Giulio Meazzini
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Una conversazione su comunicazione e tecnologie con Giancarlo Livraghi (Parte II)

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Meazzini:   Cosa è l’internet oggi,a cosa assomiglia, a cosa secondo te?

Livraghi:   Non so... si può dire chesomiglia a tante cose diverse.... la rete si può usarein tanti modi. La sua grande forza – cioè laparte più forte – è che somiglia molto aduna conversazione privata. Parlo anche di persone“nuove arrivate”, che sono in rete da pochi mesi,che si sono sentite dire chissà che, poi hanno detto“andiamo un po’ a vedere”... e molto infretta scoprono la verità. È un sistema perscrivere agli amici, è un sistema per scoprire, pertrovare una persona che credevi irreperibile e invecec’è, per trovare un’informazione che eradifficile scoprire e invece è accessibile. Nonè facilissimo... però oggi si riesce a trovarein rete, magari in mezz’ora, in un giorno, talvolta (manon spesso) in tre secondi, qualcosa che altrimentirichiederebbe sei mesi di ricerca in biblioteca. E ciòche non troveremmo mai nelle biblioteche cui possiamoaccedere si può improvvisamente scoprire in rete(magari dopo mesi o anni) quando meno ce lo aspettiamo.Quindi questi valori ci sono. E, nonostante i profeti disventura, la sostanza della rete rimane libera e gratuita.Pensiamo al fatto, per esempio, che proprio quando i nemicidell’internet libera predicavano a più alta voce“non ci sarà mai più nientegratis”, alcune grandi università americanehanno messo online, a disposizione di tutti, il loropatrimonio di conoscenze e di studi.
 

Meazzini:   Tu hai detto, tu hai scritto chel’internet...

Livraghi:   Cioè oggi la quantitàdi informazione disponibile è impressionante ...questo voglio dire: c’è un sacco di robaccia, mac’è anche tanta roba buona. E, mentre i sistemicentralizzati ci somministrano quello che vogliono loro, inrete sta a noi saper cercare e scegliere. Anche chi, peripotesi, non scrivesse mai neppure un saluto a un amico, silimitasse solo a leggere... per trovare in rete quello checerca deve assumere un ruolo attivo.
 

Meazzini:   Tu hai scritto che l’internetassomiglia ad un sistema biologico, che intendi?

Livraghi:   La rete non “assomiglia”,è un sistema biologico: ne ha la struttura e lafunzionalità. Quattro o cinque anni fa se dicevo chela rete è biologica mi guardavano come un matto. Oggiè un fatto noto e riconosciuto – da un punto divista tecnico, ma soprattutto culturale.

(Che cos’è e come funziona un sito online...è un altro discorso... anche quello è unsistema molto interessante... si tratta della strutturacosiddetta “ipertestuale”che è un’altra invenzione importante – e,se usata bene, molto utile).

La rete è un sistema biologicoanche perché, prima di tutto, è fatta dipersone. La struttura portante sono i rapporti fra persone,non le macchine. Se lasciassimo tutte le macchine che ci sonoe togliessimo le persone la rete sparirebbe, non ci sarebbepiù. Se togliessimo tutte le macchine e lasciassimo lepersone, s’inventerebbero qualcosa e rifarebbero larete. La rete sono le persone. E sono le persone che hanno,ognuno un po’ a modo suo, scoperto che possonointeragire fra di loro, da uno a uno, in gruppi, gruppetti,forum, liste, eccetera... ambienti e comunità grandi,piccole, piccolissime... è molto importante ilpiccolo...
 

Meazzini:   Cioè?

Livraghi:   Cioè noi pensiamo sempre chela storia sia stata fatta dei grandi eventi. Si dice e sipensa: la storia l’ha fatta Napoleone. Milioni dipoverini che sono morti per Napoleone non contano niente... einvece sono loro che hanno fatto la storia. La storiaè fatta di una grande somma di piccoli eventi. Inquesto momento abbiamo un macrosistema, un sistema culturale,politico, economico...

 

Meazzini:   ... tecnologico...

Livraghi:   ... ecologico... allo sfascio. Stafunzionando male, malissimo. Mentre abbiamo unaquantità incredibile di abilità, intelligenza,dedizione, forza, nei piccoli fenomeni. Se andiamo a guardarei piccoli si scopre che in mezzo all’Africa, cheè una delle cose peggio governate che siano maiesistite nella storia, c’è gente che sta facendocose straordinarie, di cui non si parla quasi mai, bisognaandarle a scoprire... E questo non è vero solo inAfrica ma anche a trecento metri da qui. Cioè io credoche la grande risorsa in questo momento sia il piccolo, lagrande somma di tante cose piccole... e capita chel’internet sia uno strumento abbastanza adatto proprioper questo, perché puoi essere, puoi agire nelledimensioni del possibile. Su larga scala sono piùefficaci i “grandi mezzi”, come la televisione.Mentre con la rete si può agire bene su piccola scala.E la moltitudine delle piccole cose può esserepiù grande di quei baracconi enormi, appariscenti, maspesso poveri di contenuti e di vigore reale.
 

Meazzini:   Qui tu stai dicendo anche per fareuna cultura in positivo... tu prima hai detto questatecnologia perché sia al servizio dell’uomo,scommettere sul piccolo, valorizzare il piccolo...

Livraghi:   Si.
 

Meazzini:   Quindi tu in fondo hai fiducia nellanatura umana, nonostante il libro che hai appena finito discrivere... sul potere dellastupidità .

Livraghi:   È l’unica risorsa cheabbiamo. Non è che io abbia tanta fiducia nella naturaumana... è che, se no, che cos’altro abbiamo? Ofunziona quella o siamo fatti... quindi su quella dobbiamopuntare. Nella natura umana, per certe cose, possiamo averefiducia – perché non siamo sempre stupidi, nonsiamo sempre egoisti, non siamo sempre malvagi.L’umanità ha tutti quei difetti che si vedono eche sappiamo... però se riusciamo a far valere ivalori positivi della natura umana... e qui va detto checerti valori non particolarmente solenni... giocare, ridere,scherzare, prendersi in giro... vanno benissimo... quandoparlo di valori umani non sono solo i grandi valori, che,certo, ci sono e sono importanti... ma anche le piccole cose,il buonumore, l’allegria, il sorriso, contano molto.

 

Meazzini:   Quindi volendo sintetizzare iconsigli per gli addetti ai lavori, cosa diresti peraffrontare la comunicazione d’oggi?

Livraghi:   Addetti a cosa?



Meazzini:
  Addetti ai lavori nel senso personeche, che...

Livraghi:   ...che si occupano di comunicazione?



Meazzini:
  ...che si occupano di comunicazione...in positivo voglio dire, cioè tu cosa diresti cosaconsigli, cosa... quali sono i punti...

Livraghi:   Direi: cercate di rispettare glialtri. Una delle cose disastrose è il circolo viziosodella stupidità . Cioè, siccome penso chegli altri sono stupidi, li tratto da stupidi. Cosìquelli si convincono che io sono stupido... facciamo lagrande banda degli stupidi... e ci istupidiamo a vicenda....questo sta succedendo. Ma proviamo a ribaltarlo... si possonoottenere risultati di qualsiasi genere, che siano umani,spirituali, commerciali o politici, trattando la gente da“non stupida”. Secondo me dovremmo averepiù rispetto per gli altri. La comunicazione cominciadagli altri, non da noi, perché se non sappiamoascoltare non sappiamo comunicare. Comincia da fuori, da cometrattiamo l’altro, perché se noi trattiamol’altro da scemo alla fine diventiamo scemi anche noi.



Meazzini:
  E verso la tecnologia?

Livraghi:   La tecnologia deve essere tenuta inrigorosa obbedienza. Dobbiamo abolire la schiavitùumana e mantenere le macchine in assoluta, incrollabileschiavitù. Le macchine non hanno diritti civili, nonhanno diritto di farci perdere un millisecondo – o unmilligrammo di buonumore. Dovrebbero funzionare molto meglio:se non funzionano cacciamole via. Non dobbiamo avere alcunacompassione per le macchine. Devono tacere, obbedire edesserci utili – o andare a remengo. Sono loro i nostrischiavi, non noi i loro. Bisogna trattarle da schiavi.



Meazzini:
  Grazie, grazie Giancarlo.



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