La rincorsa alla ricetta magica

La rivoluzione della Rete non si esaurisce nella costruzione e nella gestione di fitte trame di rapporti interpersonali fra utenti della rete, in cerca di persone con cui comunicare.

Internet è un mondo parallelo che interagisce con la nostra realtà quotidiana. È un arricchimento ed un’estensione delle nostre potenzialità e delle capacità di relazione.
Per questi motivi, se in Internet la voglia di comunicare per supplire ad un’esigenza intima e personale si è dimostrata cosi proficua e tanto avvincente, non poteva non esserci qualcuno che da subito pensasse di sfruttare la Rete per comunicazioni commerciali e per vendere.

Internet diventa cosi l’appendice, anzi, una parte importante dell’attività commerciale. Sono in molti a crederci all’inizio, molti hanno poi dovuto ricredersi, abbassare il tiro, mettere a fuoco le strategie di comunicazione e commercio.

È della metà di luglio 2001 l’annuncio che webvan, storica società che si occupava di vendita online di prodotti alimentari nella California ed in altri stati Usa, ha chiuso.
Eppure la formula era perfetta: dopo il “web”, la scelta online dei prodotti, arriva il “van” (che vuol dire furgoncino in inglese) a casa con tutto ciò che vogliamo.

Stessa sorte è toccata mesi prima all’italiano zivago.com, sito di casa Feltrinelli che vendeva libri online.

E cosi altri siti che hanno smesso di credere nelle potenzialità della rete.
Internet ha abbassato i costi legati al magazzino ed alla struttura fisica del negozio tradizionale, ma ha alzato quelli legati ai servizi, al trasporto, al mantenimento della struttura tecnologica.

E spesso è proprio questa struttura tecnologica a pesare maggiormente e a fare la differenza: cosa distingue un sito che vende da uno che non vende?
La struttura, la presentazione, gli accorgimenti tecnologici, le interfacce, le soluzioni interattive.

Su internet si vende ciò che è immateriale, ciò che naturalmente si adatta alla struttura stessa del web.
Nessuno mai comprerebbe abiti, troppo personali, troppo “materiali”, troppo ingannevoli le immagini rispetto alla reale consistenza dei tessuti e dei colori.

In internet si acquista ciò che è “leggero”, privo di materialità: musica, cultura, divertimenti, viaggi…
Si compra ciò che è più vicino alla natura della rete, ciò che viaggia e che alimenta Internet stesso.
Perché le parole più ricercate dai motori di ricerca sono sempre queste: viaggi, musica, gratis (mania e gingillo di ogni vero cybernauta), perché è questo ciò che l’utente della rete vuole e richiede in questo mondo virtuale.

Ma le aziende come vivono il web?

Si dividono in una serie di “tipi”, in base alle esigenze che vogliono ottenere: alcune vogliono solo promuovere l’attività tradizionale attraverso la rete – non funziona molto, è un’investimento a metà, perché ingolosire i clienti e poi lasciarli a bocca asciutta?

Alcuni utilizzano il sito per “assistere” i clienti, una scelta che giustamente fanno soprattutto le società che si occupano di software (nulla di più immateriale e fondamentale per il web!).

Altri siti vendono direttamente o indirettamente online prodotti, propri o altrui (è quello che si dice il “vero” e-commerce).

E cosa dovrebbero fare per vendere?
Imparare che su internet si vende in un modo nuovo e diverso, ancora da brevettare e testare, ma da sperimentare e inventare. Ora.
Il rapporto fra la realtà e il virtuale è fatto di interazione, oscillazioni morbide e perfette fra i due universi che si sfiorano, si incrociano ma non si confondono.
La creazione di nuove strutture, nuove interfacce e nuove possibilità di interazione saranno la carta vincente.

Vince chi arriva primo. Chi trova la formula magica.

 

 

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