Pierluigi Emmulo
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Blog, Internet e i giovani per Bruno Vespa a Porta a Porta: perversi, deviati e la causa di tutti i problemi sociali. Un esempio lampante perchè Internet In Italia non è ancora sviluppata.

I giovani e i blog. A partire dal tema dell’omicidio di Meredith, Bruno Vespa ospita a “Porta a Porta” alcuni studiosi, come Alessandra Graziottin, sessuologa capace di trasformare qualsiasi argomento in un alveo in cui si scatenano prurigini animali, ad Alessandro Meluzzi, psicologo opinionista specializzato in reality.

Questi sciorinano sul rapporto tra i giovani e Internet le loro opinioni. Ma mostrano di caricare sul mezzo internettiano delle valenze drammatiche che non sono in realtà proprie del mezzo, ma solo della mente umana.

In realtà tra i giovani e Internet il connubio è sempre più frequente e incalzante. Se si pensa che le ultime rilevazioni sull’utilizzo dei media mostrano che nella fascia d’età compresa tra i 13 e i 19 anni le ore passate a utilizzare i servizi resi disponibili da Internet sono più numerose rispetto a quelle impiegate davanti allo schermo televisivo, è evidente che stiamo assistendo a una svolta generazionale.

Per i più giovani Internet è uno strumento di utilizzo quotidiano, caratterizzato da una quantità di sfaccettature e opportunità che risultano sostanzialmente ignote a chi è nato in un’epoca in cui non c’era neanche il broadcasting televisivo e la radio rappresentava uno strumento fantascientifico.

Anche chi appartiene alla generazione successiva, che è ben avvezzo alla comunicazione a senso unico della televisione, che ha conosciuto e apprezzato la prolificazione dei canali televisivi e adesso guarda con entusiasmo alla TV satellitare che permette di assistere alla rappresentazione di programmi provenienti da ogni angolo del pianeta, stenta a rendersi conto di ciò che Internet rappresenta fino in fondo.

Per la generazione di chi oggi ha più di 50 anni ma in buona parte anche per chi ne ha più di 30, Internet o è un mondo totalmente sconosciuto e incomprensibile o è utilizzato ma non “sentito”, ossia non assorbito nelle prassi di un rapporto con il mondo in cui diventa strumento quotidiano e imprescindibile come, appunto, la televisione o, su un altro fronte, l’automobile.

Demonizzare Internet come strumento di espressione delle peggiori pulsioni della coscienza, così come attribuirgli le tinte di un antro in cui vengono concepite e perpetrate le più cupe e sordide azioni è facile.

Nulla è più temibile e misterioso di ciò che non si conosce. Internet, per chi ha più di 50 anni è come la foresta nera del mondo medievale: il regno degli spiriti più nefasti e crudeli, pronti ad attentare in ogni istante all’equilibrio del villaggio posto al limitare della foresta, sempre in lotta per la propria esistenza quotidiana.

Il Web 2.0, ultima frontiera di Internet, trasforma in senso pieno il rapporto con il medium: l’utente non è più passivo o limitato al massimo al ruolo di sterile commentatore di quanto un gruppo di gestori del mezzo di comunicazione gli propina. L’utente è il gestore. Sempre e comunque e vi immette tutta la propria personalità e la sua energia vitale.

Nel bene e nel male, nel senso che il Web e gli strumenti internettiani non hanno di per sé dei contenuti, come del resto non ne ha un televisore, ma questi vengono immessi dagli umani che li utilizzano.

Con la differenza che nella televisione chi controlla l’informazione non è a sua volta controllabile, non può generare contenziosi con il pubblico – al massimo può produrre un calo di audience. Su Internet, nel Web contemporaneo, chi legge è anche in grado di scrivere, di commentare, di comunicare, di produrre esperienze e di spostare le esperienze originarie verso assi nuovi e direzioni che chi ha prodotto la prima fonte non poteva immaginare. In sostanza, Internet genera dialogo, nella sua forma più ampia e onnicomprensiva.

E il dialogo, quando è aperto e senza regole precostituite, spaventa. Perché può fare tremare chi desidererebbe che solo il proprio pensiero è legittimato a esistere. O chi pensa che l’avversario ideologico, o semplicemente chi ha un punto di vista differente dal proprio, debba potere essere contrastato con la riduzione al silenzio e non con il confronto.

Il mezzo televisivo permette questa soluzione: se non sei d’accordo, non parli in televisione. Se non sei allineato con il diktat ufficiale, non puoi esprimerti. Quindi non esisti, perché le tue idee non possono essere comunicate. Internet frantuma questo controllo dell’informazione, questo tentativo di piegare l’informazione e la trasmissione dell’idee a un’oligarchia di pochi: tutti possono esprimere quello che pensano e farlo alla pari.

Una nuova democrazia. Che non è per tutti, perché non tutti semplicemente sanno cos’è.

Ecco perché a “Porta a Porta” quello che si sente dire su Internet fa sorridere. C’è solo paura di qualcosa che è troppo lontano dalla vita di chi per tutta la vita l’informazione l’ha subita e non ha mai potuto produrla.

O, peggio, ha conquistato la propria posizione di fronte ai riflettori e alle telecamere ben sapendo di essersi impossessato di uno spazio di potere. A cui adesso, ovviamente, è ben poco disposto a rinunciare in nome di una nuova democrazia della comunicazione.

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