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Informatica e Internet in Italia statistiche 2007 e previsioni 2008. Quasi il 60% non usa il web. Mancano investimenti e innovazione. I settori migliori
 
a cura di Pierluigi Emmulo

L’utilizzo dei servizi on line in Italia è al 17%, a fronte della media dell’Europa a 27 del 30%, e con un gradimento dei cittadini in diminuzione. L’Internet banking è utilizzato dal 12% della popolazione italiana rispetto al 25% della media europea, l’e-commerce sviluppa il 2% del totale delle vendite al dettaglio, mentre la media europea viaggia a quota 11%. Ben il 56% della popolazione italiana non usa Internet, contro il 40% della media europea. Anche se siamo secondi in Europa quanto a quota di popolazione con elevate capacità di utilizzare Internet: il 9%, subito sotto la Francia (12%) e sopra la media europea (8%).

Sono stati presentati ieri i risultati del Rapporto Assinform 2008 sull’Information Technology in Italia. Ennio Lucarelli, presidente dell’Associazione italiana dell’Information Technology, ha usato toni forti nell’analizzare la problematica dell’innovazione che interessa il nostro Paese.

I dati, infatti, parlano chiaro: nel 1998 l’Italia spendeva in IT l’1,5% del valore del PIL, a fronte di una media europea attestata al 2,3%; nel 2007 abbiamo speso una quota pari all’1,7% del PIL, vale a dire che dopo dieci anni abbiamo aumentato i nostri investimenti in IT di soli 2 decimi di punto percentuale, mentre la spesa media europea è cresciuta di 5 decimi di punto percentuale. Nello specifico, in questi dieci anni, la Francia ha aumentato gli investimenti in IT di 8 decimi di punto percentuale, la Gran Bretagna di 6 decimi, la Germania di 5. Ciò significa che il nostro gap d’innovazione si è decisamente ampliato.

«E chi in questi anni ha investito di più in tecnologie informatiche» ha sottolineato il presidente di Assinform «ha ottenuto anche importati ritorni sulla produttività».

Tra il 2000 e il 2007, in Francia, Germania, USA e Gran Bretagna la produttività è aumentata con ritmi a due cifre. Nello stesso periodo la media europea di crescita della produttività è stata dell’8%, quella della spesa in IT intorno al 30%, mentre in Italia l’aumento di produttività non è riuscito a superare il 2%.

Il Rapporto Assinform 2008 approfondisce la dinamica della domanda IT secondo i diversi settori dell’economia italiana, in un confronto tra il 1998 e il 2007, in cui la crescita media nazionale è stata del 4,4%. I maggiori compratori di tecnologie informatiche sono stati banche e industria. Su dieci anni gli investimenti bancari in IT sono cresciuti con un trend medio del 4,9%, mentre nel 2007 si sono attestati al +1,7%. L’industria, al contrario, registra nel decennio un incremento di solo 1,5%, ma nell’ultimo anno si segnala un’impennata negli investimenti in IT dell’1,9%.

«Questo andamento» ha commentato Lucarelli «dà conto delle difficoltà del nostro sistema produttivo a passare da un modello competitivo basato essenzialmente sul basso valore della moneta, a un modello molto più dinamico e flessibile, in cui l’innovazione e l’impegno sui mercati internazionali diventano il fattore di crescita della competitività e dello sviluppo. Difficoltà che oggi l’industria italiana, dopo una fase di dura selezione e ristrutturazione, sta dimostrando di aver iniziato ad affrontare, a partire dalla ripresa degli investimenti IT da parte delle PMI».

Sul versante della Pubblica Amministrazione, la domanda IT presenta un andamento differenziato fra amministrazioni locali e centrale. Per la PA centrale, nel decennio, l’incremento di spesa non va oltre il 2,8%, mentre il 2007/06 è stato un anno nero, con -3,2% di decremento. La PA locale, invece, mostra una dinamica molto più vivace.

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