Intervista ad Assange di WikiLeaks: l’Italia e i nostri giornali (I parte versione integrale)

A pochi giorni dal processo che lo vede imputato con l’accusa di stupro e a diverse settimane “dall’11 settembre della diplomazia internazionale”, torna a parlare Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.

Julian Assange
 

Quando parla Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, i mondi politico, economico e giornalistico non rimangono indifferenti. Anche se pian piano l’occhio del ciclone è sempre più distante, la bufera attorno alle diplomazie mondiali, dopo la pubblicazione di una serie di scottanti rivelazioni, si fa ancora sentire. E quando il leader e responsabile della decisione di rendere pubblici i pensieri privati racconta cosa pensa “personalmente” del presidente del Consiglio italiano e dei fatti di casa nostra, diventa difficile girarsi dall’altra parte.

Questa volta a intervistarlo non è stato alcun giornale internazionale, ma il sito AgoraVox, scritto dai cittadini per i cittadini. Rispondendo alle domande del direttore Francesco Piccinini che lo ha intercettato nella sua casa di Ellingham Hall, Assange parte a razzo e rivela di aver dato ai “due più grandi” giornali italiani i cables, “ma hanno deciso di non pubblicarli e di lavorarci su attraverso degli articoli”.

E sempre a propositi dei fatti locali, su precisa sollecitazione, Assange spiega qual è il suo pensiero sull’Italia e su Silvio Berlusconi: “Non mi piace, ma agli italiani sì. Il problema di Berlusconi non è tanto il suo potere politico ed economico, ma come l’abbia usato per fare i propri interessi, corrompendo il sistema”. Aggiunge che l’Eni, a suo dire, “è il grimaldello che l’Italia usa per entrare in vari paesi del mondo” e ne dà un giudizio estremamente negativo.

Alla vigilia del processo (è accusato di stupro), anticipa che, qualunque sentenza venga emessa, si andrà in appello. Ripercorre la strada che ha imboccato per fondare WikiLeaks e la difficoltà a trovare adeguati finanziamenti a supporto del progetto. E a tal proposito non risparmia una stoccata ai giornalisti: “Non capiscono che hanno un potere che pochi possiedono: poter guidare il dibattito pubblico”.

Il testo integrale dell’intervista è qui.

Autore: Fabio Lepre