Marcello Tansini
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Quando lo spamming è di successo

Mi piace parlare di spamming, andando anche qualche volta sopra le righe nell'intento di provocare vivaci dibattiti.

Mi piace cercare di ragionare su un fenomeno di comunicazione su cui tutti sono pronti a gridare contro, senza mai aver cercato di ragionarci un poco al riguardo.

"Morte allo Spamming". " Morte agli spammatori". Punto e basta, sembra dire qualcuno.

Ricevere una mail di promozione, mai chiesta, di un particolare prodotto e denunciare l'indirizzo del mittente immediatamente allo "abuse" , sembra essere diventato lo sport nazionale di molti puristi del marketing online, combattenti tenaci in questa guerra santa contro i messaggi indesiderati.

Come tutte le posizioni intransigenti e integraliste, mi fanno, sinceramente, un po' paura.

Per inciso: se non sapete cosa sia l'abuse, citato poche righe sopra, non preoccupatevi: in un recente seminario di marketing con 150 persone, alla mia domanda sul suddetto ente, solo due ne sapevano qualcosa... tanto per far capire che chi tenacemente denuncia e-mail indesiderate sono solo una sparuta minoranza eletta, i famosi crociati della guerra santa contro lo spamming...

Preciso, subito, che sono contrario allo spamming puro e generalista, cioè, per restare nell'ambito di internet, a quello strumento di marketing mediante il quale si inviano migliaia di e-mail a migliaia di indirizzi di posta elettronica, assolutamente presi a casaccio, contenenti qualsiasi proposta, anche spesso pornografica, con il rischio, non trascurabile, che potrebbe essere letta anche da un bambino.

Ma, lo spamming, se inquadrato nell'ambito del direct marketing, può essere uno strumento di promozione insuperabile.

Desidero raccontarvi due episodi capitatemi durante queste vacanze estive trascorse in Austria.

Appena superato il Brennero, ricevo un sms sul mio cellulare.

Incuriosito, mi sono apprestato a leggerlo e scopro che si tratta del messaggio di benvenuto dell'ente del turismo austriaco, che mi forniva i numeri di telefono per poter usufruire dei vari servizi da loro offerti ( prenotazioni alberghi, numeri utili, ecc... )

Nessuno aveva chiesto loro di mandarmi questo messaggio, è stato un fenomeno di spamming, ma estremamente utile: avere quelle indicazioni è stato importante per il mio soggiorno nella incantevole Austria.

E chissà, quanti altri turisti, ignari di cosa significhi spamming, hanno apprezzato questo sms, un potentissimo strumento di marketing.

Il messaggio era ben indirizzato ad una cerchia di utenti predefiniti ( chi entrava in Austria ), conteneva informazioni utili: non era , insomma, quel tipo di spamming sbrodoloso e generalizzato che sopra ho condannato.

Altro esempio.

Dopo qualche giorno di soggiorno in Tirolo, ho ricevuto un sms dalla Tim, che mi indicava come poter telefonare dall'estero senza aver abilitato il mio cellulare prima della partenza, con un codice complesso, ma efficace.

I puristi del marketing, i santi crociati anti-spamming, avrebbero immediatamente gridato allo abuse della privacy: chi dava il diritto a Tim di sapere che ero all'estero?

E chi gli dava il diritto di mandarmi quel messaggio non richiesto ( non ho mai firmato da nessun parte per iscrivermi ad una loro mailing list )

Ero con un amico avvocato, noto avvocato, che, indubbiamente, mi confermava la violazione della privacy, ma con il quale concordavo che il servizio che ci era stato indicato era estremamente utile e che l'avremmo utilizzato.

Ora, tutto questo per dire, che il direct marketing o, usando un espressione da me inventata, lo spamming targhetizzato , e si badi bene non lo spamming generalizzato, è un efficace strumento di marketing, utile per le aziende sia per proporre servizi, ma anche per accrescere di immagine ( tim ha comunicato un servizio utile ai suoi utenti e si è fatta apprezzare )

Certo, lo spamming targhetizzato deve essere fatto con regole ben precise, è come camminare su una corda dalla quale si può cadere da un momento all'altro, ma è uno efficacissimo strumento di marketing.

 



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Marcello
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