Twitter in Italia: statistiche e dati 2012 utilizzo e utenti

Twitter in Italia: le statistiche d'uso mostrano che forse il social network del fringuello è sopravvalutato. Solo pochi utenti del web lo utilizzano.

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A leggere i quotidiani e i siti di informazione online si direbbe che Twitter sia non soltanto un social network formidabile e innovativo, ma anche uno dei canali più frequentati e seguiti in assoluto nel web da tutti gli utenti che hanno qualcosa da dire. A fare chiarezza sui numeri e sulle reali proporzioni del sito di nanoblogging ha provveduto Vincenzo Cosenza, social media strategist di Blogmeter, che ha presentato i risultati di un’analisi sull’uso di Twitter in Italia al Social Media Week di Torino, evento che ha luogo in questi giorni fino al 28 settembre.

Le statistiche illustrate in questa indagine parlano chiaro: Twitter è ben lungi dall’essere così apprezzato dai netizen del Bel Paese, al punto da conquistare l’interesse di appena 3,64 milioni di utenti. Se la cifra sembra alta, basta compararla con quella dei fedelissimi di Facebook per capirne l’esiguità: gli aficionados del social network di Zuckerberg sono 22,4 milioni. Un risultato peggiore di Twitter lo totalizzano LinkedIn con i suoi 2,85 milioni di utenti e Google Plus con 2,68. Dunque risulta evidente come twitti solo una esigua parte della popolazione italiana che accede a Internet, per cui non c’è dubbio che la valenza sociale e culturale di questo social network vada ridimensionata rispetto a quanto in realtà l’universo giornalistico voglia fare credere.

Altri numeri aiutano a capire il fenomeno: tra il 3 aprile e il 3 settembre 2012 sono stati inviati 60,5 milioni di tweet. Di questi il 26% contengono un link, il 19% sono retweet e il 26% include un hashtag. Inoltre 1 messaggino su 20 è anche geolocalizzato. La ricerca evidenzia anche le tempistiche medie di utilizzo. Ci sono due picchi durante la giornata: tra le 12 e le 13 e, più alto, tra le 19 e le 20. I giorni in cui partono più tweet sono il lunedì, il mercoledì e il venerdì, mentre nel weekend c’è una flessione abbastanza consistente.

Il sentiment, ossia gli umori e le emozioni veicolate dai messaggini postati, varia in funzione delle tematiche più calde del momento. In generale su Twitter ci sono periodicamente dei macrothread che come delle ondate riversano in rete le sensazioni più viscerali e le opinioni più energiche degli utenti. Per esempio, in concomitanza con il terremoto nell’Emilia Twitter è stato invaso da messaggi gonfi di paura, mentre – notiamo noi – in questi ultimi giorni si è assistito a una valanga di messaggi carichi di indignazione verso la classe politica italiana, in relazione all’ultimo scandalo legato alla gestione disinvolta dei fondi erogati ai partiti da parte dei consiglieri della Regione Lazio.

Al termine della presentazione, Cosenza ha poi lasciato la parola a Sofri e a Quintarelli, due giornalisti che hanno un rapporto molto forte con i nuovi media. Entrambi hanno rimarcato come Twitter sia una fonte inesauribile di informazioni – da qui, osserviamo noi, la particolare stima che il mondo giornalistico riversa a questo social network. In particolare, Sofri ha sottolineato: “Noi al post sappiamo le cose che accadono nel mondo prima da Twitter e poi dalle agenzie. E ciò non riguarda solo il tempismo, ma anche l’affidabilità”, condensando in questa sentenza il rapporto stretto e opportunistico che opinion maker e cronisti hanno con il nanoblogging.

A contraltare c’è però l’osservazione obiettiva di Quintarelli, secondo il quale in realtà “l’hype intorno a Twitter è eccessivo, crediamo che raggiunga più persone di quelle che realmente raggiunge. Ci sono delle bolle e solo alcune cose sono rilevanti: esistono comunità di riferimento che portano avanti temi rilevanti, molte altre meno”.

Insomma, Twitter è sopravvalutato? Considerando anche che da altre indagini è risultato evidente come il 20% (o meno) degli utenti attivi pubblica circa l’80% dei tweet, è evidente che in realtà si tratta di un canale di comunicazione molto elitario e ristretto. Ma che chi fa informazione adora, perché lo sente come una finestra spalancata sul mondo, da cui attingere notizie di prima mano senza bisogno di andarle a cercare sul posto. Poco importa se queste notizie, così come vengono date su Twitter, sono raramente verificabili e che sul piano della rappresentatività esprimono solo le idee di pochissime persone, per lo più solitamente tendenti a una forte autoreferenzialità e allo scandalismo.