Terremoto Emilia Romagna, Calabria e Basilicata: nuove scosse previste nel Sud Italia

Alcuni studiosi affermano di avere previsto il sisma che ha colpito l'Emilia Romagna. Gli stessi prevedono un nuovo terremoto ancora più violento che interesserà Calabria e Sicilia. Ma ci sono polemiche e contestazioni.

terremoto emilia romagna
 

Oggi, 28 maggio 2012, è il nono giorno in cui si verificano scosse sismiche che imperversano sul territorio compreso tra le province di Modena e Ferrara e che si propagano in larga parte in Pianura Padana, interessando anche larghe aree del Veneto. Quest’ultima notte, tra domenica e lunedì, sono state registrati ancora 11 eventi, dei quali il maggiore di magnitudo 2,9. Uno sciame di scosse di assestamento che continua a stressare la popolazione e gli edifici.

Attualmente sono circa settemila gli sfollati, che stanno trovando ricovero in palestre, scuole, alberghi e campi d’accoglienza. Disagi che probabilmente sono destinati a durare ancora a lungo: il controllo sugli edifici colpiti dal terremoto che necessitano di una verifica potrà essere effettuato in tempi lunghi, anche perché occorrerà attendere che lo sciame sismico abbia termine.

Negli ultimi giorni alcuni esperti hanno affermato di avere previsto il sisma. Non basta: gli stessi hanno anche annunciato che, in base ai loro studi, possono predire con una certa sicurezza che tra breve un altro terremoto si abbatterà sulle aree del Sud Italia, in particolare in Calabria e Sicilia. econdo loro, questo nuovo sisma avrà una potenza ancora maggiore di quello che ha colpito la Pianura Padana. Stando alle loro parole, potrebbe scatenare eventi sismici pari a una magnitudo di 7,5. Gli effetti, pertanto, potrebbero essere devastanti.

Una dichiarazione che ha allarmato buona parte della popolazione delle aree indicate dagli studiosi ma che ha provocato la dura reazione di Stefano Gresta, Presidente nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). Gresta non ha usato mezzi termini: “Si sta facendo allarmismo, e in qualche modo anche terrorismo approfittando dell’emotività del momento per fare pressione e accaparrarsi qualche centinaio di milioni di euro per la prevenzione sismica”.

Il destinatario di queste parole è Alessandro Martelli, direttore dell’ENEA, che per primo ha sottoscritto le previsioni del nuovo sisma. A conferma delle sue dichiarazioni, Martelli porta una serie di algoritmi statistici basati su una serie di rilevazioni finora effettuate. Il nuovo sisma, a suo dire, potrebbe scatenarsi in un periodo compreso tra pochi mesi e due anni.

Il web ovviamente è stato invaso da tweet e messaggi su Facebook, con toni estremamente allarmati, a cui Gresta risponde facendo presente che oggi non esistono strumenti scientifici attendibili che consentono di fare previsioni precise. “Sappiamo che la Sicilia orientale è ad alto rischio sismico, ma lo sappiamo non perché ora sarebbe stato messo a punto un esperimento scientifico, ma da quello che ci dice la storia. Le previsioni attualmente hanno un margine di errore e di incertezza troppo ampio per poter essere utilizzate nella pratica. E chi ha fatto quelle previsioni non ha detto quanti falsi allarmi ha generato negli anni quello strumento, quante volte è stato previsto un evento che poi non si è verificato”.

Sulla base di una prevedibilità così vaga, osserva Gresta, come ci si dovrebbe comportare? “Spostiamo milioni di persone per due anni e blocchiamo mezza Italia per un evento che magari poi non si verificherà?”.

Ovviamente, tutte queste previsioni catastrofiche per molti sono la prova che la profezia dei Maya sulla fine del mondo si stia per verificare. Chi lo pensa non tiene però conto del fatto che la fine del mondo riguarda l’intero pianeta e non solo alcune aree sismiche. Inoltre i terremoti ci sono sempre stati, violenti e squassanti, ma non per questo la Terra è stata definitivamente distrutta.