E' di moda l'accattonaggio in Rete: si chiama cyberbegging" e riscuote molto successo

Si chiama 'cyberbegging' e riscuote molto successo: si aprono siti per elemosinare soldi ai naviganti. C'è chi ha risolto un 'rosso' in banca, chi si è pagato gli studi. E Yahoo! crea una categoria nella sua home-page

 

Si chiama cyberbegging e, come molte parole del web, è destinate a non avere traduzione anche se il significato letterale in italiano è “elemosinare in Rete”.

La pratica, sostituire cioè il cappello da questua con una finestra on-line in cui si chiedono prestiti a fondo perduto a cyber-navigatori, è molto diffusa (almeno dal 1996) tanto che Yahoo! ha deciso di creare un’apposita categoria sulla sua home-page (nella cartella Cultura e società!), quella del 'e-panhandling', forte del fatto che esistono già 51 siti di persone che chiedono l’elemosina in Internet.


Il caso più recente è quello di Karyn, una giovane ragazza bionda che dal suo sito savekaryn.com ha chiesto ai cybernauti un contributo per il suo enorme “rosso” in banca: ben 20mila dollari. Ebbene nel solo mese di novembre scorso Karyn è riuscita a racimolare la bellezza di 13mila dollari. E tutto grazie al fatto che tra miliardi di navigatori, centinaia si sono messi una mano sulla coscienza e hanno dato un piccolo contributo. E la Rete si sa, è miliardi di volte più grande di qualsiasi sagrato o piazza.

Oppure è il caso di Rich Schmidt, uno dei primi “accattoni della Rete”, che tramite il suo sito si è fatto pagare lezioni di musica racimolando la cifra di 4800 dollari. Oppure c’è Penny Hawkings che si è aggiudicata la cifra di 1500 dollari per finire la scuola da infermiera dopo che il marito l’aveva lasciata.

Insomma, un vero e proprio successo questo cyberbegging. Tranne che per la principessa Natalie di Westwood dell’Ohio che, dal suo sito, chiede soldi perché non ha voglia di lavorare: “Perché una persona talentuosa come me dovrebbe lavorare? Mi si rovinerebbe la manicure”. A lei sono arrivati solo un anello, un paio di libri, molti insulti e minacce di morte. Perché c’è sempre un limite. Ma per avere un'idea del 'no-limits' permesso dalla Rete si può dare un occhio ad alcuni siti di 'questua' (nella spalla dell'articolo).