Riforma pensioni Letta: facciamo il punto della situazione. Novitą questa settimana. E sono tante

Dal passaggio della legge di stabilitą alla Camera dei deputati sono attese ben poche modifiche in grado di dare un volto nuovo al sistema delle pensioni in Italia.

Riforma pensioni: novitą della settimana. E sono tante
 

Non potranno bastare le modifiche alla legge di stabilità a dare un nuovo volto alle pensioni in Italia. Troppe le storture e le disuguaglianze accumulate negli anni per sperare in un colpo di spugna in grado di dare un assetto diverso. E poi, a ben vedere, a parte lo sblocco dell'indicizzazione al costo della vita per i redditi da pensione più elevati, sono ben poche e quasi nulli i cambiamenti immaginati. Sembra confermato il prelievo sulle pensioni d'oro, approvato dal Senato, destinato a finanziare l'introduzione del reddito minimo garantito in alcune aree metropolitane italiane.

Eppure, uno dopo l'altro continuano ad arrivare segnali negativi che dovrebbero rappresentare la spinta a una riforma radicale nel segno di una maggiore equità sociale. Ma per ora non si riesce a uscire dalla fase degli annunci. Dalla lettura del bilancio sociale INPS 2012 si apprende come poco meno della metà dei pensionati italiani riscuote un assegno più basso di 1.000 euro al mese mentre poco meno di un terzo si ferma alla soglia di 500 euro. Il Pension at a Glance 2013 stilato dall'OCSE disegna scenari inquietanti: la precarietà lavorativa di oggi è destinata a trasformarsi in povertà domani.

"Lavorare più a lungo potrebbe aiutare a compensare parte delle riduzioni", si legge testualmente, "ma, in generale, ogni anno di contributi produce benefici inferiori rispetto al periodo precedente tali riforme", sebbene "la maggior parte dei paesi abbia protetto dai tagli i redditi più bassi". In settimana, poi, si è tornato a discutere della busta arancione ovvero dello strumento utilizzato in Svezia per comunicare ai lavoratori la pensione che riceveranno. A quanto pare il progetto è destinato a naufragare. Il ministro del Lavoro Enrico Giovannini ha espresso il suo parere negativo.

A suo dire "busta arancione vuol dire tutto e vuol dire nulla. Io sono sempre stato a favore della trasparenza. Ma se busta arancione vuol dire inviare a casa di tutti un foglio con dei numeri non credo faremmo un buon servizio al sistema, visto anche, come dimostrano i dati OCSE, la scarsa dimestichezza di molta parte della popolazione con la capacità anche matematica". Infine, nessuna luce in fondo al tunnel per gli esodati e i quota 96 ovvero quei lavoratori che, nonostante il compimento di 61 anni d'età e il raggiungimento di 35 anni di contributi, non sono andati in pensione a causa dell'introduzione della riforma Fornero che non ha tenuto conto della peculiarità del calendario scolastico.