Internet censurata in Italia da Berlusconi secondo WikiLeaks

Il quotidiano spagnolo El Pais pubblica un dispaccio confidenziale dell’ambasciatore USA David Thorne in cui si critica la cosiddetta legge Romani su Internet e le pay TV.

Paolo Romani
 

La cosiddetta legge Romani che regola l’uso di Internet e delle pay TV «darà margine per bloccare o censurare qualunque contenuto» e «favorirà le imprese di Silvio Berlusconi nei confronti dei competitori». Così l’ambasciatore degli Stati Uniti d’America David Thorne il 3 febbraio 2010 in un dispaccio diplomatico confidenziale inviato a Washington e diffuso da WikiLeaks.

A rendere nota la preoccupazione della diplomazia statunitense in merito agli effetti della legge voluta dall’allora viceministro dello Sviluppo Economico con delega alle Comunicazione (oggi titolare dello stesso Ministero dello Sviluppo Economico) è stato il quotidiano spagnolo El Pais. L’operato di Paolo Romani, prosegue la nota formulata da Thorne, «rappresenta un modello familiare di condizionamento del governo» che «Berlusconi e Mediaset hanno già usato fin dai tempi dei governi Craxi».

Il giudizio espresso dall’ambasciatore USA è riferito alla prima stesura del cosiddetto decreto Romani, successivamente rivisto nell’ottica di dare ascolto alle critiche piovute sulla normativa. Gli Stati Uniti si dicevano preoccupati perché la legge avrebbe potuto rappresentare un precedente per nazioni come la Cina, che avrebbero potuto farla propria o citarla a giustificazione dei loro attacchi alla libertà d’espressione.

David Thorne aveva redatto il dispaccio anche sulla base delle informazioni fornitegli da alcuni dirigenti di Sky, la televisione satellitare della News Corp. di Rupert Murdoch. La legge Romani, scriveva l’ambasciatore, «darà molti vantaggi commerciali a Mediaset nei confronti di Sky, suo diretto competitor».

Autore: Andrea Galassi