Pure-play e aziende multicanale, due approcci diversi al commercio elettronico
E' ormai nota a tutti la caduta delle speranze legate al commercio elettronico e ad Internet - almeno di quelle divenute pure utopie - a cui si è assistito da quello che gli americani hanno soprannominato "heyday delle dot-com" , inutile ripeterne ancora le cause e le dinamiche.
In conseguenza a questo crollo spettacolare, sarebbe
però troppo facile condannare l'e-commerce nel suo
complesso, e si cadrebbe in una nuova miopia. Le idee di
fondo che hanno portato al boom iniziale, non erano
sbagliate in sé, ma sono state sopra stimate
per quel momento. Questo non esclude affatto, anzi recenti
dati lo confermano, che grazie al business online siano stati
realizzati contatti diretti tra consumatori e
fornitori, che la convenienza sia aumentata
esponenzialmente, che si siano aperti nuovi canali,
ecc.
Ma soprattutto non mina una realtà ormai certa, il
commercio elettronico esiste, è una
realtà concreta.
Ma allora come ammettere anche che così tanti
e-tailers e dot.com siano naufragati? Sì certo
è vero, molte esperienze si sono rivelate
fallimentari, ma questo deve rimanere distinto dal constatare
che accanto ai fallimenti, esiste un e-commerce che è
vivo e - in misura e forme diverse nelle singole situazioni
"locali" - prospera. Occorre tenere presente tale
distinzione per non generalizzare ed essere obiettivi
nell'analisi delle ragioni insite nel "tonfo"
di molte aziende online, che spesso hanno a che fare con una
sopravvalutazione dei benefici ed una sottovalutazione dei
costi/rischi.
Per questo ora sono tutti alla ricerca di modelli di
business solidi, per non ricadere in questi errori.
Volendo fare degli esempi di pure-play che abbiamo individuato e messo in pratica un solido modello di business, non si possono non citare aziende come Amazon.com ed eBay. Hanno guadagnato in modo costante e crescente audience tra gli utenti, tramite la pubblicità ma anche grazie al "passaparola" , hanno generato un traffico sempre più alto sui propri siti e - cosa ancora più importante di questi tempi - hanno generato profitto.
Il profitto nel post-crisi ha costituito l'unico metro
di giudizio per misurare la validità di
un'iniziativa online, pur essendo idealmente
riconosciute le idee di fondo che avevano animato
l'ascesa delle dot.com.
Ma profitto diventato sinonimo di solidità ,
rappresentava proprio ciò che i finanziatori si
aspettavano. E-Bay è di certo considerata
un'azienda "solida" da questo punto di vista.
Amazon.com un po' meno, eppure non solo sopravvive ma
probabilmente crescerà ulteriormente in futuro.
Occorre comunque riconoscere a queste due aziende di avere
realizzato quello che pochi altri pure-play sono riusciti a
fare, non che siano sole nel loro successo, ma di certo la
maggior parte dei e-tailers pure-play hanno ancora parecchio
da fare. Soprattutto nel decidere a che punto abbandonare
le economie di scala ed iniziare a generare profitto.
Subito? Successivamente?
Se si esce dal mondo dei pure-play, tutto diviene più "oscuro" e confuso. Non è un segreto che i retailers multicanale abbiano deciso di utilizzare anche il canale online per il proprio business. Il loro vantaggio è stato senza dubbio quello di poter contare su una base di clienti già solida che come si fida del loro nome offline, lo fa anche sul Web.
Ma proprio per questo come giudicare la loro "solidità" , il profitto ottenibile? Capire se l'online di tali operatori si basi su modelli di business davvero vincenti è ancora più difficile in quanto oggi la maggior degli operatori non separano in modo netto le attività e-commerce dal resto (come avveniva all'inizio), ma le hanno riassorbite nell'azienda madre. Questo vale anche per le dichiarazioni di profitti e perdite nei due comparti, che risultano riunite.
Tuttavia lasciarsi condizionare solo da questo aspetto sarebbe un errore, anche perché insito nel concetto di "multicanale" , vi è proprio l'idea di spingere il consumatore ad utilizzare ed incrociare le varie possibilità : ordinare e acquistare online, ma ritirare il prodotto offline; o scegliere online e concludere la transazione offline. In entrambi i casi l'online avrà comunque contribuito alla conclusione dell'acquisto. Come decidere quindi dove dichiararlo?
Pure-play o meno, nonostante le difficoltà oggettive
nel generare profitto, resta una base comune: i siti
Web, il canale online divengono sempre più
chiave strategica per qualunque tipo di business.
Soprattutto perché sempre più gli utenti si
sono abituati a cercare online un prodotto o un servizio
prima di deciderne l'acquisto nel virtuale o nel
reale.
Come nella old economy era certamente utile essere presenti
sulle "Pagine Gialle" per essere rintracciabili,
ora occorre permettere ai consumatori di far scorrere le loro
dita su Internet per individuare un'azienda.
Ora occorre superare i traumi dei molti fallimenti, affidarsi a modelli di business solidi ed a finanziamenti consapevoli, e quindi cercare di crescere per passare alla annunciata fase successiva del commercio elettronico, che tutti stiamo aspettando da tempo!
Emanuela Pasino
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