Internet e il terremoto in Abruzzo: con Facebook si sono salvate vite e con il web si è fatta informazione reale
Non sarà un'altra scazzottata mediatica tra destra e sinistra a guarire i feriti, a ridare una casa a chi non ce l'ha più (Vera, ti abbraccio forte!), a consolare chi è sopravvissuto.
Così quando Sandro Ruotolo scrive su Facebook: È peggio, molto peggio di come pensavo. I tondini lisci non hanno tenuto. I palazzi si sono sbriciolati. C'è caos nei soccorsi e l'evacuazione dell'unico ospedale la dice lunga su come si fa prevenzione antisismica...
oppure
Questo terremoto segna il fallimento della protezione civile. Le tende giacciono smontate perché non sanno dove metterle. Non ci sono più prefettura e comune. Neanche l'ospedale ovvero le linee di comando di un'emergenza. Non è vero che la macchina dei soccorsi funziona...
non si può fare a meno di pensare che magari ha ragione, ma in questo momento dirlo non serve a nulla (peggio, aiuta l'unanimismo in cui sguazza l'Avanzo di Balera).
Questo non significa credere a tutto, anche perché lo spettacolo offerto da giornali e tv è stato più che indecente: la propaganda non ha il senso della misura, specie in occasioni come queste. Susanna Petruni che snocciola al tg1 l'audience del terremoto in prima serata e Radio Maria che spiega che con il terremoto, voluto da Dio, gli uomini partecipano alla Passione di Cristo sono due facce dello stesso calvario, imposto all'opinione pubblica come supplizio aggiuntivo al dramma.
Per "fortuna" che c'è la Rete. Il terremoto in Abruzzo, oltre ad aver messo a nudo una volta di più la debolezza della nostra Italia (che reagisce con orgoglio alla catastrofe, si, ma dopo che le "responsabilità diffuse" hanno lasciato sotto le macerie quasi 300 persone), ha "sdoganato" definitivamente Facebook, Twitter e i blog, come media di pubblica utilità.
Mentre in tv si assisteva alla consueta squallida ricerca del caso umano - senza risparmiare neanche i poveri cristi, senza più una casa, che cercavano riparo dalla notte e dalle telecamere nella propria auto (come a Matrix) - erano proprio i social network più diffusi i primi a dare l'allarme, a raccogliere le testimonianze più toccanti (scritte in prima persona), a raccontare le storie più vere.
Così sono l'intuito di Carmela, l'istinto del cane Birba che abbaia in maniera strana e Facebook, a salvare la pelle ad alcuni ragazzi della Casa dello studente.
Carmela Tomassetti, 23 anni, capelli corvini, studentessa di Scienze della formazione, è di Celano e ha abitato nello studentato aquilano completamente schiantato dal sisma (e al centro di indagini e polemiche vista la recente ristrutturazione), fino a una settimana prima.
"A ottobre sono iniziate le scosse e mi sono messa a studiare. Da 4 anni vivevo alla casa dello studente e di quella struttura non mi sono mai fidata. Da una stanza all'altra, da un piano all'altro si sentivano le persone respirare. Alcuni ragazzi si sono lamentati di alcune crepe, proprio nell'ala che è crollata. I controlli ci hanno rassicurato che la struttura era antisismica.
Non è stata mai fatta neanche una prova di evacuazione. La casa non aveva scale antincendio, c'era solo una scala tra le due ali. Anche in caso di incendio, i piani superiori erano bloccati. Il lunedì una scossa di magnitudo 4.0 e poi di 3.5. Quella stessa notte ho fatto le valige e ho portato alcuni amici e mio fratello Guido al piazzale di Collemaggio. Domenica a Celano ho avvertito le due scosse premonitrici. Guardando il mio segugio, ho detto al mio ragazzo Donato: farà un brutto terremoto.
Poi ho chiamato gli amici attraverso Facebook invitandoli a lasciare la casa. Sono usciti Ilario, Roberto e altri ragazzi. Molti altri non ce l'hanno fatta".
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