Stipendi programmatori, analisti, consulenti informatici: tariffe sempre più basse

La crisi coinvolge anche il settore dell’informatica. Secondo i dati 2010 di Assintel tutte le figure professionali hanno subito un calo generalizzato nelle retribuzioni medie. E aumentano le ditte individuali.

Uno sviluppatore informatico
 

Un programmatore guadagna il 14 per cento in meno, un capo progetto il 17 per cento in meno, all’analista va un po’ meglio: negli ultimi due anni la tariffa professionale è calata solo dell’otto per cento. È una sfilza di meno quella che sta segnando il mercato del lavoro nel campo informatico. Secondo i dati di Assintel (Associazione nazionale imprese servizi informatica telematica robotica eidomatica), tutte le figure professionali stanno subendo la crisi economica riscontrabile attraverso i tagli del personale e un calo generalizzato nelle retribuzioni medie.

“Le tariffe professionali - chiarisce Fabio Rizzotto, research director IT di IDC Italia - sono ancora in diminuzione. Se nel 2009 c’è stato un tracollo, nel 2010 (la ricerca è stata chiusa a ottobre) alcune figure hanno mantenuto una certa stabilità mentre altre sono ancora in calo. Abbiamo assistito a una flessione per quanto riguarda le figure tecniche e stesso discorso vale per la parte consulenziale dove si registra però una crescita sulle figure master, il che in ogni caso non significa necessariamente che in totale le imprese spendono di più. Infine si nota una forte frammentazione territoriale e settoriale”.

Secondo lo studio dell’Osservatorio dei profili professionali nell’IT condotto da Assintel, sul fronte del lavoro dipendente, la professione a livello dirigenziale pagata più profumatamente è quella degli IT manager (lo stipendio medio è di 102.727 euro l’anno, a fronte dei 75.460 euro del project leader); a livello impiegatizio, la migliore busta paga appartiene al key account manager (35.116 euro), la peggiore al web developer/master con 22.850 euro.

Fra i tanti meno, emerge un più, quello relativo alla crescita delle imprese individuali: +2,4 per cento. Il motivo? Secondo Rizzotto “questo ci dice che è in corso una ricollocazione delle figure, con un aumento del popolo delle partite IVA così come degli spin-off da aziende più grandi. Si rafforza in sostanza la polverizzazione del settore”.

Autore: Fabio Lepre