Giulio Meazzini
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Una conversazione su comunicazione e tecnologie con Giancarlo Livraghi (Parte I)

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Meazzini:   Allora www.gandalf.it ...

Livraghi:   ... anche senza www... basta gandalf.it ... ma comunque...



Meazzini:
  Giancarlo Livraghi, possiamo definirlola coscienza critica dell’internet e non solo.Giancarlo chi è Gandalf, chi sei tu?

Livraghi:   Gandalf è un personaggio delSignore degli anelli che ho letto quarant’annifa... e poi è diventato il nome di una barca a vela...e da lì è nata la storia (che è spiegata nel mio sito).Chi sono io? Lo devo ancora capire. Se un giorno locapirò... allora vorrà dire che avròfinito.



Meazzini:
  Tu hai un sito che è uno deipiù interessanti per dare un’occhiata a questomondo in evoluzione, di questi strumenti di comunicazionemoderni, di questa tecnologia ecc. Tu sei ottimista opessimista su questa tecnologia, che ci insegue, che cisopravanza, che non ci dà tregua...

Livraghi:   Ma no... la tecnologia è unstrumento. Secondo me stiamo facendo un po’ tropparetorica sulla tecnologia. E stiamo facendo troppatecnologia. Le regole fondamentali della tecnologia sono due:la prima è che la tecnologia deve essere al serviziodelle persone – e mai viceversa. Si sta facendoun gran viceversa, con risultati pessimi. L’altraè che la tecnologia migliore per ottenere undeterminato risultato è la più semplice cheottiene quel risultato. Non è mai la piùcomplicata. Le grandi soluzioni sono sempre molto semplici.Fare le cose complicate è facilissimo, è farlesemplici che è difficile.



Meazzini:
  Il singolo che si trova di fronte atutte queste invasioni tecnologiche, diciamo... cheprospettive ci sono? Dove stiamo andando... questo mondo...dove stiamo andando?

Livraghi:   Non dipende dalla tecnologia, dipendeda noi. Il mondo? È una cosa molto complicata. Stiamoa parlare di globalizzazione eccetera, ma in realtàsiamo in un mondo estremamente disomogeneo, il che per uncerto aspetto è un bene perché ladiversità è un valore, per un altro aspettoè un male perché ci sono differenze crudeli edifferenze ingiuste.
Questo è il vero problema. Il problema non èla tecnologia, il problema è cosa ne facciamo. Abbiamorisorse che non avevamo, che usate bene sono molto utili. Lagente vive più a lungo perché la medicina,benché non sia affatto perfetta, ci permette di viverenon solo più a lungo, ma anche meglio, quando siamocapaci di usarla e dove è disponibile...


Meazzini:   E allora scusa...

Livraghi:   Le risorse ci sono, le stiamo usandobene? Questa è la grande domanda.


Meazzini:   E allora appunto, TV spazzatura,l’internet piena di pedofili e di pornografia...

Livraghi:   Allora... la televisione non èspazzatura. Usata bene è un ottimo strumento. Latelevisione è un’invenzione molto interessante.Stiamo usando la televisione in modo abituale da circa 50anni. 50 anni nella storia dell’umanità sono niente.Non abbiamo ancora capito cos’è la televisione.È diventata molto ripetitiva, fa sempre le stessecose. Ma non è colpa della televisione, è colpadi certe cattive abitudini di chi la fa. La televisioneè fatta male non perché sia fatto male iltelevisore o la macchina di ripresa, è fatta maleperché è tutto in mano a un salottino diquattro persone che parlano fra loro e non hanno capito, nonsanno più assolutamente niente di chi siamo noi...


Meazzini:   Non sanno niente del mondo vero

Livraghi:   ...questi vivono in un mondo a parte,si raccontano quattro balle fra di loro, sono persi, sonoisolati dal mondo, saranno anche ricchi, ma sono poveri dispirito, a me fanno pena... ma il danno peggiore è pertutti noi.


Meazzini:   Invece l’internet?

Livraghi:   Prima di parlarne... credo di doverrispondere alla domanda che mi avevi fatto prima... ci sonoenormi, false e bugiarde, montature su“pornografia” e “pedofilia”. In rete,ovviamente, c’è di tutto. Ma è stupido eperverso “demonizzare” l’internet. Hoscritto così tante cose suquesto argomento che mi annoierei a elencarle. Le violenzecontro bambini e ragazzi sono un male antico, un problemamolto grave. Si annidano dovunque... nelle scuole, negliasili, nelle istituzioni, ai giardini pubblici... maspecialmente nelle famiglie. Se quelle perversità,stupidamente, si mettono in rete... offrono unapossibilità per essere individuate. Ma è conindagini pazienti, non con grotteschi schiamazzi, che sipuò arrivare al risultato. Quanto alla pornografia...la storia è antica. Si comincia con le foglie di ficoe si finisce con l’imbavagliareogni opinione sgradita.


Meazzini:   E allora l’internet?

Livraghi:   Beh... i tentativi di repressione ecentralizzazione sono molti, ma finora nessuno si èimpadronito dell’internet. Mentre i grandi sistemiinformativi (come dicevi mentre parlavamo prima di cominciarequesta intervista) sono paurosamente omogeneizzati. Cosa vuoldire? Vuol dire che è c’è un meccanismoimpressionante. Una notizia parte in un certo posto...generalmente parte dall’America (ma non è colpadegli americani... siamo noi che ci assoggettiamo perpigrizia e opportunismo). E tutto il mondo ripete quellanotizia in quel modo. Vuoi guardare i giornali? Ci sono centoquotidiani in Italia, dicono quasi tutti la stessa cosa. La“notizia del giorno” è quella che unacerta fonte dà – e spesso non è lapiù importante. L’arte di leggere un giornaleè scoprire che la notizia più importante sta apagina 48 in un trafiletto e non in prima pagina. Oppure nonc’è affatto... e bisogna ricorrere ad altrefonti. Insomma abbiamo questa informazione che èpaurosamente omogenea e ripetitiva di se stessa – e nonse ne accorge neanche più. Specialmente latelevisione. In Italia è ancora peggio che altrove, maè un po’ così dappertutto, ed ècosì in buona parte anche per la stampa. E’ menocosì per l’internet perché nessuno ancoraè riuscito a diventare padrone della rete, ci hannoprovato in tanti e continuano a provarci, ma nessuno (almenofinora) ci è riuscito. E quindi è ancora unostrumento abbastanza aperto, per chi sa usarlo bene e senzaaccontentarsi delle proposte più ovvie.


Meazzini:   Tra l’altro si facevano tanteprevisioni anche anni fa su come sarebbe diventatal’internet. Secondo te, come la vedi? Si sono avverate,non si sono avverate...

Livraghi:   ...No, non si è avveratoniente. Di tutte le previsioni che sono state fatte non se neè avverata mezza...

 

Meazzini:   Come mai?

Livraghi:   Perché, prima di tutto, leprevisioni non si avverano quasi mai. Nessuno aveva previstol’internet, neanche quelli che l’hanno fatta.Quelli che, trent’anni fa, hanno fatto il sistemainter-net pensavano che potesse servire per collegare qualchedecina o qualche centinaio di grandi computer. Nonimmaginavano che potesse assumere, in pochi anni, dimensionimolto diverse. In realtà, come concetto,l’ipotesi era stata fatta molto tempo prima.Ma nessuno era in grado di prevedere che proprio quel sistemaavrebbe realizzato il disegno (tante volte immaginato, ma maiattuato) della biblioteca universale e dell’universalescambio di idee e di opinioni. “Universale”,naturalmente, è solo un modo di dire. Purtroppo larete è ancora molto lontana dall’essere“per tutti” – nove decimidell’umanità ne sono ancora esclusi. Ma ci sonodati chequasi nessuno guarda (meno un poverino come me che ci siarrabatta da dieci anni) e da cui risulta chequest’anno stiamo arrivando a trecento milioni di“host”, cioè trecento milioni di nodicollegati alla rete (non parlo di persone, che sono dipiù, anche se nessuno sa esattamente quante). Unaprogressione impressionante – e continua ad aumentare.Ma il fatto è che nessuno aveva previstol’internet, nessuno aveva previsto la televisione,nessuno aveva previsto il personal computer ... si potrebbefare un’antologia di previsioni di cui non se neè avverata mezza. (Infatti ci sono in giro raccolte diquel genere in vari “schiocchezzari”, ma sonoincomplete, disordinate e non sempre attendibili).
 

Meazzini:   Ecco appunto...

Livraghi:   Tra l’altro la rete si èmessa a crescere molto energicamente nel preciso momento incui hanno smesso di dire che aveva una crescita esponenzialeche non ha mai avuto.

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