Disegno di Legge Lauro: istigazione alla violenza e a commettere reati puniti con massimo 12 anni. E Internet è una aggravante
Infine è arrivato: il tanto atteso provvedimento contro i reati di opinione commessi online, che un po' tutti aspettavano dopo l'attentato contro il premier di qualche giorno fa, è arrivato, sotto il nome di DDL Lauro.
Di cosa si tratta? Vediamolo insieme.
Stando alle notizie di stampa il disegno di legge introdurrebbe lo specifico reato di istigazione a commettere i reati contro la persona.
La norma sarebbe così formulata: "Chiunque, comunicando con più persone in qualsiasi forma, istiga a commettere uno o più tra i delitti contro la vita e l'incolumità della persona, è punito, per il solo fatto dell'istigazione, con la reclusione da 3 a 12 anni.
La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l'apologia di uno o più fra i delitti indicati. Se il fatto è commesso avvalendosi di comunicazione telefonica o telematica, la pena è aumentata".
Quindi si introduce una norma speciale di istigazione a commettere reati nei confronti di una persona determinata. Ma visto che esiste nel nostro codice penale già una norma che prevede l'istigazione a commettere un reato, ovvero l'art 414 del codice penale, chiamato appunto "istigazione a delinquere" e che prevede pene da uno a cinque anni, a cosa serve allora il DDL Lauro?
Serve ad aumentare in maniera considerevole le pene previste per le condotte istigative ed apologetiche (dagli 1 ai 5 anni secondo quanto previsto dall'art 414 del codice penale si passa a pene dai 3 ai 12 anni) con la possibilità dell'aumento di pena relativa all'aggravante delle comunicazioni telematiche o informatiche.
Per fare un raffronto, chi commette un omicidio colposo è punito dal nostro ordinamento con sanzioni da sei mesi a cinque anni. Se per esempio un lavoratore muore a causa della mancanza di norme antinfortunistiche sul lavoro il datore di lavoro rischia fino a 7 anni.
Ed inoltre in tema di pedofilia chiunque, anche per via telematica, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico di cui al primo comma, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all'adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
In tema di violenza sessuale chi poi con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe taluno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni.
Chi istiga invece sul social network rischierebbe invece, se il DDL Lauro venisse approvato, oltre i dodici anni in virtù dell'aggravante delle comunicazioni telematiche o informatiche.
Serve a creare una norma speciale rispetto a quella generale prevista dall'art 414 per penalizzare non l'apologia o l'istigazione a compiere un qualsiasi reato, ma quello che mette in pericolo la vita o l'incolumità delle persone.
Serve a rendere il bene giuridico tutelato non più l'ordine pubblico, ma l'incolumità (o la coscienza!) della persona che si sente aggredita analogamente a quello che è accaduto in tempi recenti, in ben altri contesti, con la disciplina della violenza sessuale.
Serve, e qui sta il trucco, ad estendere anche alle comunicazioni telematiche ed informatiche la punibilità delle condotte di istigazione che si realizzano tramite Internet ed i social network, cosa ad oggi difficile da ipotizzare visto che nel nostro ordinamento vige il principio del divieto di analogia in malam partem che trova un ostacolo nel necessario rispetto del principio di legalità e del suo corollario costituito dal principio di tassatività.
Infatti sul piano della normazione positiva l'analogia, nell'ambito del diritto penale, è espressamente esclusa dall'art. 14 delle preleggi che stabilisce: "le leggi penali e quelle che fanno eccezione ai principi generali non si applicano oltre i casi e i tempi in esse considerati". Per poter penalizzare l'internet ed i social network in pratica bisognava scriverlo chiaramente, come infatti è avvenuto.
In pratica si tratta della stessa operazione ma con ben diversi impatti che è stata condotta con l'approvazione del decreto Urbani, che nel 2004, come è noto, ha introdotto il reato di "scaricamento" di file protetti dal diritto d'autore aggiungendo le modalità telematiche tra le attività tipiche della condotta.
Una ulteriore conseguenza è che, diversamente da quanto accade oggi, se la norma passasse così com'è, potranno essere utilizzate le intercettazioni per ricercare le prove del reato: la norma sulla istigazione a delinquere ha un limite edittale troppo basso e non consente le intercettazioni previste dall'articolo 266 del codice di procedura penale, con l'aumento delle sanzioni si potranno quindi ampiamente utilizzare le intercettazioni.
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