Vedere un film in streaming è semplicissimo. Basta andare su un sito che offre questo servizio, scegliere il film e cliccare su Start. A quel punto l’applicazione da remoto fa partire il caricamento in buffer del film e il software sul PC (quasi sempre Flash) inizia a visualizzare i primi fotogrammi.
Se la connessione è abbastanza veloce, si potrà vedere l’intero film senza interruzioni, a una definizione non esaltante ma comunque quasi sempre accettabile.
Tutto questo in tempo reale, senza attendere di dovere effettuare il download del film sull’hard disk, dotarsi del software con il giusto codec e sperare che quello che si è scaricato corrisponda effettivamente a quello che si desidera vedere (non sono rari i casi in cui sotto il nome di un film di successo si cela una pellicola scadente o addirittura un film a luci rosse).
Ma, soprattutto, lo streaming è una pratica quasi sempre legale o comunque non illegale per l’utente finale, a differenza del peer-to-peer che spesso rappresenta una violazione delle leggi sul copyright.
Tutte queste caratteristiche rendono lo streaming una delle killer web application dei prossimi anni in fatto di fruizione di film e di contenuti video d’autore.
L’unico svantaggio è che per goderne appieno è necessario disporre di una buona connessione a Internet all’atto della visione del film, cosa che taglia fuori dal servizio chi si trova su un computer o un dispositivo che non può essere collegato alla Rete in qualsiasi momento. Un problema che può essere risolto approfittando delle sempre più convenienti tariffe flat dei vari provider e soprattutto, per chi è sempre in movimento, delle offerte dei fornitori di soluzioni per la connettività mobile.
In pratica, basta avere una Internet key con limiti di utilizzo non troppo limitativi per potere beneficiare dello streaming dovunque e in qualsiasi istante. E se questo avviene, la sentenza di morte del P2P è pronunciata, tant’è che numerosi client BitTorrent stanno implementando anche la funzionalità di visualizzazione in streaming dei contenuti video direttamente durante il download.
I punti importanti da chiarire sullo streaming sono due.
1. Quanto costa vedere un film in modalità streaming?
2. Quali sono i siti che offrono il servizio film in streaming?
In realtà sono due domande strettamente collegate. In teoria la visione di un film in streaming presumerebbe infatti un abbonamento o un noleggio del singolo film in forma di video on demand o, se si preferisce, di pay per view. Il condizionale non è casuale, in questo caso, perché in realtà in Italia le offerte di servizio di questo genere sono quasi tutte integrate nei piani di abbonamento offerti direttamente dai provider.
Alice Telecom e Fastweb, per esempio, hanno lanciato soluzioni on demand di questo genere ma senza particolare successo. Un po’ a causa del download selvaggio e un po’ perché in realtà gli stessi titoli potevano essere visti gratuitamente su altri portali che li ospitavano.
Quello che poteva essere un modello di vendita valido si è rivelato un flop moderato in quanto il costo dei diritti d’autore dei film non sempre veniva ripagato dalle rendite derivate dalla fruizione degli utenti. Peraltro lo scopo dei provider non era quello di fare concorrenza ai cinema, ma quello di stimolare la richiesta di nuove connessioni alla banda larga.
L’offerta di un catalogo di film era in sostanza una sorta di specchietto per le allodole di cui, potendo, avrebbero fatto anche a meno quando gli utenti avessero trovato una vasta gamma di altri validi motivi per connettersi con un bitrate alto. Questi motivi oggi sono già tutti presenti: visualizzare portali come YouTube, Facebook, Flickr o altri social network complessi che rappresentano una tappa imprescindibile in ogni navigazione sul web è assolutamente proibitivo senza una connessione a banda larga. Di conseguenza l’urgenza per i provider di offrire servizi di streaming di film è sostanzialmente venuta meno.
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Altri operatori interessati a fornire lo streaming di film a pagamento sono i rivenditori di DVD, come Blockbuster, che in America ha già iniziato a distribuire anche in streaming i film normalmente noleggiati nei negozi, mentre in Italia questo servizio non è ancora stato avviato. Oppure i competitor di Blockbuster che puntano al solo online, come Filmisnow o Cinemalfa, che offrono una selezione di film da scaricare o da vedere in streaming a pagamento.
Quando si parla di streaming on line, però, non si pensa a pagare, ma a vedere i film gratis.
Su Internet infatti tutto ciò che è in formato digitale può essere distribuito gratuitamente, indipendentemente dal fatto che questo rappresenti o meno una violazione dei diritti d’autore. Quello che è accaduto per la musica alla fine degli anni Novanta sta oggi accadendo per i film, complice la sempre crescente diffusione della banda larga.
Con la differenza che mentre un brano musicale, se piace, si tende ad ascoltarlo una molteplicità di volte, rarissimamente un film viene rivisto più di due volte consecutive.
Anzi, nella quasi totalità dei casi basta un’unica visione per dare soddisfazione piena. In più, una buona pellicola va vista su schermi sufficientemente grandi, come quelli di computer con monitor da almeno 19 pollici o su televisori LCD ad alta definizione. In questo senso l’esigenza di trasportare il file di un film da un dispositivo all’altro, tipica di un file MP3, rimane meno pressante: quello che al massimo si chiede è di poterlo vedere su un televisore e per farlo basta disporre di un apparecchio che accetta il collegamento a un PC, caratteristica presente in quasi tutti i televisori di più recente fabbricazione.
Ecco allora che lo streaming (gratuito) dei film ha tutte le carte in regola per essere preferito al download illegale, che impone tempi molto più lunghi nella ricerca e nello scaricamento del film prescelto.
Streaming gratuito, ma in che modo? E, soprattutto, è una pratica legale?
Lo è se chi mette a disposizione lo streaming dei film su un sito ne ha previamente pagato i diritti d’autore. A fare così, per esempio, è Film-Review, che punta a questo servizio per accrescere il traffico sul proprio sito e distinguerlo nell’agone dei numerosissimi portali e siti dedicati alle recensioni cinematografiche e al gossip hollywoodiano. Ma l’offerta, ovviamente, è decisamente esigua e dopo poche visioni si estingue la rosa dei film ritenuti interessanti.
Un altro servizio simile è quello reso da First TV, che punta a recuperare gli investimenti nelle licenze attraverso la pubblicità. Anche in questo caso, però, la scelta è molto limitata e i film in catalogo sono molto datati e spesso di serie B. Va detto allora che se il fenomeno dello streaming gratuito fosse basato su questo tipo di portali il fenomeno sarebbe talmente di nicchia che non avrebbe quasi neanche senso provare ad analizzarlo.
Quello che sta rendendo invece lo streaming il vero boom di questi ultimi anni è il fatto che gli utenti hanno iniziato a sfruttare in modo ampio le opportunità del Web 2.0 offerte da siti simili a YouTube, ma che a differenza di YouTube non impongono limiti di tempo nell’upload di video.
Un esempio su tutti è Megavideo, che dà modo agli iscritti di caricare qualsiasi video e metterlo a disposizione degli utenti. L’unico limite è che chi vede i video non deve superare la soglia giornaliera di 72 minuti, dopodiché il suo diritto allo streaming viene inibito fino al giorno successivo. In alternativa si paga un abbonamento, che peraltro ha un costo abbastanza conveniente: 9,99 euro per 1 mese, 19,99 euro per 3 mesi, 59,99 euro per 1 anno e 199,99 per sempre. E niente più limitazioni di visione.
Si tratta però di video non protetti da diritti d’autore, perché sono gli utenti stessi a metterli on line, esattamente come avviene in YouTube. In questo senso scatta un evidente comportamento illegale, che però non è facile sanzionare: la responsabilità è del sito, degli utenti che fanno l’upload o di chi fruisce di un contenuto video con copyright?
Sicuramente non dei consumatori finali, i quali possono a buon diritto dire di trovarsi su un sito che ufficialmente fornisce contenuti legali e poi, accidentalmente (si fa per dire...), si trovano a vedere film interi. In ogni caso a loro non viene dato nessun avviso specifico di illegalità e quindi in questo senso non hanno il dovere, fino a oggi, di sentirsi responsabili per quanto fanno.
Il portale, dal canto suo, afferma che di tutti i contenuti sono responsabili i soli utenti, esattamente come fa YouTube.
È la stessa filosofia dei provider, che garantiscono una piattaforma o un accesso alla Rete, ma non sono responsabili dell’uso corretto o meno che ne fanno gli utilizzatori finali. Dunque tutto cade sulle spalle degli utenti che fanno l’upload dei video. Che però sono ben attenti a non rendersi identificabili in alcun modo. E quindi non sono perseguibili proprio perché non è possibile risalire, solitamente, a nessuna persona fisica.
Risultato: un bel guazzabuglio contro cui le major produttrici di contenuti stanno cercando di capire come procedere. Come se per loro non fosse già abbastanza ardua la lotta al file sharing via peer-to-peer!
Ad ogni modo i curatori di Megavideo, autonomamente o più spesso dietro segnalazione delle case produttrici o dei distributori, di tanto in tanto operano la rimozione di qualche film. Per ridurre questa possibilità, gli uploader più esperti fanno in modo di non dotare i video dei film di nessun tag o titolo che permetta di trovarli con i motori di ricerca interni o esterni al portale.
Ma in questo modo, ovviamente, rischiano di rendere impossibile recuperarlo anche a chi desidera vederlo, se non fosse che proprio a questo punto intervengono altri utenti, per lo più blogger, che si incaricano quotidianamente di aggiornare la lista dei film uploadati, inizialmente dando conto delle indicazioni dirette da parte di chi li ha caricati (ma spesso le due figure coincidono).
Poi, come succede di norma nel Web 2.0, basta la condivisione virale delle informazioni per far sì che l’indirizzo Megavideo di un film si ritrovi rapidamente su svariate decine di blog che lo riportano, magari corredandolo di una recensione per renderlo più appetibile e provare a spiccare un po’ di più nel mare magnum della Rete.
Quello che l’utente finale allora deve fare è semplicemente navigare in questi blog, cercare il film che gli interessa e da lì passare su Megavideo. Peraltro, se gli URL dei film uploadati quasi sempre non sono reperibili sui motori di ricerca, tutti i blog che ne parlano lo sono, per cui quasi sempre basta digitare il titolo del film su Google (o un altro motore) aggiungendo la parola chiave “streaming” (es. “streaming film italiani”, “streaming titolodelfilm”) e il gioco è fatto.
Per gli utenti finali l’unico vero problema è come fare a superare la barriera dei 72 minuti. I più onesti si abbonano. Il costo, a ben vedere, non è elevato: 19,99 euro per tre mesi corrispondono a meno di tre visioni al cinema in tre mesi. Praticamente il costo di una pizza.
Ma gli irriducibili che puntano al tutto gratis “senza se e senza ma” hanno altre soluzioni. Il limite di Megavideo infatti è facilmente aggirabile e numerose soluzioni sono proposte in vari forum e blog sul Web.
Noi ne diamo una sola, che è un po’ più (apparentemente) legale delle altre (ma qui tutto sommato sembra di andare a rubare a casa del ladro!), trattandosi di un plugin per Firefox: Illimitux.
Dopo averlo installato, ogni volta che ci si trova in una pagina in cui è presente un video con una qualche restrizione (l’estensione agisce non solo sui contenuti di Megavideo ma anche in una grande quantità di altri portali), il plugin automaticamente chiede se si vuole eliminarne il limite di tempo. Se si risponde di sì allora si viene reindirizzati verso un’altra pagina web in cui il video può essere visto nella sua interezza.
Tutto quello che è stato detto fin qui vale in linea di massima anche per altri portali simili a Megavideo, come Veoh, che peraltro presenta meno restrizioni di Megavideo, e Duckload, ancora poco diffuso in Italia.
Inutile a questo punto chiudere con una lista di siti e blog che servano a trovare i film in streaming. Come già detto, basta cercare direttamente sui motori di ricerca tradizionali il film che si desidera vedere (aggiungendo la parola “streaming”) per trovarne una grande quantità.
Può invece tornare utile un motore di ricerca dedicato proprio allo streaming di film: Ricerca-Streaming.
Buona visione!
Autore: Arianna Bernardini
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