Cloud computing: migrazione, i principali vantaggi (I Parte)

Nella lista dei vanta che la migrazione al cloud computing porta con sé c'è anche la possibilità di automatizzare procedure ripetitive, come aggiornamenti e backup.

Migrazione tra cloud pubblico, privato e ibrido
 

Sempre più cloud computing tra le aziende italiane. Anno dopo anno, i dati aggiornati rivelano come la nuvola digitale sia sempre più centrale. D'altronde la migrazione al cloud porta con sé molti vantaggi sia economici e sia tecnologici. La possibilità da concedere a dipendenti e collaboratori, in qualunque luogo siano, di poter accedere ai dati condivisi è sempre più fondamentale e vitale per mantenere elevato il livello di produttività. La cosiddetta nuvola digitale è un'infrastruttura scalabile ovvero l'operazione del sovradimensionamento per gestire i maggiori carichi di lavoro diventano un ricordo. Diventa così possibile acquistare lo spazio sulla base delle effettive esigenze ovvero dell'utilizzo medio delle risorse. I costi sono così ottimizzati e variabili nel tempo. Si tratta del concetto del pay-per-use ovvero di pagare solo per le risorse che si utilizzano e per il tempo nel quale sono in esecuzione.

Di positivo c'è anche che la migrazione al cloud consente di automatizzare procedure ripetitive, come aggiornamenti e backup. E che dire che i workload migrati sulla nuvola acquisiscono le certificazioni garantite dalla piattaforma su cui girano e facilitano allora i processi di compliance? E proprio quando si tratta di performance, le soluzioni di migrazione proposte sono ormai ideali per ospitare file di grandi dimensioni, quali disegni, video, immagini ad alta risoluzione.

Migrazione tra cloud pubblico, privato e ibrido

I dati e le tendenze dimostrano come ci sia sempre il cloud al centro delle attenzioni delle aziende di tutto il mondo, grandi o piccole che siano. Il cloud pubblico è il sistema più noto per la sua semplicità di utilizzo e l'elevata velocità. Il limite e la preoccupazione vanno ricercati nella sua realizzazione con risorse condivise e nella gestione da fornitori terzi. Il livello di sicurezza è dunque tendenzialmente inferiore rispetto a quello privato e vanno messe in conto possibili e indesiderate interruzioni di servizio temporanee. Punto di forza del cloud privato è la sua personalizzazione che consente di creare su misura delle personali esigenze. E a differenza del cloud pubblico, le risorse sono poco o per nulla condivise. Di contro, i costi sono più alti ed è necessario un più alto grado di alfabetizzazione IT.

Il cloud ibrido consente di combinare elementi del cloud pubblico con quelli del cloud privato. Il caso più comune è quello di una società che potrebbe ospitare il suo sito di ecommerce, con le delicate informazioni su carte di credito e dati personali, in un cloud privato, e spostare i dati non sensibili, come quelli relativi alle strategie promozionali, su quello pubblico. La strada per la migrazione non è comunque lineare e priva di insidie. In ogni caso, le prospettive per il comparto del cloud computing non possono che essere brillanti perché in grado di migliorare il business delle aziende, evolversi e adattarsi alle particolarità dei tanti settori. Sono da mettere in conto sempre maggiori investimenti nel cloud computing, con un'attenzione ai cosiddetti container che assicurano maggiore efficienza, alte prestazioni e contenimento dei costi.