Arrivo negli Stati Uniti in aeroporto: computer portatili controllati e dati e documenti letti

Un viaggiatore che arriva in un aeroporto degli USA portando con sé un notebook potrebbe avere una cattiva sorpresa: l’addetto alla dogana può chiedergli di accendere il PC per procedere a un controllo minuzioso dei contenuti dell’hard disk.

 

Un viaggiatore che arriva in un aeroporto degli USA portando con sé un notebook potrebbe avere una cattiva sorpresa: l’addetto alla dogana può chiedergli di accendere il PC per procedere a un controllo minuzioso dei contenuti dell’hard disk.

Proprio nel computer infatti possono essere presenti informazioni importanti sulla condotta scorretta di una persona, permettendo una rapida identificazione di crimini commessi o potenzialmente perpetrabili.

Un modo di procedere che ha un precedente in quanto accaduto a Michael Arnold, che al rientro da una vacanza nelle Filippine si è visto intimare di accendere il proprio portatile e metterlo a disposizione degli impiegati della dogana. In breve sono saltate fuori immagini di carattere pedopornografico che hanno generato immediatamente il sequestro del computer e l’apertura di un fascicolo di indagini ai danni del sospetto pedofilo.

Arnold però ha immediatamente reagito, denunciando alla magistratura quello che secondo il suo punto di vista era a tutti gli effetti un abuso: un computer può a buon diritto essere inteso come un’estensione della propria mente, una parte della propria vita privata e pertanto non può essere oggetto di indagine. Insomma: farlo è violazione della privacy.

Dopo alterne vicende processuali la Nona Sezione della Corte Federale di Appello gli ha dato torto: gli agenti alla dogana possono in effetti possono esaminare il contenuto elettronico del notebook di una persona che transita nell’aeroporto.

Contro questa sentenza però sono insorte l’Electronic Frontier Foundation (EFF) e l’Asian Law Caucus (ALC), che contestano il fatto che alla frontiera degli Stati Uniti un cittadino venga – seppur solo momentaneamente e per ragioni di sicurezza nazionale – privato dei suoi diritti.

Autore: Pierluigi Emmulo

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