Per gentile concessione di Federico Venturini, autore del sito Webwrite.it
Lo sforzo principale di ogni webmaster è fare in modo
che il proprio sito sia visibile in rete. Per fare ciò, il webmaster deve avere
una qualche competenza in fatto di SEO. Le linee editoriali che
molti dei principali motori di ricerca indicano nelle proprie FAQ diventano
quindi essenziali per favorire l'indicizzazione e il posizinamento del proprio
sito.
Ma sono anche un grande, formidabile condizionamento.
Infatti, l'effetto collaterale (ma tutto sommato
nemmeno tanto collaterale) di questa situazione è
il mal celato tentativo di incidere sull'evoluzione del Web.
Il Webmaster e il Web Content Manager che vogliono garantirsi
visibilità, sono spinti a seguire scrupolosamente le indicazioni editoriali dei
motori.
Naturalmente ci sono anche delle spinte in senso
contrario che riequilibrano il condizionamento dei Search Engines, ad esempio:
- le richieste del cliente,
- le strategie del marketing,
- la necessità di un forte impatto grafico,
- le particolari funzionalità che possono essere richieste ad un sito (web
applications, web services, linguaggi dinamici non sempre "digeribili"
dagli spider, eppure tanto necessari, ecc...)
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Tuttavia, ciò non diminuisce il potere, per lo meno di "moral suasion", che i motori di ricerca cercano di attribuirsi.
Google, il motore più usato al mondo, sfrutta tutta
la sua autorevolezza per proporre delle Guidelines
improntate alla sua stessa filosofia aziendale: make it simple!
Il leader mondiale delle ricerche in rete si è costruito passo dopo passo la
fama di brand user-friendly: ricerca pura ed efficiente, senza servizi
accessori, ricerca della qualità, leggerezza (ricordiamoci delle Lezioni
Americane di Calvino!), semplicità d'uso, immediatezza, pubblicità
assolutamente non invasiva.
Il messaggio è: se vuoi essere considerato da Google, attieniti alla stessa
filosofia.
E' evidente che al di là di tutto, siamo in presenza di una precisa strategia
di comunicazione, improntata alla massima diffusione e accettazione da parte
degli utenti dei valori associati al brand.
Le Guidelines di Google sono estremamente precise, ecco una breve rassegna delle cose più interessanti che richiedono/propongono/impongono.
quote (Google Guidelines):
Istruzioni su struttura e contenuto:
- Progettate un sito con gerarchia e links testuali comprensibili. Ogni pagina dovrà essere raggiungibile da almeno un link testuale statico.
- Create un sito utile e ricco di informazioni, con pagine che descrivano in modo chiaro e accurato il contenuto del sito.
- Provate a utilizzare del testo anziché immagini per visualizzare nomi, contenuti o links importanti. Il programma di scansione di Google non riconosce il testo contenuto nelle immagini.
- Verificate l'eventuale presenza di links inaccessibili e la correttezza del codice HTML.
- Se decidete di utilizzare pagine dinamiche (es. l'URL contiene un carattere '?'), ricordate che non tutti gli "spider" dei motori di ricerca effettuano la scansione di pagine dinamiche oltre a quelle statiche. È utile prevedere un numero esiguo di parametri brevi.
- Limitate il numero di link in una pagina a una quantità ragionevole (meno di 100).
Già da questa prima serie di indicazioni cogliamo alcuni dei valori a cui Google cerca di sensibilizzare webmaster e content manager:
- leggerezza
- quantità e qualità dei contenuti
- buona frequenza di aggiornamento
- più testo significativo e meno grafica inutile
- accessibilità, soprattutto dei link
Nelle successiva istruzioni tecniche si consiglia di testare il sito con un
browser esclusivamente testuale, ovvero di assicurarci che il nostro Content
Management System aziendale sia spider-friendly.
Pensiamo all'effetto che ha quest'ultimo consiglio su una software house che si
accinge a progettare un CMS...
quote (Google Guidelines):
Norme di qualità - Consigli specifici:
- Evitare testo o links nascosti.
- Non usare cloaking o tecniche di reindirizzamento subdole.
- Non inviare a Google query automatizzate.
- Non caricare pagine con parole non pertinenti.
- Non creare più pagine, sottodomini o domini dal contenuto sostanzialmente duplicato.
- Evitare pagine di rimando (doorway) create solo per i motori di ricerca o altri approcci "preconfezionati" come programmi di affiliazione dal contenuto originale scarso o nullo.
In queste norme, leggiamo invece una particolare attenzione verso potenziali fenomeni di spamming. Le "tecniche subdole" che Google mette all'indice, sono tutte quelle pensate per depistare lo spider e favorire una sua errata interpretazione del contenuto di un sito.
Le Guidelines, da questo punto di vista, sono anche un ottimo strumento cautelativo, con cui il motore di ricerca tenta di filtrare le innumerevoli segnalazioni che continuamente riceve.
Un'ulteriore conferma della politica editoriale di Google viene dalle Guidelines che vengono proposte/imposte a chi vuole aderire al circuito pubblicitario Google AdSense.
Alla richiesta del webmaster segue un'analisi del sito volta ad accertare che questo non contenga:
quote (Google Guidelines):
- materiali illegali, per adulti, ecc...
- Pubblicità eccessiva
- Popup, pop-under o finestre di uscita che interferiscono con la navigazione del sito, coprono gli annunci AdWords, cambiano le preferenze dell'utente o sono destinati al download. Altri tipi di popup, pop-under, o finestre di uscita sono accettabili a condizione che non eccedano un totale di 5 per sessione utente
- Contenuto ingannevole o manipolativo, o costruzione del sito realizzata specificamente per migliorare la posizione nei risultati di ricerca. Per esempio, migliorare il PageRank del vostro sito
L'antipatia di Google per le pop-up e nota a chiunque si occupi di search engines marketing. Di fatto il modello di pubblicità online che Google vuole affermare è proprio quella del sistema AdWords/AdSense: spot testuali pertinenti, altamente profilati e targettizzati, assolutamente non invasivi e segnalati come tali. Un totale rispetto per l'utente, quindi, che non deve essere assillato da ossessionanti finestre che esplodono a dismisura, o banner-trappola che forzano l'utente al click.
Tutt'altro: pubblicità come servizio informativo all'utente, che trova solo pubblicità che effettivamente gli può interessare. Per lo meno, il tentativo è questo.
E' evidente che nemmeno Google è una pia opera di misericordia, tuttavia la sua forza e l'ampio gradimento che gli utenti gli tributano a livello mondiale si basano sulla sua capacità di affermare che la sua sobria correttezza è non solo remunerativa, ma addirittura vincente.
Che effetto produce, in definitiva Google con le sue Guidelines?
Indubbiamente cerca di porre un filtro tra ciò che in rete deve essere visibile e ciò che deve/può restare in secondo (o terzo) piano.
Sicuramente, queste linee editoriali condizionano la gestione dei contenuti, oltre che le attività di webmarketing.
Addirittura si arriva a proporre con una certa forza un modello di fare pubblicità, e di conseguenza, un modello di fare comunicazione sul web.
Ad oggi registriamo che il successo di Google sta nell'aver saputo ben sfruttare e ben comunicare il rispetto per l'utente che leggiamo anche nelle sue Guidelines.


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