Redazione
a- a+

Utenti P2P italiani intercettati a migliaia: lista di nomi e cognomi ottenuta illecitamente presentata alla magistratura?

La lotta al P2P si fa sempre più forte in tutto il mondo e i problemi e le questioni irrisolte si moltiplicano su tutti i fronti.

Perchè è inutile nasconderci dietro ad un dito: scaricare film, musica o videogiochi protetti dal diritto d'autore è illegale e nel lungo termine danneggia le major discografiche, cinematografiche e l'industria dei videogames.
Le danneggia anche se non così gravamente come riportano le associazioni di settore, ma sicuramente procura danni ad autori, artisti e a tutto l'indotto.

Il problema centrale è che non si sta affrontando la questione del P2P nel modo giusto sin dalle basi ovvero non ci si pone l'intento di creare delle regole all'interno di un quadro normativo chiaro che regolarizzi Internet a livello mondiale e non a livello di singola nazione.

Dal 2000, dall'inizio della maggiore diffusione di Internet in Italia, ho scritto e ripetuto che senza una legislazione mondiale creata all'interno dell'Onu o perlomeno nell'Unione Europea, nessuna legge ha senso e sarà mai in grado di essere fatta rispettare in quanto non si riuscirà mai ad applicare per la stessa natura di Internet fatta di collegamenti internazionali che travalicano i confini nazionali e di conseguenze le magistrature e la polizie delle singole nazioni.

Una piccola tassa sul P2P potrebbe essere la soluzione migliore, senza cadere, però, nell'errore della tassa dell'equo compenso che viene fatta pagare per i dvd e i cd vergini in Italia e in altre nazioni europee partendo dal presupposto che se si compranno supporti multimediali vergini lo si fa perchè si devono copiare in modo illecito film, software o musica.

Dopo questa, ma secondo me doverosa ampia parentesi per inquadrare al meglio l'attuale situazione che si protrae in realtà dalla nascita della stessa Internet e il mio personale pensiero in materia, passiamo alle news del fine settimane relative al P2P in Italia.

Infatti, dopo la sentenza di colpevolezza di Pirate Bay di venerdì non sono mancate le prima conseguenza nel nostro Paese da sempre in prima linea con la Francia per cercare di bloccare il file sharing con interventi ( spesso "sbilenchi" ) di politici e associazioni, senza ovviamente pensare a creare un quadro normativo degno di tale nome.

E così la Procura di Bergamo è tornata a chiedere il blocco di Pirate Bay, il più grande motore di ricerca di file torrent al mondo, nel nostro Paese, in modo tale che nessun utente italiano con una normale connessione possa giungere al sito tanto discusso in queste ultime ore.

L'oscuramento di Pirate Bay, sempre su richiesta della stesso Pm di Bergamo, Giancarlo Mancusi, era già avvenuto ad Agosto, ma era stato solo temporaneo in quanto il tribunale del riesame aveva successivamente respinto la decisione.

Ma dopo la sentenza di venerdì, il Pm ha chiesto alla cassazione di riconsiderare la sua decisione e il 29 settembre prossimo verrà presa una decisione definitiva.

E' da ricordare che l'Italia è la nazione che a livello di Internet ha il più alto numero di siti oscurati e filtrati tra quelli che vengono considerati Stati democratici con un elenco di website bloccati che va da quelli di scomesse e casinò online a siti di shopping online internazionali che vendono sigarette.

Tutti siti regolarissimi e assai frequentati al di fuori delle nostre quattro mura.

Da sottolineare il fatto che lo stesso tribunale svedese che ha condannato Pirate Bay non ha chiesto la chiusura del sito non essendoci le basi, mentre in Italia lo si vuol appunto ottenere.

Ma la vera notizia che potrebbe far scoppiare un nuovo caso davvero esplosivo per quanto riguarda l'Internet italiano è stata pubblicata, sempre durante questo fine settimana, dall'autorevole blog dell'avvocato Guido Scorza importante esperto di leggi e web: migliaia di utenti italiani utilizzatori di circuiti di scambio P2P sarebbero stati individuati con nomi e cognomi e una lista di presunti colpevoli sarebbe stata presetata alla magistratura.

E dietro tutta questa operazione, vi sarebbe la Fapav, la Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva,la più importante associazione a livello italiano contro la pirateria.

Proprio settimana scorsa, la stessa Fapav ha presentato i risultati della prima ricerca sulla pirateria cinematografica in Italia, condotta su un campione di 2038 individui, dai 15 anni in su chiedendo la creazione e l'applicazione di una legge contro il P2P in Italia come quella che in Francia si sta cercando di far approvare in tutti i modi nonostante il parere negativo dell'Unione Europea che permetta di togliere il collegamento ad Internet temporaneamente ai colpevoli di file sharing.

E proprio in una intervista pubblicata su Punto-Informatico, Filippo Roviglioni, Presidente di Fapav ha riferito a Gabriele Niola di migliaia di utenti italiani individuati mentre scambiavano file illecitamente:

Un mese fa con un software trovammo un certo numero di persone che scaricavano film e musica. Andammo dal magistrato molto contenti, con nome e cognome, il magistrato ci chiese come li avevamo ottenuti e visto che ovviamente i pirati in questione non erano consenzienti ci disse che rischiavamo di essere inquisiti per violazione della privacy. Siamo andati allora a parlare con il numero due in materia di privacy che ci ha detto solamente come condivida il nostro senso di impotenza e frustrazione

Abbiamo capito bene? O c'è stato un possibile fraintendimento?

Se lo è chiesto anche l'avv. Guido Scorza, il quale però ha trovato su Youtube il filmato della conferenza della Fapav della scorsa settimana dove Filippo Roviglioni riferisce, con maggiori dettagli, lo stesso episodio. aggiungendo peraltro un singolare riferimento al caso Peppermint di cui a lungo si è discusso.

Da sottolineare che, come scritto già in varie occasioni, essere individuati mentre si scambiano file su Internet non è affatto difficile, anzi...

A questo punto è giusto lasciare spazio alle considerazioni dell'Avv. Scorza presenti sul suo blog:

"Conosco abbastanza bene il caso Peppermint e non mi risulta che tra i soggetti che diedero incarico alla logistep di indagare sugli utenti italiani vi fosse la FAPAV né nessun altra associazione di categoria ad essa riconducibile.

A questo punto i casi sono due: o il Presidente della Fapav ha inteso attribuirsi i meriti (ce ne sono?) dell'operazione Peppermint o, piuttostosto, negli ultimi mesi si è consumata, all'insaputa degli utenti italiani delle piattaforme di P2P una nuova operazione Peppermint nell'ambito della quale la FAPAV ha raccolto migliaia (o forse centinaia di migliaia) di dati personali degli italiani senza fornire loro alcuna comunicazione.

E' un fatto grave che necessita di una risposta pronta ed immediata che sia una smentita o, piuttosto, una conferma di quanto poco accortamente riferito dal numero uno dell'associazione antipirateria.

Se l'episodio raccontato dal Dr. Roviglioni è reale occorre che Garante ed Autorità giudiziaria facciano la loro parte per garantire l'immediata cancellazione di tutti i dati personali raccolti illecitamente dalla FAPAV e l'accertamento di quest'ultima e di quanti abbiano con essa collaborato.

Il Dr. Roviglioni ha, infatti, riferito di essersi presentato all'Autorità giudiziaria con nomi e cognomi dei presunti pirati - si tratta, in realtà, semplicemente dei dati relativi ai titolari dei contratti di accesso a internet - che non può che aver ottenuto dalla Telecom italia e/o da altri internet service providers che, tuttavia, come emerso nell'ambito del Caso Peppermint non avrebbero dovuto fornirglieli per di più al di fuori di un procedimento giurisdizionale (la Peppermint, almeno, chiese al Tribunale di Roma di ordinare agli ISP di fornirgli i dati dei pretesi pirati)."

Dunque, ci sarebbe una lista di migliaia di utenti italiani ottenuta in modo quanto meno poco ortodosso e sicuramente fuorilegge con la richiesta dei dati dai provider che potrebbe essere utilizzata, previo consenso della magistratura e del Garante della Privacy ( cosa finora rifiutata come abbiamo visto ), per una serie di denunce contro il P2P.

A questo punto anche io mi unisco all'appello dell'Avv. Scorza e chiedo al presidente della Fapav un chiarimento e aggiungo di essere rimasto sorpreso ( se la notizia si rivelasse vera e confermata ) che una associazione come la Fapav cerchi di bloccare il P2P con l'utilizzo di filtri e intercettazioni illegali con l'aiuto di alcuni Internet Provider italiani anzichè cercare di creare quel famoso quadro normativo di cui ho fatto riferimento all'inizio dell'articolo.

Intercettazioni online senza autorizzazione, nomi e cognomi di abbonati ad Internet provider ottenuti senza permesso della magistratura, una lista di migliaia di persone illecita pronta all'uso...troppe cose assurde...o forse in Italia non ci sarebbe da sorprendersi?

Mentre aspettiamo una risposta che prontamente pubblicheremo, eccovi il video presente su Youtube della conferenza tenuta dal presidente della Fapav:
http://www.youtube.com/watch?v=9MaZRVVK1qI

( prima lo si poteva pubblicare su qualsiasi siti web, nel frattempo che ho scritto queste mie considerazioni,Youtube ci informa che "l' incorporamento è stato disattivato su richiesta dell'utente". Speriamo che domani il video sia ancora visibile online....)

Ti potrebbe interessare anche

commenta la notizia

C'è 1 commento
Marcello
Ti è piaciuto l'articolo?