Smart City, il mercato mondiale punta a 2500 miliardi di dollari

In pista non solo la banda ultralarga e la cablatura degli edifici, ma anche i petabit di hardware necessari per far funzionare le cloud e dei costi per la loro manutenzione.

Smart city: a che punto siamo
 

I casi modello sono quelli di Amsterdam, Barcellona, Dubai e Singapore, considerate le migliori smart cities del mondo. Ma quella della costruzione di città intelligenti è una tendenza sempre più chiara e c'è anche chi è arrivato a stimare che il mercato mondiale raggiungere una cifra d'affari pari a 2.500 miliardi di dollari da qui al 2025. Cifre da capogiro che lasciano immaginare la riscrittura del tessuto urbano con la creazione di nuove abitazioni, nuove città e un ripensamento generale dello sviluppo in chiave di decarbonizzazione dell'edilizia, come è stato definito dagli osservatori. Ma fino a che punto sarà colta questa occasione?

Smart city: a che punto siamo

Nelle nostre città esistono ancora due questioni infrastrutturali. Quella più tipicamente legata alle infrastrutture tecnologiche, che riguardano non solo la banda ultralarga e la cablatura degli edifici, ma anche i petabit di hardware necessari per far funzionare le cloud e dei costi per la loro manutenzione. E quella relativa alla trasformazione e riqualificazione di edifici e impianti tradizionali in chiave smart: ad esempio, la riqualificazione dei centri storici in chiave energeticamente efficiente e sostenibile che ha, per definizione, costi imprevedibili. Ecco allora che secondo l'Osservatorio nazionale smart city, ciascun territorio deve definire prima dell'avvio della fase di analisi il perché e la prospettiva con la quale si guarda alla città.

Il dato che serve per la pianificazione strategica della smart city è complesso e multi-strato da raccogliere dal cittadino e una informazione da restituire a esso. Un cittadino che nella smart city non vanta più solo il consueto diritto alla conoscenza, ma il ben più ambizioso diritto alla partecipazione. Il cittadino è fonte primaria dell’informazione che andrà elaborata per programmare lo sviluppo della città, ma non basta: la città è smart se i suoi cittadini sono messi nelle condizioni di prender parte alla scelta tra i futuri possibili della città, di farsi co-sviluppatori della trasformazione e co-investitori nei progetti e nelle iniziative.

Il dato così concepito ha dunque molteplici funzioni e caratteristiche: crea una prima connessione tra amministrazione e cittadini e certamente tra i diversi livelli amministrativi e gli stakeholders territoriali, comunica la città ed è in grado di prospettare gli impatti dei diversi suoi futuri possibili, è riutilizzabile, è aggiornato e puntuale, permette al decisore di prendere decisioni a grana fine, ottimizzando al massimo le risorse disponibili con interventi puntuali e precisi che garantiscono il massimo rapporto tra prestazioni e costi e garantendo uno sviluppo sostenibile. L'insieme di queste caratteristiche rende necessaria l'integrazione del processo analitico con il processo di partecipazione della cittadinanza e dei soggetti che, insieme all'amministrazione, sono co-autori dello sviluppo territoriale.