George Hotz aka GeoHot, è il ragazzino americano che ha liberato due volte iPhone - una prima da AT&T ed una seconda da Apple Store.
Per questo ragazzo, le limitazioni imposte da Apple non sono assolutamente giuste, e per questo motivo ha provato in ogni modo a liberarsene.
Sin qui GeoHot ha vinto. Negli Stati Uniti - ma anche nel resto del mondo - esistono milioni di iPhoner che usano con soddisfazione la sua applicazione mentre Apple non può che stare a guardare lanciando anatemi all'indirizzo del profanatore della sua business religion e promettendo crociate a colpi di protezioni tecnologiche ed azioni legali contro il pagano Hotz ed i suoi sempre più numerosi seguaci.
È uno scenario che al di là di tante riflessioni di natura tecnica ed economica che lascio ad altri solleva talune - credo importanti - considerazioni di carattere giuridico perché sintomatico di una pericolosa - e peraltro non recente - deriva della proprietà intellettuale che spetta a legislatori, giudici ed autorità antitrust arginare.
Apple, negli Stati Uniti, ha già annunciato di aver chiesto ai propri avvocati che si dedicano alla proprietà intellettuale di agire contro Hotz ed i suoi, e, sebbene non sia ancora chiaro a che titolo, c'è da scommettere che la crociata legale affonderà le proprie radici nel solito Digital Millennium Copyright Act (DMCA).
Credo, però, si rivelerebbe un errore.
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La strada, infatti, è già stata seguita qualche hanno fa da Lexmark, popolare produttore di stampanti americano che pretendeva, proprio in forza del Digital Millennium Copyright Act (DMCA), di impedire ad un concorrente di abilitare, attraverso un apposita modifica, gli utenti delle proprie stampanti ad utilizzare su di esse anche cartucce non originali.
All'esito di una lunga battaglia giudiziaria, tuttavia, i Giudici diedero torto a Lexmark e respinsero la tesi di quest'ultima che avrebbe preteso - proprio come oggi sembrerebbe intenzionata a fare Apple - di piegare le disposizioni del Digital Millennium Copyright Act (DMCA) alla difesa del proprio mercato collaterale a quello delle stampanti: il mercato dei toner e delle ricariche originali.
La storia, nella vicenda che, oggi, vede contrapposta la società di Cupertino a Hotz, si ripete. Oggi come ieri, infatti, il produttore del prodotto fisico vorrebbe far pesare - attraverso la disciplina sul diritto d'autore - la propria posizione di forza sul mercato parallelo delle applicazioni destinate a girare su quei pezzi di plastica, mercato nel quale, sino all'arrivo di GeoHot, aveva operato in regime di monopolio e nel quale, naturalmente, aspirerebbe a continuare a poter "regnare" indisturbato.
Non può essere, però - e mi auguro non sarà né in questa vicenda né nelle altre analoghe che sempre più di frequente il mercato ci racconta - la disciplina sul diritto d'autore a tagliare l'elastico della fionda con la quale Davide Hotz vuol colpire Golia (Jobs). Il diritto d'autore nasce - e deve continuare ad esistere - con una finalità ben diversa da quella di garantire monopoli o oligopoli al di là di quelli - che già di per sé rappresentano un'importante eccezione rispetto alle regola della concorrenza ed al diritto costituzionalmente garantito di fare impresa - sull'opera dell'ingegno sulla quale esso insiste.
La storia moderna, al contrario, è ricca di vicende nelle quali si è tentato - e tal volta riusciti - in nome del diritto d'autore, di difendere e garantire la verticalizzazione di mercati paralleli in danno di utenti e consumatori: al di là della già richiamata vicenda Lexmark, mi vengono in mente - ma ce ne sono molte di più, note e meno note - la storia dei famosi modchip per la PlayStation Sony o, più di recente di R4 prodotta dalla PCBox per la console portatile di Nintendo al centro di una vicenda attualmente al vaglio dell'autorità antitrust italiana e di quella europea.
Non solo, a mio avviso, Apple non può pretendere di fermare Hotz in nome del diritto d'autore ma, anzi, sono Hotz e tutti gli iPhoner del mondo che ben potrebbero pretendere di utilizzare il proprio melafonino senza doversi necessariamente soggiogare a vincoli tecnici o commerciali imposti dalla società di Jobs.
Guido Scorza
Presidente Istituto per le politiche dell'innovazione
www.guidoscorza.it
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