L'uomo scompare dentro l'e-commerce (Parte IV)
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Allorchè dopo pochi giorni mi è stato detto che
stavano aspettando una comunicazione da parte del loro
distributore ed intanto dovevo fornirgli una dichiarazione
secondo la quale l'Innominato non era stato portato in
detrazione iva: per fortuna che sono un contributore onesto,
così non ho detratto il palmare perché lo uso
anche per faccende personali: altrimenti il decreto
legislativo da me citato non era applicabile!
Come se un venditore non dovesse sentirsi responsabile
sempre e comunque per un cliente insoddisfatto a causa di un
prodotto venduto che non funziona. Fornita la dichiarazione,
mi è stato detto che avrei avuto comunicazione appena
i loro avvocati avessero acquisito tutta la documentazione
necessaria. Gli avvocati? In ogni caso, me l'ero cercata,
avevo commentato una legge.
Una volta accettata la sostituzione e subito dopo la
richiesta del numero seriale del prodotto (tra l'altro
già fornito nelle email precedenti), passati quindi
altri giorni, mi è stato comunicato che avrei dovuto
rivolgermi al loro corriere per restituire l'unità
difettosa; li ho ringraziati dell'email e gli ho
comunicato che avrei contattato il corriere appena ricevuta
l'unità nuova (sulla raccomandata avevo
specificato che la sostituzione doveva avvenire in modo che
ricevessi l'unità funzionante in concomitanza od
in un tempo precedente alla restituzione).
Mi è stato risposto che prima dovevo mandare
l'unità difettosa e poi avrei ricevuto
l'unità nuova in sostituzione; dopo aver risposto
per l'ennesima volta che non ero intenzionato a subire
ulteriori danni, sono andato dritto dritto nell'ufficio
del giudice di pace della mia zona. Parlando con persone
dell'ufficio ed un paio di avvocati lì in attesa
di colloquio con il giudice, non mi hanno saputo dare un
parere certo su cosa avrei ottenuto ma hanno garantito che
tutto il tempo perso in questa storia nessuno me lo avrebbe
risarcito: al massimo, con un po' di fortuna, potevo
farmi pagare le spese vive sostenute e provabili.
Ma perché se vado nel negozietto sotto casa, posso
sostituire anche un prodotto perfettamente funzionante di cui
mi sono reso conto non adattarsi alle mie necessità
come pensavo? Perché vivo in un paesetto: la
globalizzazione qui non è arrivata. Perché
compro da una persona e non da un monitor: il contatto umano
permette di stabilire le responsabilità.
Al momento in cui scrivo ho speso circa 500 euro di
accessori per aggirare le limitazioni del dispositivo, e
grazie all'aiuto di persone più esperte di me
l'Innominato mi fa ascoltare gli mp3, un accendino mi
aiuta ad utilizzarlo quando non c'è una luce
diretta sul sensore e gli aggiornamenti software arrivati dal
produttore mi consentono di accoppiare l'uso del
cellulare all'uso del palmare.
Quindi posso in generale, dopo 4 mesi, prendere una boccata
d'aria prima di iniziare a litigare con il gestore
telefonico (altrimenti niente fax e, dulcis in fundo,
internet a costi esorbitanti) ed il negozio italiano al quale
ho ordinato alcuni di questi accessori: da Honk Kong,
Inghilterra ed USA è arrivato tutto, dall'Italia
ordini effettuati lo stesso giorno di quelli internazionali,
ancora non sono arrivati.
Sempre che il procedimento presso il Giudice di Pace non si
complichi... Altrimenti dovrò risparmiare anche questa
boccata d'aria ed avrò quindi poco tempo per
gustarmi la musica sulla mia soluzione portatile.
Penso che tecnicamente, economicamente e legalmente
l'e-commerce sia valido e maturo; ma se noi persone, che
in genere siamo sia acquirenti che venditori, non eliminiamo
le resistenze psicologiche, non potremo usufruirne per
risparmiare tempo e soldi negli acquisti.
Distinti Saluti,
Michele Favara Pedarsi
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