Non tutti i visitatori sono clienti e/o utenti attivi
Dopo le tante promesse fatte e non mantenute, gi analisti e
gli esperti del mercato del business online continuano a
tentare analisi efficaci su quali possano essere le strategie
vincenti per il futuro.
Ma spesso, pur essendo tali opinioni utili spunti di
riflessione, sarebbe sufficiente una buona dose di buonsenso
per evitare di commettere errori costosi.
Una delle promesse dell'e-comemerce è sempre stata
quella di poter raggiungere grazie alla sola propria presenza
sul Web un numero quasi inesauribile di clienti.
Ormai, è
noto a tutti, come tale promessa non sia stata mantenuta, ma
il buonsenso vorrebbe che, oltre a concentrarsi sui clienti
che potrebbero arrivare, chi gestisce un sito di commercio
elettronico (come d'altronde avviene offline), cercasse
di ricordare che tra visitatori del proprio sito e
"clienti" (ovvero chi effettua uno, anzi
più acquisti) c'è una differenza di cui
tenere conto.
Inutile volersi rivolgere sempre a tutti i possibili
visitatori del sito, meglio investire la maggioranza delle
proprie risorse - a livello di marketing, logistica, customer
relationship, ecc. - per occuparsi di quel 20% circa di
visitatori che, in genere, costituiscono la vera
clientela, fidelizzata, che permetterà la
sopravvivenza ed il successo del proprio e-shop.
Sembra senza dubbio un concetto banale che non varrebbe la
pena di ribadire, ma nella pratica - e nei risultati - di
molti siti di e-commerce, non è poi nozione sempre
acquisita.
Questo non significa che non si debba aspirare ad acquisire nuovi clienti, ma la qualità del trattamento riservato a chi gode dello "statuto" di cliente, sarà la migliore pubblicità al proprio servizio.
Anche perchè online, spesso, non è
sufficiente un solo acquisto da parte di un'utenza
"casuale" a rendere un sito produttivo; lo
è, invece, il ripetersi di più acquisti,
(anche quattro o cinque da parte dello stesso cliente).
Occorre quindi concentrare i propri sforzi nell'indurre
tale atteggiamento nei consumatori. Un'utile verifica
può essere analizzare esperienze di acquisti ripetute
in rapporto al periodo di tempo in ci esse avvengono.
Stabilendo, infatti, un margine medio ritenuto sufficiente
(o auspicabile), su queste variabili dovrebbe essere di certo
più efficace stabilire la propria politica ed
investimenti in materia di marketing.
Per raggiungere una visione chiara dello stato del proprio
e-shop, è necessario monitorare con costanza i
propri archivi, i log file, ecc.
Infatti, lo si è ripetutto spesso, il tipo di
navigazione ed i comportamenti dei consumatori, in
un ambiente in cui possono più o meno autonomamente
scegliere il loro percorso - ma senza dubbio decidere in ogni
momento di uscire dal sito - tali dati sono materiali di gran
lunga più preziosi di qualsiasi strategia
"preconfezionata".
Quali sono i prodotti più apprezzati? Quelli più richiesti? In quali pagine i visitatori trascorrono la maggior parte della loro navigazione? Da quali pagine viene più spesso abbandonata la navigazione?
Le risposte a queste domande - sono solo alcune che un sito si dovrebbe porre - possono essere un buon punto di partenza, occorre però avere il coraggio di tradurle in interventi pratici.
Spesso infatti, proprio per la paura di non accontentare tutti gli utenti ed i potenziali nuovi visitatori, si esita ad effettuare modifiche anche radicali come eliminare una categoria di prodotti che, tra i clienti, non riscuote particolare successo.
E' certamente impegnativo mantenere un costante equilibrio tra le risorse spese per conservare la propria clientela (operazione costosa e molto più difficile rispetto all'offline), e quella parte da dedicare all'acquisizione di nuove fette di mercato. Ma la possibilità di aprirsi a nuovi mercati dipende essenzialmente dalla solidità di quelli già acquisiti.
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