L'uomo scompare dentro l'e-commerce (Parte I)
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Spett.le redazione di Punto Informatico,
troppe volte sulle vostre pagine come sulle pagine dei media
più tradizionali ho letto dei necrologi
sull'e-commerce imputando la sua morte ai necessari
strumenti tecnologici/legali/economici mancanti (crittografia
sicura, firma digitale, concorrenza su un mercato più
grande). Ma raramente ho visto considerare il lato umano
dell'e-commerce.
Fattori quale per esempio la sfiducia per un oggetto che non
si è mai visto realmente, unito al più generico
dibattito sul rapporto tra tecnologie e soluzioni, secondo il
mio modesto parere non sono da trascurare. Come fa un
consumatore a comprare un oggetto dalle mirabolanti
prestazioni tecniche il cui funzionamento è spesso
tradito in condizioni reali di utilizzo, senza aver mai
constatato la bontà delle dichiarazioni cartacee
fornite da produttori e pubblicitari? Qualcuno a questo punto
potrebbe chiedersi di cosa sto parlando. Allora farò
due esempi per tutti, uno generale ed uno strettamente
personale.
L'esempio generale è un problema saltato fuori
già quando uscirono sul mercato i primi scanner dal
costo accessibile alle masse: pixel reali o pixel finti? Oggi
molti di noi vogliono acquistare una macchinetta fotografica
digitale e spesso si trovano davanti prodotti pubblicizzati
nominando la risoluzione in pixel interpolati piuttosto che
la risoluzione in pixel del sensore digitale: la vera
quantità di punti su unità di superficie che
rimangono impressi nella memoria della fotocamera per andare
aiutare la nostra con i ricordi o con i dettagli di un
progetto o con la testimonianza di un evento.
La mia domanda è semplice: perché?
Ed il problema si fa serio quando la fotocamera è di
tipo economico, così quel delta tra la quantità
di pixel reali e la quantità di pixel interpolati fa
la differenza tra una foto usabile (proiettata o stampata che
sia) ed una foto inservibile. Purtroppo però la
differenza è notabile solo dopo aver scattato la prima
foto. Quindi a problemi inevitabili quali il tipo di cavo
necessario a sfruttare "la connessione usb" (che
può essere un banale cavetto usb standard da 5 euro od
un cavetto proprietario dal costo di 100 euro) o la resa dei
colori falsati, dobbiamo anche stare a schivare le
verità parziali messe in circolazione da chi produce,
pubblicizza o vende un prodotto. Io ho acquistato una
fotocamera Pretec da 1.3MPixel e ne ho ricevuta una da
300KPixel: avete mai provato a stampare una foto digitale
scattata con una macchinetta a 300KPixel?
L'episodio strettamente personale è legato invece
al periodo subito successivo all'acquisto del mio
palmare, di cui preferisco non citare il nome e chiamarlo
semplicemente l'Innominato. La retro-illuminazione non si
accendeva... solo al buio, in maniera casuale e non su tutte
le unità prodotte; un bug nel software di gestione,
permetteva l'utilizzo del bluetooth in poche e
particolarissime combinazioni di dispositivi e software,
fortuna che è il modulo bluetooth più avanzato
che sia mai stato integrato in un palmare; le schede di
memoria SD erano talmente lente da renderne impossibile
l'utilizzo, eppure sulla carta sono le schede di memoria
allo stato solido più piccole, sicure e performanti;
il sistema operativo si bloccava in continuazione; il display
lcd vibrava quasi a voler emulare lo scarso refresh di un
vecchio monitor; il backup non funzionava e la connessione
con il pc si bloccava in maniera random.
L'agenda non era affidabile, gli mp3 non potevo
sentirli, posta e web non erano raggiungibili, il navigatore
non mi interessava perché lo avevo già in
macchina: ma perché ho speso quei 700 euro?
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