WiFi libero: procuratore antimafia Grasso contrario. Quali controlli?

Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, si scaglia contro la decisione del Governo di abolire la legge Pisanu con cui venivano identificati gli utilizzatori di Internet negli esercizi pubblici. Con quella legge, si potevano “trovare terrori

Piero Grasso
 

Le sue parole non possono passare inosservate. E non solo perché ha legato il suo nome a importanti operazioni contro la criminalità organizzata. Quello di Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, è un monito a non prendere le decisioni con leggerezza in nome di una liberalizzazione indiscriminata degli strumenti di Internet.

“Colgo l’occasione – sono le parole a tal proposito di Grasso pronunciate a Bari nel corso di una conferenza stampa di illustrazione di una maxi-operazione contro la mafia locale – per segnalare il venir meno del decreto Pisanu che stabiliva le regole precise per l’identificazione di coloro che usano le reti Internet. Oggi c’è già un disegno di legge approvato da un ramo del Parlamento che vorrebbe liberalizzare tutte le postazioni Wi-Fi e di Internet point, il che significherebbe ridurre moltissimo la possibilità di individuare tutti coloro che commettono reati attraverso Internet”.

La sua preoccupazione arriva proprio nel giorno in cui il Governo annuncia di abrogare la legge Pisanu che, tra l’altro, obbligava i gestori dei bar, delle biblioteche e di tutti gli Internet point d’Italia, di schedare gli utenti che utilizzavano la Rete. Dal primo gennaio cadranno tutti i vincoli.

Il magistrato mette in guardia: “Bisogna rendersi conto che dietro queste reti, Wi-Fi e Internet point, ci si può nascondere benissimo nella massa degli utenti, non più identificabili. Si possono anche trovare terroristi, pedofili, mafiosi”. Eppure non tutti sembrano concordare con le sue considerazioni ritenute, a leggere le prime reazioni della Rete, un po’ semplicistiche.

Autore: Fabio Lepre
 

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