I link in entrata sono buoni, i link in uscita sono cattivi. Ma chi lo ha detto? (Parte II)
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Interpretiamo le dichiarazioni di chi 'se la comanda'
Tutti i SEO che conoscono Matt Cutts (o per lo meno quelli che lo leggono) riportano volentieri le sue dichiarazioni in merito allo scambio link e al link trading, mostrando che la compravendita di link è una cosa negativa e paventando banning e penalizzazioni per chi faccia link trading. Chiariamo subito una cosa.
Sempre ragionando con il nostro cervello (che dovrebbe essere simile a quello di Cutts e del Google Team ...si licet) possiamo ovviamente condividere l'affermazione che un linking 'artificiale’ è una cosa negativa. Anzi, negativissima e questo per un motivo facile da capire: qualsiasi cosa che venga fatta 'esclusivamente’ per i motori di ricerca (dal linking al cloaking) e che ovviamente non riguarda fattori on-page come l'html (gli umani non dovrebbero leggere le tag...) è negativa.
Se io linko un sito SOLO perchè così questo sito mi da' un backlink in cambio, sto facendo una cosa sbagliata perchè cerco di 'foolare’ gli algoritmi di Google. Comprare link, vendere linke anche scambiare in bartering mood & mode) link non è salubre per una buona SEO. Ma come fa Google a sapere se un linking (e, nello specifico, un interlinking) è 'sano' o 'malato', se è 'naturale’ o 'artificiale’? Ha semplicemente dei 'clues': per esempio, se il mio sito fa parte di un network come LinkWorth, la possibilità che i link in entrata e in uscitra sul mio sito siano 'artificiali’ è altissima.
Se il mio sito contiene pagine in cui si propone scambio link o compravendita degli stessi...beh, questo non è bene. Se accanto ai link scrivo 'advertise here’, probabilmente la cosa è sospetta. Ma se sono un sito 'safe’ (che esiste da anni, che non ha mai avuto penalizzazioni e che non ha mai praticato pratiche di black o gray hat, e linko un sito altrettanto buono, perchè voglio consigliarlo (ritorna l'equazione: link=informazione) ai miei utenti e creo un'apposita sezione in cui sia chiaro che stanno navigando non all'interno del sito, qual è la possibile penalizzazione? Nessuna ovviamente e la prova sta nelle stesse parole di Cutts.
Quando Cutts dice 'non mettete link in uscita solo perchè questi siti a loro volta vi linkano' dice implicitamente (e questo molti SEO non lo capiscono): "mettete link in uscita /altrimenti non ci sarebbero link in entrata su nessu sito), ma fatelo 'cum grano salis', ovvero linkando siti che 'effettivamentè sono di qualità (e non che sono solo disposti a ricambiare il link) e che non sono completamente off topic rispetto al vistro sito". Se creare un linking 'artificiale’ vuol dire incorrere in penalizzazioni se non in banning (anche se di solito i banning vengono 'comminatì per pratiche 'esplicitamente black' come il cloaking...) cio' significa che creare un linking 'naturale’ è cosa buona e giusta.
Quando Cutts dice che i link in entrata debbono arrivare 'naturally' non intende suggerire certo che i siti linkanti debbano essere delle entità autonome che 'spontaneamente' fanno 'gemmare' link sui propri siti senza che nessun human being dica: "hey, mettiamo un link a questi". È ovvio che i link sono considerabili innaturali solo se frutto di un 'commerciio' esclusivamente economico (dal bartering alla compravendita vera e proprio).
Pensare che i link in uscita siano negativi è come pensare che un buon HTML o delle tag fatte ad arte rappresentino una over optimization dannosa per il sito. Pensare che Google (et alii) possano penalizzare un sito solo perchè è interlinkato bene con tutto il web (con siti DI QUALITA') è come pensare che un buon codice, una buona struttura del sito etc etc siano considerabili dei tentativi di 'foolare’ gli algoritmi del motore di ricerca. Significa pensare - in breve - che scritto gli algoritmi di Google è un mentecatto. Ragionate sempre 'come se’ e non sarà difficile capire quali sono le pratiche 'buone’ (white) e quella 'cattive’(black).
Veniamo ora ai fatti:"Quali sono i siti più 'amati’ da Google negli ultimi tempi?" I blog (sfido chiunque ad affermare il contrario) perchè nessun sito quanto un blog viene inserito altrettanto velocemente in indice, nessun sito prende il rank così in fretta, nessun sito scala le posizioni così in fretta e nessun sito è spiderato altrettanto frequentemente quanto un blog (il tutto, ovviamente, deve essere valutato in termini relativi).
Ora, i blogger hanno addirittura coniato un termine 'blogroll' che siginifica sezione del blog - della dannatissima home page del blog - dedicata all'interlinking con altri blog che a loro volta, tipicamente, linkano dalla loro homepage sulla home del blog linkante. Per i sedicenti SEO gooroo sarebbe una pratica da evitare o comunque 'rischiosa' perchè ipotizzerebbe un tipo di interlinking (il crosslinking) che Google interpreterebbe negativamente.
Ora, mi si potrebbe dire: certo, ma questo vale per i blog, perchè dovrebbe valere per un sito di e-commerce? E allora io dico: e perchè non dovrebbe valere? Anzi, Google ha tanto bisogno di 'voti’ fra siti di qualità delle stesse categorie e quindi che cosa ci sarebbe di meglio se Amazon linkasse Buy.com (saranno poi i proprietari dei siti a valutare i problemi di eventuale concorrenze o convicenza di due o più siti/società)? E non sarebbe ottimo se un sito di e-commerce linkasse un articolo che tratta dei problemi di sicurezza nelle transazioni con carta di credito, o delle leggi che regolano il reso dei prodotti difettosi?
Quale super CTO potrebbe pensare di penalizzare link di questo tipo? La risposta è semplice: nessuno. Google ha tanti difetti, è lento, sbaglia business a ogni piè sospinto (da keyhole a froogle) ma non si può certo dire che sia gestito da tecnici mentecatti o capaci di pensare che un interliking fra siti di e-commerce sia sinonimo di 'search engine spamming'. Se nascesse una associazione dei 'buoni siti di e-commerce’, non pensate che ci sarebbe un interlinking fra di essi? Sarebbe la cosa più 'naturale’ (si licet...) del web!
Federico Riva
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Il mondo SEO è pieno di contraddizioni al suo interno, e popolato dall'eterna lotta tra esperti, o sedicenti tali, convinti di saperne una più del diavolo e ossessionati dal dover dimostrare di "avercelo più lungo degli altri".
Sono proprio loro a non capire che, allo stato dei fatti, è la condivisione che può generare valore, attraverso i processi di interlinking ben spiegati all'interno dell'articolo.
E' naturale che un sito forte di suo abbia meno necessità di far ricorso all'outbound linking, ma rientra a pieno titolo in un processo ciclico di valorizzazione e ri-articolazione di contenuti, dunque ne può comunque trarre beneficio.
La teoria per cui ottenere link in entrata e non fare outbound linking è un postulato mai dimostrato, e che rientra certamente nei luoghi comuni del SEO.
Matteo
http://about.me/mat.pe
bello questo articolo, chiaro, semplice e sopratutto INTELLIGENTE.
Grazie.
p.s. qualè la data di pubblicazione?