Riforma pensioni: Legge Stabilità non vale nulla. Modifiche da fare per Gutgeld consigliere economico di Renzi

Tagliare le pensioni più alte per finanziare i servizi sociali. Lo propone il consigliere economico di Matteo Renzi, aspirante premier dell'Italia.

Riforma pensioni: le modifiche secondo Gutgeld
 

Uno dei più grandi punti interrogativi intorno a Matteo Renzi, sindaco di Firenze, candidato alla segreteria del Partito Democratico e aspirante presidente del Consiglio, è relativo alla sua posizione sulle pensioni in Italia. Solo poche volte è intervenuto in occasioni pubbliche e mai ha espresso un'opinione definitiva. Avrà tempo di elaborarla con il suo staff, ma può essere utile sapere cosa ne pensa il suo consigliere economico. Intendiamoci, non c'è chiaramente una sovrapposizione di pensiero. Ciò che pensa e scrive Yoram Gutgeld, 54enne parlamentare del PD, non è per forza condiviso da Renzi.

Ma di certo, una comunanza di vedute e di orizzonti deve esserci per forza. E così, in merito alla previdenza in Italia, sentenzia: "La parte della pensione non coperta da contributi, almeno per chi percepisce pensioni alte, è, difficile negarlo, un privilegio perfettamente non giustificato". Da qui l'idea di tagliare quelle superiori a 3.500 euro. Si tratta di una proposta simile a quella della tassazione aggiuntiva per le cosiddette pensioni d'oro. A suo dire, però, i soldi intascati dallo Stato devono essere investiti nella costruzione e nella gestione di asili nido.

Solo così, per Gutgeld, israeliano con un passando con McKinsey, si può dare un senso al welfare di Stato: "Passare da un modello di servizio basato su trasferimenti monetari a un modello basato su un servizio di assistenza vera, assegnato sulla base di un bisogno reale accertato da un assistente sociale". Occorre dunque una nuova riforma delle pensioni? Sì, a suo dire. Lo Stato, ricorda, spende 270 miliardi l'anno in assegni pensionistici per pensioni maturate con il sistema retributivo. Ma quasi 60 miliardi non sono coperti dai contributi versati dai lavoratori.

Spiega l'economista: "C'è una disparità più profonda con le giovani generazioni che avranno una pensione in base ai contributi versati. A chi ha una pensione retributiva andrebbe chiesto, sopra una certa soglia, un contributo minimo che serva poi a finanziare quei servizi sociali sui quali stiamo carenti". Quasi scontata la sua delusione nei confronti della legge di stabilità, considerata "talmente soffice che si può non accorgere della sua esistenza. Non sposta nulla, vanno bene i titoli ma i numeri sono leggerissimi".