Il web, si sa, è un ricettacolo di qualsiasi contenuto. La sua assoluta anarchia permette a chi ha pochi scrupoli di pubblicare materiali che in molti casi, oltre a infrangere la morale, vanno al di fuori di qualsiasi legalità. Caso più esemplare è la pedopornografia, cancro della rete che in tutti i modi si cerca di sconfiggere.
Per farlo occorre avviare delle azioni di vigilanza sistematica, dei filtri introdotti dalle stesse compagnie che forniscono la connettività utili a individuare e bandire i siti che non rispettano le leggi. O almeno questo è il criterio che tre dei più importanti provider americani – Verizon, Time Warner Cable e Sprint – seguiranno per contrastare il fenomeno della pedofilia su Internet.
A generare questo atteggiamento di carattere poliziesco è stato il procuratore generale dello stato di New York, Andrew Cuomo, da tempo impegnato a lottare contro la pedopornografia on line. Dopo un lungo periodo di indagini che hanno condotto alla scoperta di numerosi siti inclini alla pedofilia, Cuomo si è confrontato con gli ISP e, a fronte delle titubanze espresse da questi sull’adozione di un comportamento di filtering troppo aggressivo, ha minacciato di denunciarli per frode e pratiche commerciali ingannevoli. Accuse molto gravi, che per dei colossi delle telecomunicazioni possono tramutarsi rapidamente in perdite consistenti di quote di mercato.
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Il comportamento che i provider terranno sarà allora quello di tenere un rapporto strettissimo con le commissioni governative di indagine sul web – specificamente il National Center for Missing and Exploited Children – finalizzate a individuare contenuti illeciti. La commissione, sovvenzionata tra l’altro dagli stessi provider, stilerà una blacklist di siti con contenuti scorretti, di immagini e di snodi internet che possono condurre alla diffusione di materiali pedopornografici. Sulla base della blacklist i provider agiranno di forza, oscurando ogni sito segnalato.
In sostanza il modello è quello già proposto in Italia dall’ex ministro Gentiloni, per cui si dispone che il Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia, un organismo gestito dalla Polizia Postale, ha il compito di aggiornare la lista dei siti proibiti e di comunicarla ai provider che si occupano di oscurarli.
Se questo fronte duro promosso da Cuomo – che sull’onda del suo impegno moralizzatore nutre serie aspirazioni alla carica di sindaco di New York – promette di far progredire la guerra alla pornografia che ha per oggetto l’abuso sui minori, non tutti sono concordi sulla metodologia. La creazione di blacklist presume infatti la creazione di commissioni di controllo che potrebbero iniziare a controllare i contenuti di Internet in modo sempre più sottile, estendendo un passo alla volta le azioni di filtraggio dal campo della pedopornografia, che tutti indistintamente vorrebbero vedere definitivamente debellata, ad altre aree, come quella del gioco d’azzardo, delle opinioni ritenute offensive e diffamatorie fino ad arrivare a tutto ciò che in generale qualche commissione governativa possa ritenere sconveniente da vedere sul web.
Quello che preoccupa in questo caso non è tanto il fine, quanto il mezzo: una volta approvata la legittimità di un certo modus operandi, questo può essere riapplicato ad altri contesti suffragati da nuove motivazioni utili a sostenere il valore di una certa campagna di filtraggio. E in questo caso significa compromettere in modo sempre più grave quella net neutrality che finora ha garantito alla rete di essere un luogo libero dal controllo di qualsiasi Grande Fratello e l’ha posta a riparo da sudditanze a pressioni di carattere politico o economico come accade per i media tradizionali.
Autore : Pierluigi Emmulo
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