Dati utenti raccolti durante la navigazione su Internet: sono miliardi al mese e arrivano ai singolari particolari. Chi li traccia maggiormente?

Lo studio di ComScore sul tracciamento dei dati delle navigazioni web è andato a guardare i singoli eventi di raccolta dati (data collection events), confrontando come questi vengono registrati dai pezzi grossi del web. Per eventi s'intende gli indirizzi Url, le query delle ricerche, i video guardati, le pubblicità viste, comprese quelle distribuite sui siti affiliati.
Il risultato è la prima rozza stima della quantità di dati prodotti dalle attività online degli utenti che vengono trasmessi alle internet company; delle briciole di pane lasciate dai navigatori dietro di sé e zelantemente spolverate (e custodite) dalle principali aziende della rete.

La fotografia che ne emerge ci dice alcune cose interessanti.

  1. La prima è la conferma che i grossi nomi di internet - Yahoo, MySpace, Aol, Google, Facebook, Microsoft – raccolgono la maggior parte delle informazioni sulle nostre abitudini online. Il corollario è che i visitatori di questi grossi siti sono pesantemente tracciati.
    A dominare la classifica è Yahoo, che raduna 2.250 dati singoli su un visitatore medio al mese; segue MySpace con 1.229; Aol con 610; Google (solo quarto, per la sorpresa di qualcuno forse) con 578; Facebook con 525; e Microsoft con 355. (La tabella della classifica è sul New York Times).
    Detto in altro modo: cinque grossi soggetti web - Yahoo, Google, Microsoft, Aol e MySpace – registrano almeno 336 miliardi di trasmissioni dati (data transmission events) al mese, dati che vanno dai consumatori ai server delle suddette società.
  2. La seconda osservazione che emerge riguarda Yahoo. Sappiamo che Google è la regina delle ricerche e che Microsoft lo è del software, ma la vecchia zietta claudicante fondata da Filo e Yang custodisce ancora in soffitta un ricco forziere di dati che si sta sempre più rivalutando mano a mano che passa il tempo, e che la pubblicità mirata, chirurgica, ad personam diventa il nuovo volano commerciale della rete. E dunque le offerte di acquisto verso Yahoo (così come le relative contromisure) vanno lette sotto questa luce.
  3. La terza considerazione è che questi dati sono un bel pasticcio per le media company tradizionali, che di briciole ne raccolgono davvero poche e che rischiano di finire tagliate fuori dalla cornucopia dell'advertising su misura. A meno che non si rivolgano alle web company, che con gli algoritmi e i dati a loro disposizione sono in grado di servire pubblicità più adatte al visitatore.
  4. Infine, la quarta e ultima riflessione è che se questi dati dicono molto di noi, o quanto meno delle nostre scelte online, noi di questo flusso non sappiamo quasi nulla. Ai nostri occhi è invisibile, nessuno ci avvisa di quello che sta avvenendo.

Proprio sull'ultimo punto sarebbe il caso, forse, di iniziare un dibattito sulla questione.

Ti potrebbe interessare anche

commenta la notizia

C'è 1 commento
Francesco
Hai dubbi su questo articolo?