Legge 104: tagli accompagnatori e disabili. Proteste online contro novitą Legge stabilitą 2012

Monta il malumore contro la rivisitazione della legge quadro sulla disabilitą. Quale risparmio di spesa pubblica comporterą questo provvedimento?

Modifiche alla legge 104
 

Il governo Monti rivede le regole per i lavoratori pubblici che assistono parenti disabili. Con la legge di stabilità varata nei giorni scorsi cambia il destino di circa mezzo milione di persone che finora hanno fatto riferimento alla legge 104 del 1992 (legge quadro sulla disabilità). Fino a questo momento è consentita l’assenza dal posto lavoro fino a un massimo di tre giorni al mese per assistere i propri congiunti con disabilità certificata. Stando alle nuove disposizioni, viene dimezzata la retribuzione relativa alle giornate di permesso richieste dai dipendenti pubblici. Non sono coinvolti dai cambiamenti coloro che si assentano per se stessi ovvero per i figli o per i coniugi.

Nel giro di poche ore è cresciuta la protesta. E anche in questo caso blog, forum di discussione e siti di social network (Twitter e Facebook in modo particolare) si sono rivelati piazze virtuali congeniali per far sentire il coro di dissenso. Perché, si domandano, escludere l’assistenza a genitori e altri parenti? C’è chi, con dovizia di particolari e dati alla mano, fa notare come solo una piccola parte di chi avrebbe diritto, usufruisce di questa possibilità. Più precisamente, fra i lavoratori privati l’1,4%, fra quelli pubblici il 7,4%.

Quale risparmio di spesa comporterà questo provvedimento? L’unico numero che circola è quello di 725 milioni che, tuttavia, riguarda la spesa per coprire le giornate di assenza dei lavoratori pubblici in tutti i tipi di assistenza, anche quelli non tagliati. Il ministero della Funzione pubblica non ha ancora resi pubblici i dati relativi al 2011.

Il provvedimento viene considerato "scandaloso e indecente" da parte della CGIL. A detta del sindacato,"siamo di fronte a un arrogante atto di discriminazione che creerà ulteriori disparità tra i cittadini. Siamo sempre noi a pagare e ora , dopo gli interventi sulla riabilitazione e sugli ausili per l’autonomia, ora il governo passa direttamente al taglio della parte delle retribuzione che riguarda i permessi per l’assistenza". Dopo aver ricordato che l’occupazione delle persone disabili è calata del 38%, la CGIL ricorda che "a fare le spese di questa inqualificabile decisione politica saranno le famiglie e in particolare soprattutto le donne".