Frode informatica alla banca Societe Generale per 5 miliardi di euro. Come è potuta avvenire?
Lo "straordinario talento" dietro alla più grande frode finanziaria di tutti i tempi si chiama Jérôme Kerviel, 31 anni, diplomato all'università di Lione, titolare di un master in finanza dei mercati.
Fino al 2005 si occupa di controllo dei rischi e dell'autorizzazione delle operazioni, guadagnandosi la fiducia dei colleghi.
Passa poi a occuparsi di arbitraggio sui derivati, ovvero, quell'attività che prevede di prendere posizioni sui mercati contemporaneamente sia puntando a un rialzo, sia a un ribasso, e cercando di guadagnare sul margine tra le due posizioni.
Ma Kerviel è fermamente convinto che i mercati saliranno, e quindi, al riparo del suo angolino , acquisisce posizioni al rialzo sugli indici Eurosoxx, Dax e Ftse, posizioni, quindi, unicamente in un senso, e non in due, come invece richiede la prassi.
Parallelemente però, allo scopo di salvaguardare la sua posizione - a tutti gli effetti speculativa - è necessario costruire una posizione inversa – e quindi fittizia – nei sistemi della banca, mostrando così che le operazioni del trader non sono a rischio.
E qui gli viene in aiuto la sua esperienza passata nel middle-office.
In ogni azienda ci sono settori dove, per ragioni di tempestività nelle operazioni, un dipendente lasci ai colleghi di fiducia l'accesso a un suo account con determinati privilegi, ad esempio, con la possibilità di autorizzare determinate operazioni (in realtà questo accade un po' in tutti gli ambiti di tutte le aziende, purtroppo...)
Normalmente, quando il collega effettua determinate operazioni in vece del titolare dell'account, lo informa dell'attività.
Il sistema interno del dipartimento che si occupa del trading dei derivati in Societe Generale si chiama Eliot: si tratta di un sistema estremamente sensibile e controllato da diverse entità di back- e middle-office.
Purtroppo, però, l'accesso è regolamentato solo da username e password: nessun criterio di autenticazione a due fattori (implementando, ad esempio, smartcard, token USB, impronta digitale, suono della voce, visura retinale, odore del testosterone, ecc).
Jerome Kerviel è cresciuto là dentro, per cui, grazie ai precedenti rapporti con i colleghi, ha accessi con privilegi che gli consentono di scavalcare il perimetro tra le aree definito da quell'approccio chiamato separazione dei ruoli (o in inglese, la segregation of duties ), uno dei pilastri fondamentali di ogni metodologia di gestione del rischio.
La segregation of duties è una caratteristica delle organizzazioni che conducono attività con un rischio annesso e, in parole povere, prevede che chi esegue un'attività rischiosa sia un'entità diversa da chi la autorizza.
Nel nostro caso specifico, chi esegue l'attività, indipendentemente da quale essa sia, è il trader Kerviel. Chi la autorizza, dovrebbe essere il collega dei middle-office, che, ricevuta la segnalazione dell'attività - ovvero di una transazione in un solo senso, anziché di due transazioni di senso diverso - intraprende le opportune azioni di verifica.
In realtà, era lo stesso Kerviel che, con user e
password del collega, autorizzava ogni movimento non
caratterizzato da un movimento di copertura dei rischi.
SG acquista quindi dei contratti forward – simile al
contratto future, ma trattato tra banche, anziché sui
mercati - su Eurostoxx, Dax e Ftse
Arriva quindi la settimana critica in cui, dal 15 al 18
gennaio, i mercati finanziari subiscono ribassi pesantissimi,
per cui le posizioni lunghe, cioè che puntano al
rialzo, assunte da Kerviel gli provocano ingenti perdite.
Il 18 gennaio, un nuovo sistema di controllo, individua un movimento sospetto nei confronti di una controparte tedesca. Il resto è storia recente...
Societe Generale, la banca che negli ultimi anni ha decretato la propria leadership proprio nel mercato dei derivati, si rivela ora un gigante dai piedi d’argilla.
Cosa manca quindi in SG?
Pochi, semplici elementi.
Innanzitutto manca una cultura della sicurezza, che, introdotta a tutti i livelli, conduca i dipendenti a comprendere che dare la propria password a un collega comporta dei rischi per l’azienda e per sé, e conduca gli amministratori dei sistemi informativi a costringere i dipendenti a cambiare password periodicamente, in modo che se malauguratamente capitasse che un dipendente dia una sua password a un collega, dopo un certo periodo tale password possa essere resa inutilizzabile.
Secondo elemento: l'implementazione delle prassi di sicurezza in specifiche procedure interne. Questo elemento è il più semplice da attuare e di certo sarà già presente in Societe Generale. Ma purtroppo emanare leggi senza avere un controllo efficiente non serve a nulla.
E quindi arriviamo al terzo elemento (peraltro, forse già introdotto recentemente e grazie al quale si è avuta segnalazione delle speculazioni selvagge di Kerviel): un sistema di segnalazione di posizioni non adeguate alle policy aziendali, ovvero non compliant, che non invii segnalazioni soltanto al personale di middle-office, ma che collezioni i dati per darli in pasto a controlli incrociati, sia automatizzati, sia presentabili al back-office, sia a un’entità di controllo.
Infine l'elemento più tecnologico: un'autenticazione a due fattori, che permetta cioè di determinare l'identità di un'utente che accede al sistema non solo tramite la conoscenza di nome utente e password, ma anche con il possesso di strumenti come smartcard o token usb con certificati, o mediante una scansione dell'impronta digitale.
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