Pensioni novità, modifiche riforma Renzi solo con penalizzazioni. Calcolo contributi, età proposte aggiornate statali e privati

Le difficoltà emerse per emendamento Quota 96 e soluzioni pensioni anticipata con sistemi di penalizzazione: la situazione e novità

Difficoltà approvazione emendamento Quota 96
 

Ancora nulla di fatto per l’emendamento sui quota 96, ancora in attesa del voto che permetterebbe ai 4mila pensionandi della scuola finalmente di raggiungere la loro agognata pensione e il ritardo sull’approvazione di un emendamento che, al parti dell’ultimo approvato per gli esodati, avrebbe davvero rappresentato un passo verso il cambiamento delle pensioni, è un segnale significativo. Così come si pensava che l’approvazione dell’emendamento sui Quota 96 avrebbe potuto favorire altri interventi perché sarebbe stato specchio di un’apertura del governo versi cambiamenti reali, così ora si pensa che la sua (ancora) mancata approvazione possa significare che, forse, contariamente a quanto annunciato tempo fa dal ministro Poletti, i tempi non sono ancora maturi per cambiare realmente le pensioni attuali.

Del resto, i risparmi che, secondo le stime, la legge Fornero dovrebbe garantire non sono da poco. Si parla di 80 miliardi di euro e in una situazione di crisi economica come quella che l’Italia attraverso è certamente difficile cambiare un sistema che accumulerebbe così tanti soldi, nonostante sbagliato e nonostante pieno di errori, perché non solo esodati e Quota 96 stanno risentendento dell’entrata in vigore delle nuove norme pensionistiche.

Intanto è palese la difficoltà di chiudere il caso dei Quota 96 della scuola. Del resto la stessa Ghizzoni dice: “In merito al Tfs la disposizione è peggiorata rispetto alla mia Pdl iniziale , poiché somma le due disposizioni della lettera a) dell'art. 2 comma 22 (attesa della maturazione dei requisiti Fornero e 24 mesi del decreto 138 vigente). La modifica, è stata imposta dalla Ragioneria di Stato e allinea i beneficiari alla normativa generale sul Tfs. Questo è il grave problema!. Non si tratta di poca cosa, dato che molti lavoratori attendono il TFS dopo oltre 40 anni di servizio, per progetti di vita propri o dei figli. Ma nemmeno mi sento di dire che è tutto vano e che la norma ha perso il proprio senso, quello di ripristinare un diritto, ma è anche quello di permettere un necessario ricambio generazionale”.

Le parole della Ghizzoni si riferiscono evidentemente ai paradossi emersi da un’attenta lettura dell’emendamento che stabilisce come il periodo di erogazione effettiva della liquidazione per i Quota 96, nonostante la sua approvazione entro agosto, dovrebbe iniziare fra due-quattro anni, e si pone anche il problema del calcolo degli ultimi due anni di contributi versati dagli insegnanti, e che forse potrebbero essere conteggiati solo parzialmente.

Il problema nasce evidentemente da una questione economica, dalla mancanza di risorse, nonostante Boccia al momento dell’annuncio dell’emendamento avesse spiegato come invece le risorse fossero state reperite, il che è così, ma probabilmente non bastano per tutti, o per tutto. Questo il motivo per cui ogni ipotesi di modifica alle pensioni proposta prevede comunque penalizzazioni per chi decidesse di lasciare prima il lavoro.

Sono, infatti, previste penalizzazioni per l’uscita anticipata a 62 anni di età e 35 di contributi, penalizzazioni che arrivano all’8% a seconda dell’anno in anticipo in cui si decide di andare in pensione prima dei 66 anni; potrebbero, invece, essere proprio a costo zero sistema contributivo e prestito pensionistico.

Il sistema contributivo darebbe l’opportunità di andare in pensione a 57 anni e 35 anni di contributi ai lavoratori dipendenti e a 58 anni e 35 di contributi agli autonomi, con pensione finale calcolata con metodo contributivo, un assegno minore rispetto a quello retributivo, ricevendo, dunque, solo quanto è stato versato durante la vita lavorativa. Il prestito pensionistico, invece, consentirebbe di andare in pensione prima di due anni rispetto ai 66 anni stabiliti, con un prestito dal’Inps, anticipo sulla pensione finale che dovrà essere restituito quando il lavoratore raggiungerà i requisiti richiesti. E c’è poi in ballo, come riproposto dal ministro Madia, il lavoro part time, per cui colui a cui mancassero 5 anni dal raggiungimento della pensione, potrebbe continuare a lavorare con orario ridotto e ricevendo il 50% della retribuzione, ma ricevendo comunque regolarmente il pagamento dei contributi.