Siti pedofili e collegamento WiFi: assolto. Sentenza importante Tribunale Roma

I giudici della settima sezione penale del Tribunale di Roma fissano nuove regole sull’utilizzo delle prove raccolte sul web. L’accesso ai siti contestati può essere anche accidentale.

Importante sentenza sul collegamento Wi-Fi
 

Non basta la presenza di immagini pornografiche associata alla disponibilità del collegamento Wi-Fi per costituire reato. A stabilirlo è stato il Tribunale di Roma al termine di un procedimento giudiziario che ha preso le mosse da una indagine compiuta dalla polizia del Lussemburgo sulla presunta connessione di navigatori italiani a un sito pedofilo ubicato all’estero. La decisione dei giudici era stata presa lo scorso giugno, ma solo nei giorni scorsi - come informa l'avvocato Fulvio Sarzana, esperto del rapporto fra diritto e web - sono state depositate le motivazioni.

Ebbene, come spiega il legale che ha difeso un professionista romano cinquantenne, il Tribunale ha stabilito alcuni principi rilevanti: l’accesso a un sito pedofilo può essere accidentale; la connessione Wi-Fi può essere utilizzata anche da malintenzionati per scaricare immagini "vietate" nel computer di un'altra persona; le prove dell’accesso a pagine web "proibite" se non sono acquisite e conservate a norma di legge, sono inutilizzabili. Al di là delle personali valutazioni di merito, appare evidente come la sentenza della settima sezione penale del Tribunale di Roma è destinata ad aprire un importante fronte di discussione.

Scrivono i giudici: "Appaiono fondati i rilievi difensivi circa l’esistenza di un vizio genetico nel procedimento di acquisizione dei dati informatici relativi alle presunte connessioni con il sito pedopornografico per violazione degli articoli 254 e 254 bis" del codice di procedura penale. Il primo disciplina il sequestro di corrispondenza, il secondo di dati informatici presso fornitori di servizi informatici, telematici e di telecomunicazioni.

Specifica il Tribunale: "Non potendosi, quindi, escludere che terzi abbiano utilizzato quell’indirizzo, magari attraverso accessi abusivi o furto dei suoi dati ovvero che altri, tra i suoi familiari, abbiano potuto, quand’anche accidentalmente, nel sito pedopornografico in rassegna, si deve affermare l’impossibilità di fondare con tutte queste variabili, un verdetto di colpevolezza". Da segnalare che nei giorni scorsi, il Parlamento italiano ha introdotto il reato di pedofilia nel codice penale e non ha autorizzato la “castrazione chimica” per quelli condannati.