La Neutralità di Internet esiste ancora? I filtri dei provider controllano a piacimento la velocità delle applicazioni P2P, Voip e straming video. E nessuno sta intervendo

I service provider è risaputo, filtrano o limitano il p2p cercando di combattere la pirateria e limitare la banda utilizzata, violando il principio di neutralità e libertà per cui è nata la rete.

Certe volte Skype non funziona, altre non si riesce a condividere i file attraverso i programmi peer-to-peer (p2p). Sono cose che possono capitare: la rete è un'infrastruttura fatta di tubi che quando sono intasati rallentano il traffico. Un classico problema di scarsità di risorse, direbbero gli economisti.

Se però Skype non funziona e il p2p neppure ma sul sito della Rai o sui servizi di tv via internet degli operatori principali la connessione non dà problemi, allora c'è qualcosa che non va. Non è più un problema di network ma di gestione. In questo caso, infatti, qualcuno sta facendo il furbo e infrangendo le più elementari regole della rete. Quelle regole con cui è nata l'internet e che recitano più o meno così: ogni bit nasce uguale e ha lo stesso diritto degli altri di essere portato a destinazione. In gergo si chiama «neutralità» ma si può anche leggere « democrazia » . Una democrazia che la rete ha scelto fin dalla sua nascita per funzionare al meglio, e che ha permesso lo sviluppo di tutto quanto di bello, creativo e lucroso è fiorito dentro e intorno al web. Ma che ora è sotto minaccia.

Esempi di disservizi come quelli citati sopra si verificano con sempre maggior frequenza. A denunciarli ci ha pensato il 3 gennaio scorso l'Associazione degli utenti consumatori (Aduc) invitando tutti a protestare contro i provider italiani scorretti che penalizzano alcuni servizi a scapito di altri.

Dopo tutto, quello della «neutralità» è un tema che negli Stati Uniti è diventato stretta attualità politica e per le prossime presidenziali si è guadagnato un posto tra i punti dei programmi di governo dei candidati ansiosi di conquistare i voti degli internauti. Anche perché è proprio negli Usa che il problema è stato sollevato per la prima volta tre anni fa. Fu Ed Whitacre, allora a capo del gruppo telefonico più grande d'America (At&t), a minacciare di far pagare il passaggio dei dati non solo agli utenti, ma anche a chi eroga servizi web, come Google o Yahoo!. Le sue parole hanno provocato come reazione una serie di progetti di legge, tutti naufragati per i motivi più diversi, per sancire la neutralità del network e rinforzare le internet freedom sancite dalla Fcc, l'authority americana della telecomunicazioni.

Il problema della neutralità della rete è recente: solo da poco le tecnologie che governano il network si sono sviluppate al punto da riuscire a fare cose prima impossibili. I router che gestiscono il passaggio dei bit oggi sono in grado di monitorare a fondo il traffico. In tempo reale possono ispezionare il contenuto dei dati in transito ed eventualmente filtrarlo, stabilire che tipo di priorità ha e far passare quello più pregiato, trattenendo il resto. Tecnologie e tecniche di monitoraggio che vanno da un minimo indispensabile a ottimizzare il traffico (traffic shaping) a un massimo assai invasivo di lettura approfondita dei dati (deep packet inspection o dpi). E per dotare l'infrastruttura di tanta tecnologia intelligente gli operatori spendono ormai cifre notevoli. Cosa giustifica tali spese? « C'è stato un cambiamento non da poco nella natura del business degli operatori », spiega Alfonso Fuggetta, direttore scientifico del Cefriel del Politecnico di Milano. « Mentre prima si limitavano a trasportare dati e gestire il solo servizio voce, ora sono anche concorrenti di chi fornisce servizi a valore aggiunto e contenuti » . È per questo che la tentazione di privilegiare i propri servizi si è fatta più forte.

Ovviamente, gli operatori non si esprimono chiaramente nelle clausole contrattuali sull'uso delle tecnologie suddette, e, interrogati in proposito, generalmente mentono. Ma cosa dice la legge? Le fonti giuridiche italiane a tutela della neutralità del network ci vengono ricordate da Pietro Moretti, consigliere nazionale dell'Aduc: « l'articolo 21 della Costituzione (libertà di espressione), il codice del consumo (concorrenza scorretta) e il codice delle comunicazioni elettroniche, senza dimenticare che penalizzare servizi e contenuti dei concorrenti infrange le più elementari regole del mercato e dell'antitrust ». Gli strumenti legali per denunciare la mancanza di neutralità dunque ci sono, ma rimangono spesso lettera morta. Occorre soprattutto maggiore attenzione da parte di tutti: utenti e autorità.

Anche perché la situazione si aggraverà sempre di più con il convergere di rete fissa e rete mobile che storicamente non è neutrale ed controllata in tutto e per tutto dagli operatori (i cosiddetti giardini recintati o walled garden). Ora che i dati internet sempre più viaggiano anche sulle reti mobili, c'è il rischio che le norme che le hanno regolate contaminino quelle della rete fissa. « Sarà proprio la convergenza a far esplodere le contraddizioni » prevede Fuggetta. « Fortunatamente siamo ancora in una situazione transitoria: tutto sommato, la rete funziona ancora in modo sostanzialmente neutro. Ma se passassero certe proposte nella riscrittura di internet o certe pratiche di business in modo diffuso, allora indubbiamente internet non sarebbe più neutra. Agcom e il ministero delle Comunicazioni dovranno vigilare attentamente per mantenere la neutralità dell'infrastruttura ».

I rischi dunque ci sono, le tecnologie per far terminare l'epoca neutrale di internet pure. Sarà necessaria una buona dose di consapevolezza da parte degli utenti e delle istituzioni garanti delle comunicazioni per evitare che la neutralità sia un ricordo dell'internet che fu. Per provare a immaginare come saranno le cose in caso si verificasse un simile evento immaginiamo come sarebbe stata la rete se non fosse nata neutrale. « Non avremmo Google, Skype, Facebook, Kazaa e via discorrendo.- chiosa Fuggetta - Ma questa non è solo la mia opinione: basta prendere la storia del web e andare a cercare quante innovazioni sono state sviluppate dagli operatori telefonici: nessuna. Google, MySpace e le nuove altre realtà del web non c'entrano nulla con gli operatori. L'innovazione sul web nasce dai ricercatori e dagli utenti qualificati che, sfruttando le capacità di trasporto del network, inventano soluzioni nuove per tutti » . Ci piacerebbe continuasse a funzionare così.

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Pier Paolo
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