Marcello Tansini
a- a+

Spariti 1400 siti in un anno e il 60% non compare nei motori di ricerca

L'articolo di quest'oggi parte da due dati rilevati nel corso dell'annuale ricerca dell'IBI - Internet Benchmarking Italia - sui "numeri, fatti e tendenze dell'Ict" giunta ormai alla sesta edizione.

Nel solo anno 2002, hanno chiuso i battenti oltre 1400 siti web di e-commerce ed è sparita anche una percentuale tra il 15 e il 20% dei posti di lavoro della net-economy.

Numeri non certo entusiasmanti, ma che per essere compresi al meglio, devono essere rapportati ad un altro dato: il 60% dei siti che "vorrebbe ambire" a fare commercio elettronico non compare sui motori di ricerca.

Ecco che quindi, alla luce di questo dato, non conviene e ha poco senso dare la colpa di tutto alla solita arretratezza dell' Italia nel campo Internet, alla mancanza di fiducia dei consumatori, alla poco diffusione delle carte di credito.

Argomenti che si conoscono bene (dopo le tante volte che li abbia sentiti e/o letti) e che hanno una qualche ragione di fondo, ma che non bastano a spiegare questa debacle dell'e-commerce italico, anche perchè, se è vero che nel 2002 non sono cresciuti i navigatori italiani a tassi elevati, l'utente internet italiano sembra pian pian maturare, pronto all'acquisto online, se non con la "moneta elettronica" , almeno con il classico contrassegno (e bisogna dare atto che il sistema di logistica e spedizioni è generalmente migliorato).

I problemi sono altri e ben più gravi: in molti hanno creduto che l' e-commerce fosse uno scherzo, che fosse uguale a vendere sul territorio offline, o ancor peggio, che bastasse fare 2-3 paginette, collegarsi con Banca Sella e il gioco era fatto.

Ancor oggi in quanti siti, anche prestigiosi, che hanno speso decine di milioni (se non di più) per la promozione online ed offline, manca un numero di telefono per l'assistenza, una newsletter per fidelizzare i propri utenti o è una operazione lunga e complessa ricercare il prodotto che si desidera?

Sono mancate le basi. Si è preferito, talvolta, spendere in promozioni online, piuttosto che iniziare dalle basi costruendo siti usabili e funzionanti ed iniziare a farsi trovare dallo strumento che più utilizzano i consumatori in rete prima di effettuare l'acquisto, ossia i motori di ricerca.

Accade così che l'e-commerce si trasformi in e-shopping, ossia i siti vengano utilizzati per fare confronti online su prezzi, marche e caratteristiche, per poi comprare offline.

Tanto più vale questo in Italia, dove negozi e supermercati sono ben distribuiti sul territorio, e non c'è normalmente difficoltà a reperire i prodotti che si desiderano.

Oppure in determinati settori merceologici è accaduto che pochi siti hanno avuto successo e gli altri sono rimasti al palo tendendo a scomparire.

Ovviamente trovare la ricetta giusta è difficile, ossia il giusto equilibrio, ma non si può partire con il piede sbagliato in partenza.

L'e-commerce in Italia crescerà, ma prima devono crescere i siti di e-commerce: non in numero, ma in qualità!



Ti potrebbe interessare anche

commenta la notizia

C'è 1 commento
Lorenzo
Hai qualche domanda da fare?