali nelle fasi di consultazione pubblica;
- Le difficoltà di adeguare piani urbanistici comunali a una domanda di infrastrutture molto superiore alle previsioni tradizionali.
Ogni nuova proposta di insediamento scatena discussioni serrate, in cui a volte prevalgono logiche di attrazione di investimenti e occupazione, mentre in altri casi la salvaguardia del territorio prevale, rallentando o bloccando i progetti.
Nuovi modelli di sostenibilità e integrazione con il territorio
Una delle sfide più attuali riguarda l’elaborazione di modelli replicabili di sostenibilità che siano realmente in grado di integrare le nuove infrastrutture digitali con le esigenze delle comunità locali e dei contesti paesaggistici. Le buone pratiche emerse negli ultimi mesi prevedono:
- Progettazione di edifici a bassa impronta architettonica e soluzioni di schermatura paesaggistica;
- Uso condiviso delle infrastrutture (energia, calore, fibra ottica) con il territorio circostante;
- Partecipazione dei cittadini nei processi decisionali, attraverso consultazioni trasparenti e accesso alle informazioni ambientali.
La tendenza più innovativa guarda alla trasformazione dei data center da consumatori passivi di risorse a veri protagonisti dell’economia circolare e della transizione energetica locale.
Alternative e scenari futuri: diversificazione delle infrastrutture digitali
Per far fronte agli squilibri generati dalla concentrazione territoriale e dai consumi richiesti dai grandi impianti, si sta facendo strada il modello della diversificazione e della distribuzione delle infrastrutture digitali. Tra le principali alternative in fase di sviluppo troviamo:
- Edge data center, di minori dimensioni e più vicini ai centri abitati per ridurre latenza e carico sulle reti principali;
- Recupero di siti industriali dismessi anche fuori dalle grandi città per decongestionare l’area milanese;
- Integrazione con sistemi innovativi di storage energetico e microgrid a servizio di comunità locali.
Questi scenari potrebbero ridefinire la distribuzione territoriale delle infrastrutture digitali lombarde, aprendo a una gestione più equilibrata e sostenibile.
Alla luce degli sviluppi normativi e tecnologici, la sfida che si apre per i comuni dell’area tra Bollate e Paderno Dugnano, e in generale per l’intera Lombardia, è quella di favorire una crescita delle infrastrutture digitali capace di tenere insieme innovazione, competitività, protezione ambientale e qualità della vita. L’esperienza concreta di questi territori dimostra la necessità di modelli di governance condivisa, il coinvolgimento delle comunità e l’impiego di tecnologie sempre più efficienti dal punto di vista energetico e idrico.
Solo attraverso una pianificazione lungimirante, una normativa chiara e una gestione attenta dei consumi sarà possibile raggiungere un equilibrio duraturo tra sviluppo digitale e tutela del territorio, facendo della provincia milanese uno scenario esemplare per tutto il Paese.
