Utenti P2P italiani spiati: i nomi possono essere svelati dai provider chiamati in tribunale.

La decisione del Tribunale di Roma sul caso FAPAV-Telecom Italia e le conseguenze per i cittadini in relazione alla tutela della privacy.

 

Merita un approfondimento il caso FAPAV-Telecom Italia.

Il Tribunale di Roma dovrà pronunciarsi in merito alla richiesta avanzata dalla Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva, secondo la quale Telecom Italia deve inibire l’accesso ai suoi utenti ai siti Internet dove sono reperibili opere protette dal diritto d’autore.

Una richiesta che si basa sul presupposto che migliaia di utenti avrebbero utilizzato tali risorse per condividere e scaricare contenuti tutelati da copyright nei canali P2P. Pronta la risposta di Telecom, che ha accusato la FAPAV di avere utilizzato programmi spia per monitorare l’attività di milioni di netizen, violandone la privacy.

Contro la condotta della FAPAV si è schierato anche ADOC: il sindacato dei consumatori ha ricordato il divieto, per i privati, di monitorare gli scambi di file tra utenti basati su sistemi P2P stabilito dal Garante per la Privacy in occasione del caso Peppermint.

È d’obbligo precisare che, al momento, il presunto comportamento illegittimo della FAPAV non è ancora stato dimostrato. Anche se, come ricorda su Punto Informatico l’avvocato Guido Scorza, uno dei massimi esperti di diritto e nuove tecnologie, lo scorso aprile Filippo Roviglioni, presidente della FAPAV, ammetteva candidamente che la federazione aveva utilizzato un software per scovare gli utenti che scaricavano film e musica.

Se il Tribunale di Roma dovesse accogliere le richieste della FAPAV, ragiona Scorza, si sacrificherebbe il diritto alla privacy di milioni di cittadini e si affermerebbe il principio secondo cui chiunque può sostituirsi all’autorità di polizia e a quella giudiziaria. Al caso FAPAV-Telecom ha dedicato riflessioni analoghe Ernesto Assante su Media-Trek. Qui, invece, il comunicato diramato dalla FAPAV.

Autore: Arianna Bernardini

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