Pierluigi Emmulo
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Web 3.0: il futuro di Internet secondo Tim Berners-Lee il creatore del Web. Intervista integrale

Tim Berners-Lee è uno dei guru del Web. Ha inventato il World Wide Web che ha permesso di trasformare la rete in un universo globale di informazioni accessibile a tutti. In un’intervista rilasciata a Times Online che riportiamo integralmente riflette su quale possa essere il futuro del Web – il Web 3.0.

Google potrà essere soppiantata nel suo ruolo di azienda dominante in Internet da una nuova azienda che saprà sfruttare le potenzialità della tecnologia Web della prossima generazione. Lo dice l’inventore del World Wide Web.

Il gigante della ricerca ha sviluppato una modalità estremamente efficace di cercare pagine su Internet, osserva Tim Berners-Lee, ma questa abilità impallidisce al confronto con quello che potrebbe essere realizzato nel “Web del futuro”, che permetterebbe a ogni frammento di informazione – come una foto o un estratto conto bancario – di essere collegato a qualsiasi altro.

Allo stesso modo Berners-Lee ritiene che l’entusiasmo attuale per i siti di social network come Facebook o MySpace sarà scalzato da quello per i network che connetteranno tutti i tipi di contenuti – non solo persone – grazie a una tecnologia rivoluzionaria nota come “Web semantico”.

Il Web semantico è il termine utilizzato dall’industria dei computer e di Internet per descrivere la prossima fase dello sviluppo del Web e in sostanza si riferisce alla realizzazione di collegamenti Web-based che interessano qualsiasi genere di dati – non solo una pagina Web – in modo che possano “comunicare” con altre informazioni.

Mentre il Web esistente è una raccolta di pagine con link tra loro che Google e altri motori di ricerca aiutano gli utenti a visitare, il “Web semantico” consentirà collegamenti diretti tra molti più pezzi di informazione a basso livello – il nome di una strada scritto da qualche parte e una mappa, per esempio – che volta per volta genereranno nuovi servizi.

«Usando il Web semantico, si possono creare applicazioni che sono molto più potenti di qualsiasi cosa attualmente presente nel Web attuale» afferma Berners-Lee. «Immaginiamo cosa succederebbe se due cose del tutto distinte – come un estratto conto e la propria agenda – parlassero la stessa lingua e potessero condividere informazioni l’una con l’altra. Si potrebbe trascinarne una sull’altra e immediatamente apparirebbe una quantità di spunte sull’agenda a indicare in modo preciso quando si è speso del denaro. Se poi non si fosse sicuri sul posto in cui si è effettuata una certa transazione, si potrebbe trascinare il proprio album di foto sul calendario e si verrebbe informati che la carta di credito è stata usata nello stesso giorno in cui si stavano facendo le foto dei propri bambini al parco. In questo modo si potrebbe sapere che una certa uscita di cassa non deriva dall’addebito di una tassa... In sostanza si tratta di una trama senza cuciture che comprende tutte le informazioni che riguardano la propria vita».

Un esempio fatto frequentemente è quello di digitare in un documento un indirizzo stradale che, se contenesse dati semantici, si collegherebbe direttamente a una mappa capace di mostrare la sua posizione, evitando così di dovere effettuare una ricerca precisa in un sito come Google Maps, dove è necessario scrivere il nome della strada, trovare il link e inserirlo in un documento o in una email.

Gli esperti sostengono che la sfida è quella di trovare un modo per rappresentare tutte le informazioni in modo che quando ci si connette al Web i collegamenti ad altre informazioni rilevanti e pertinenti possano essere individuati e stabiliti – in qualche modo come il processo denominato “tagging”. Un’applicazione di questo nuovo modo di concepire i dati è nell’industria farmaceutica, dove parti di ricerche inizialmente non collegate riguardanti una malattia o un farmaco possono essere congiunte e unite.

Berners-Lee, che ha inventato il World Wide Web nel 1989 mentre lavorava al CERN, l’Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare che ha sede in Svizzera, non si preoccupa di definire i tipi di applicazioni che il “Google del futuro” riuscirà a sviluppare, ma ritiene che sarà sicuramente una specie di assemblatore in cui l’informazione è prelevata da qualche parte e resa utile in un altro contesto mediante il Web.

Assemblatori di questo tipo esistono già, come i programmi che indicano su una mappa di Google l’ubicazione di ogni Starbuck [una catena americana di bar di lusso, n.d.R.] in una città: sono un inizio, ma è ancora limitante perché bisogna sviluppare un’applicazione separata ogni volta che si vuole realizzare un nuovo servizio.

«Nel Web semantico è come se ogni frammento di informazione fosse dotato di una longitudine e una latitudine su una mappa e chiunque può assemblare questi dati e usarli per fini diversi».

Berners-Lee, che attualmente è direttore del Web Science Research Initiative, un progetto che coinvolge il Massachusetts Institute of Technology e l’Università di Southampton, cerca di contestualizzare la rapida crescita degli ultimi anni dei siti di social network, dicendo che una volta che il Web semantico verrà introdotto sul mercato saranno immediatamente trattati solo come uno dei vari tipi di network disponibili.

«Al momento tutti sono molto eccitati dalla possibilità di creare tutte queste connessioni tra le persone – per ragioni ovvie, perché le persone sono importanti – ma io penso che tra un po’ la gente inizierà a capire che ci sono molte altre cose che si possono interconnettere mediante il Web».

Un altro aspetto considerato da Berners-Lee è quello che può essere ritenuto a buon diritto la sfida chiave del Web contemporaneo, ossia fronteggiare i rischi relativi alla sicurezza associati alla gestione di una grande mole di informazioni che sono appetibili per i criminali e per i truffatori che mirano a rubare dati personali.

«Ci sono sicuramente modi adeguati per affrontare questa minaccia. Ritengo che presto si vedrà una nuova situazione in cui tipi diversi di crimini diventeranno attuabili e lucrativi ed è qualcosa di cui dobbiamo costantemente essere al corrente. Un’opzione è quella di sviluppare sistemi capaci di tracciare in modo più preciso quali informazioni sono state usate per ottenere un certo risultato e assicurarsi così che le persone non usano i loro diritti per fare cose che non si dovrebbero fare».

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Lorenzo
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