Pensioni 2014 Inps: novità calcolo contributi, penalizzazioni, età, requisiti uscita donne e uomini, usuranti e precoci

Dal primo gennaio congedarsi dal lavoro sarà più difficile. Nel caso di ritiro anticipato è prevista una riduzione progressiva dell'importo dell'assegno.

Pensioni 2014: novità requisiti, età
 

Sono entrati in vigore i nuovi requisiti per andare in pensione fissati con la riforma Fornero. In linea di massima si tratta di un irrigidimento delle regole. Congedarsi dal lavoro sarà più difficile e ritirarsi con anticipo rispetto a quanto stabilito avrà un prezzo in termini di penalizzazioni nell'assegno mensile. Dal primo gennaio 2014 i requisiti sono i seguenti: 66 anni e 3 mesi per lavoratori dipendenti e autonomi e per lavoratrici del settore pubblico, 63 anni e 9 mesi per lavoratrici del settore privato; 64 anni e 9 mesi per lavoratrici autonome.

In merito alla pensione anticipata, per le persone in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, sono richiesti 42 anni e 6 mesi di anzianità contributiva per gli uomini e 41 anni e 6 mesi per le donne. Nel 2018, poi, l'età di pensione fra uomini e donne sarà parificata a 66 anni e 3 mesi per via della prospettiva di aumento della speranza di vita. La tabella dei disincentivi della riforma Fornero nel caso di ritiro anticipato prevede una riduzione dell'1% dell'importo mensile per ogni anno di distanza dal raggiungimento dei 62 anni di età e del 2% per ogni anno prima del compimento dei 60 anni.

Non va molto meglio per chi ha cominciato a lavorare in giovane età e per chi esercita lavori usuranti cioè svolge prevalentemente attività manuali ripetitive o faticose. Per i primi, se uomini, servono 42 anni e 6 mesi di lavoro, se donne 41 anni e 6 mesi. Ma chi si congeda tra i 60 e i 62 anni va incontro a un disincentivo tra l'1 e il 2%. Di più, chi ha iniziato molto giovane e ha meno di 60 anni è soggetto a riduzioni maggiori. In merito ai lavori usuranti come turni di notte o in luoghi ad alte temperature, se dipendenti di aziende private possono andare in pensione a 61 anni e se la somma della loro età e dell'anzianità di carriera raggiunge la quota di 97. Se autonomi, la somma deve essere pari a 98.

La legge di stabilità approvata sul finire dell'anno, prevede la rivalutazione degli assegni al costo della vita. L'indicizzazione sarà totale per i soli assegni fino a tre volte il minimo. Per tutti gli altri maggiore è l'importo e minore sarà l'adeguamento all'inflazione: al 95% quelli pari a 4 volte il minimo, al 50% per le pensioni superiori a 5 volte il minimo e pari o inferiori a 6 volte il minimo, al 40% e per il 2014 per i trattamenti 6 volte sopra il minimo e al 45% per gli anni 2015-2016.