Marcello Tansini
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Direct Mail

Alcuni dati sono tratti da News2Professionals, newsletter di Buongiorno.it.

Come già avevo scritto in una serie di articoli e come mi piace dire durante i miei seminari di Web-Marketing, il 2001-2002 sarà l'anno del direct mail e delle newsletters, due strumenti pubblicitari, forse meno potenti a livello di brand rispetto ai banner, ma dotati di un altissimo grado di efficacia.

Avalla le mie considerazioni, e il che non può che farmi piacere, uno 
studio di Forrester Research secondo il quale il fatturato dell’e-mail marketing triplicherà passando dagli 0,4 miliardi di dollari del 2000 a 1,1 miliardi del 2001. 
E questo dato non prende in considerazione il mercato delle newsletters del valore stimato di ben 220 milioni di dollari.
Una crescita in controtendenza rispetto ad advertising e sponsorizzazioni (-18% da 7,6 a 6 miliardi di dollari).

Sempre per ragionare intorno al Below The Web, interessanti risultano essere i risultati provenienti da una altra ricerca realizzata da Doubleclick i cui esiti sono stati pubblicati martedì scorso.

Nel corso del 2001 l’82% dei consumatori ha effettuato acquisti sulla base di informazioni o stimoli provenienti da una newsletter e-mail (ovviamente permission-based). Il dato rilevato nell’edizione 2000 dell’inchiesta era 61%. 

Il 37% degli acquirenti ha effettuato l’acquisto immediatamente cliccando un link inserito nel mail (era il 20% nel 2000). 

Il 70% degli intervistati prevede di utilizzare le newsletter per orientare gli acquisti natalizi. 

Il 77% desidera ricevere ogni settimana offerte speciali dai siti di e-commerce . 

E Contrariamente a quel che si temeva, l’utilizzo sempre maggiore dello strumento da parte delle aziende non e' riduce il valore del mezzo. Nel 2001 i consumatori intervistati avevano ricevuto in media 36 newsletter alla settimana, il doppio rispetto alle 18 del 2000.

Anche se , comunque, bisogna sempre stare attenti sia non esagerare con gli invii ( al massimo due volte alla settimana ), sia occorre sapere trovare soluzioni creative per inserire le proprie offerte commerciali o quelle altrui di sponsor paganti all'interno di mail che devono essere il più possibile informative.

E in Italia?

Il panorama italiano delle offerte di advertising è tristemente indietro anni luce rispetto agli Usa, con ancora le principali concessionarie pubblicitarie ancorate saldamente ai modelli di banner tradizionale a rotazione, incapaci di offrire agli investitori soluzioni realmente targhetizzate e interattive.

Ma, forse con la crisi generalizzata del mercato dello adv, e con la chiusura delle società di pubblicità meno capaci, il rinnovarsi sarà una parola d'obbligo per tutte le agenzie che rimarrano... le quali non potranno fare a meno che far cadere le proprie nuove scelte strategiche sul direct mail e il below the web.

 



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